Riconoscere la Bulimia Nervosa

20 Ott
by Francesca Vottero Ris, posted in Disturbi alimentari, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Riconoscere la Bulimia Nervosa

La bulimia nervosa è uno dei disturbi del comportamento alimentare ma rispetto all’anoressia nervosa e all’obesità è più complicata da riconoscere. La ragione principale è che il peso corporeo delle persona anoressica o quello dell’obeso permettono immediatamente di orientarsi verso la diagnosi mentre, essendo frequentemente normopeso, le pazienti bulimiche non possono essere così facilmente identificate.

Un’altra ragione meno evidente è che spesso l’abbuffata ed il vomito vengono vissuti con profondo senso di colpa che costringe le persone a mantenere segreto il proprio comportamento. Il risultato è che, in alcuni casi, le abbuffate e le condotte di eliminazione possono essere messe in atto anche per anni senza che amici e familiari riescano ad accorgersi di nulla.

Esistono alcuni modi per riconoscere le persone con bulimia nervosa all’osservazione, test di laboratorio e test psicologici. Tali elementi comunque non hanno valore assoluto ma vanno integrati con la conoscenza della storia personale della persona e rapportati al peso, al modo di alimentarsi e al comportamento del soggetto in generale.

In ambito familiare un barattolo di cioccolata che sparisce non significa automaticamente avere una figlia ammalata di bulimia nervosa, ma la combinazione di alcuni comportamenti (tracce di cibi nascosti, andare in bagno subito dopo ogni pasto, l’ossessione per la macrobiotica, significative e ripetute oscillazioni del peso corporeo) possono senz’altro essere sufficienti per chiedere una consulenza specialistica.

In generale è essenziale ricordare che non esistono interessi per la forma fisica che giustifichino la messa in atto di comportamenti dannosi per la salute come il vomito o l’assunzione di lassatvi o diuretici per scopi diversi da quelli per cui questi farmaci sono indicati. Analogamente nessun interesse “normale” per la forma fisica o per la salute del corpo può giustificare la segretezza di comportamenti come il digiuno compensatorio, l’occultamento del cibo o la mistificazione riguardo a ciò che si mangia o si è mangiato. E’ difficile considerare “normale” che una persona per qualsiasi motivo, per convinzione personale o religiosa o per intolleranze alimentari più o meno ben definite dal punto di vista medico, arrivi a restringere la propria alimentazione al punto da escludere classi intere di alimenti come zuccheri, grassi, carboidrati o proteine. Una persona che riferisce per qualsiasi motivo di essere intollerante a moltissimi alimenti, che evita tutti i cibi a contenuto calorico alto o ritenuto tale e che sostiene di “sentirsi meglio” con il calo del peso e sentirsi peggio in caso di aumento di peso dovrebbe essere valutato da uno specialista in disturbi della condotta alimentare (psicologo, psicoterapeuta e/o psichiatra).

In presenza di tali elementi è possibile che la persona si rivolga al medico di base, al nutrizionista o ad un dietologo. In nessuno di questi casi una ulteriore valutazione da parte di uno specialista in disturbi della condotta alimentare, almeno per un sommario screening del problema, potrebbe risultare in qualche modo dannosa, permettendo invece di pianificare un trattamento mirato al problema.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa Torino.

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