Bambini: i possibili segnali di difficoltà di apprendimento

12 Ott
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, In evidenza   |  Commenti disabilitati su Bambini: i possibili segnali di difficoltà di apprendimento

L’apprendimento parte da una base percettiva, motoria e manipolativa per arrivare ai sistemi simbolico concettuali ossia all’utilizzo e alla produzione di simboli come sistemi di rappresentazione della realtà, utilizzabili come strumenti linguistici di comprensione e comunicazione di conoscenze. Per sviluppo cognitivo quindi, si intende trasformare e consolidare abilità percettive, motorie, linguistiche e intellettive di ciascun bambino in competenze, che gli permettano di riorganizzare le esperienze, di esplorare e ricostruire la realtà che lo circonda e in cui agisce.

I bambini seguono traguardi di sviluppo sia ad opera del processo biologico naturale sia ad opera delle sollecitazioni ambientali. Conoscere le sequenze evolutive permette di stabilire il progressivo sviluppo del bambino.

I quadri di riferimento non vanno applicati come assoluti perché esiste una grande variabilità individuale nei ritmi e nei tempi di apprendimento.

Bambino ossessionatoPuò capitare che si notino, sia in ambito familiare che scolastico “segnali” che potrebbero indicare difficoltà dell’apprendimento del bambino. Quando il bambino arriva alla scuola dell’infanzia ha già acquisito abilità in diverse aree e in questo periodo, dai tre ai sei anni, si verificano cambiamenti considerevoli.

In ambito percettivo a tre anni il bambino ha ancora una percezione di tipo sincretico (cioè una percezione di tipo globale e confusa) ma ha acquisito abilità che gli permettono di scoprire negli oggetti le proprietà sia materiali che funzionali, la rappresentazione è ricca di contenuti ma disordinata, il colore è usato in modo indiscriminato.

A cinque/sei anni il bambino è in grado di fare confronti, cogliere somiglianze e differenze, rappresentare gli oggetti in modo più differenziato, usare lo spazio del foglio e i colori in modo adeguato.

Possibili segnali di difficoltà percettive potrebbero essere non riuscire a:

  • seguire oggetti o figure in movimento
  • eseguire consegne plurime o messaggi lunghi
  • ascoltare una storia (il bambino si distrae facilmente)
  • ripetere una breve storia- individuare i personaggi principali di una storia
  • essere pertinenti ad un contesto
  • memorizzare il nome dei colori e usare il colore in modo appropriato

In ambito psicomotorio a tre anni il bambino ha sviluppato due funzioni importanti: la prensione e la deambulazione che gli permettono autonomia, attività esplorativa e costruttiva, queste abilità gli consentiranno inoltre di utilizzare nuovi stimoli.

A cinque/sei anni il bambino sviluppa la prensione fine che gli permette varie attività: legare, allacciare, tagliare, tenere con due dita ecc. e la motricità globale che gli permette di salire, scendere, saltare su un piede solo, prendere la palla al volo ecc.

Possibili segnali di difficoltà psicomotoria potrebbero essere:

  • lentezza motoria, a volte precipitazione
  • postura goffa
  • atteggiamenti maldestri
  • non riuscire a tenere fra due dita il pennarello o le posate
  • problemi a disegnare, allacciare, abbottonare, lavarsi, vestirsi, calciare, afferrare, portare un oggetto
  • problemi a stare dentro un contorno
  • problemi a rappresentare lo schema corporeo e la realtà
  • problemi a orientarsi nello spazio inteso come foglio e ambiente
  • problemi ad adeguarsi ai cambi di attività, di ambienti, di gioco
  • problemi a controllare le emozioni: scoppi di pianto improvvisi, aggressività, fuga o tendenza ad isolarsi
  • problemi a seguire le regole, a giocare in gruppo, tendenza al gioco parallelo.

Disturbi psicosomatici nei bambiniLa presenza di alcuni di questi segnali non è necessariamente sinonimo di una difficoltà di apprendimento ed è sempre necessario che tali segnali siano contestualizzati, tuttavia se sono presenti numerose o tutte le difficoltà elencate e si presentano spesso e in tutti i contesti frequentati dal bambino è consigliabile una visita specialistica da un neuropsichiatra infantile o da una psicologa infantile per una valutazione diagnostica più approfondita.

Scritto da Fulvia Di Benedetto insegnante della scuola dell’infanzia a Torino e dalla Dott.ssa Francesca Vottero Ris, Psicologa a Torino

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