Prigionieri dell’ansia? Si può apprendere ad accettarla e a gestirla

17 Giu
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, In evidenza   |  Commenti disabilitati su Prigionieri dell’ansia? Si può apprendere ad accettarla e a gestirla

Fonte: The New Yorke

Scott Stossel è un giornalista americano di grande successo  (attualmente è l’editore di The Atlantic), ormai sulla quarantina, che ha sofferto per tutta la vita di un disturbo di ansia acuta e che su suggerimento del suo terapeuta scrive un bellissimo libro dal titolo: “My Age of Anxiety” (2014)”, dove riporta la storia della sua ansia.  Una compagna fedelissima che non lo ha  abbandonato mai.

 

AnsiaQuando era un bambino, aveva una terribile ansia da separazione, come è cresciuto, ha iniziato ad avere la  fobia di parlare in pubblico, di volare, degli svenimenti,delle  vertigini, degli chiuso gli spazi, dei germi, del vomito e del formaggio. Di fronte a situazioni inevitabili che lo mettono  di fronte alla prospettiva di un viaggio aereo o all’ impegno di parlare in pubblico o ad  una riunione in ufficio, Stossel sperimenta il panico in piena regola: insonnia, sudorazione, vertigini, dolori di stomaco e perdita di controllo degli sfinteri. La vista di un brufolo lo fa sprofondare in un tunnel di  terrore e al suo matrimonio confessa di essere quasi svenuto dall’ansia.

Stossel è  in terapia da quando aveva dieci anni , e ha consumato un armadietto intero di psicofarmaci: Thorazine, Nardil, Prozac, Zoloft, Paxil, Wellbutrin, Valium, Librium, Xanax, Klonopin, per non parlare del consumo di alcol .  La maggior parte del suo libro è un’esplorazione scientifica della storia dell’ ansia e un resoconto  giornalistico dello stato attuale delle conoscenze mediche.

122530L’idea che l’ansia è fondamentale per la condizione umana può anche significare che la nostra vita mentale è caratterizzato da un conflitto psichico, e l’ansia è il sintomo di quel conflitto. Questo è, grosso modo, la vista psicoanalitica. E ‘quello che Freud intendeva quando, nel 1917 ,  ha chiamato l’ansia “un enigma la cui soluzione potrebbe inondare di luce l’intera esistenza mentale”. L’ansia è la caratteristica comune di tutte le nevrosi. L’ansia ha però un ruolo importante nella vita degli esseri umani. Si sperimenta ansia ogni volta che si percepisce una minaccia o un pericolo (alla propria sopravvivenza o al proprio ego, non c’è differenza); questo ci permette di prepararci ad agire prontamente. L’ansia ha quindi una funzione protettiva e preventiva, ma diventa patologica nel momento in cui non si è capaci di gestirla e l’organismo permane in uno stato di iperattivazione prolungata. Scott Stossels e tanti come lui  non hanno sconfitto l’ansia (l’autore  illustra nel libro che la sua ansia non è frutto di enigmi o problemi irrisolti ma di qualcosa di medico, di qualcosa che ha a che fare con la componente genetica) hanno imparato a conviverci e a gestirla con successo. Infatti il primo passo è quello  di accettare l’esperienza, di non combattetela. Diventa importante sostituire il rifiuto, la collera e l’odio con l’accettazione.

L’ansia fa parte degli esseri umani, è una componente genetica e combatterla è come combattere contro una parte di sé. Chi è ansioso non è malato, è particolarmente sensibile e attiva l’ansia più facilmente. L’accettazione dell’ansia è il primo di una serie di passi che possono portare a diminuire e ad interrompere  uno stato d’ansia.

Dottoressa Francesca Vottero Ris, psicologa e psicoterapeuta Torino

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