Blog

Comportamento alimentare e adolescenza

18 Lug
by Francesca Vottero Ris, posted in Adolescenti, Disturbi alimentari   |  Commenti disabilitati su Comportamento alimentare e adolescenza

Dottoressa Francesca Vottero Ris Psicologa a Torino, Psicoterapeuta cognitivo e comportamentale, Terapia E.M.D.R.

anoressia_bulimia.anoressia-bulimia-sintomiCon il termine Disturbi del Comportamento Alimentare (anoressia, bulimia, alimentazione incontrollata) ci si riferisce ad un disagio caratterizzato da un alterato rapporto con il cibo e con il proprio corpo.

E’ ormai comune pensare all’adolescenza come ad una fase critica della vita in cui preoccupazioni, valori e ansie per il futuro si confrontano (o si scontrano?) con i cambiamenti legati all’aspetto fisico, cognitivo e sociale. Gli importanti cambiamenti fisici e psicologici spesso rendono l’adolescente maggiormente insicuro e sensibile alle influenze sociali, in relazione al confronto con il gruppo dei coetanei e in riferimento ai modelli di bellezza presentati dai mass media.

In questa fase la costruzione della propria identità e dell’autostima passa anche attraverso la ricerca di un corpo perfetto portando ad adottare dei regimi alimentari, spesso restrittivi e non adeguati.
bulimia_e_anoressiaIl corpo e il cibo diventano canali privilegiati per esprimere il proprio malessere e per gestire il disagio: il cibo può perdere così la sua originaria funzione di nutrimento e il corpo diviene un potente mezzo di comunicazione e di relazione.
In presenza di una bassa autostima e una profonda insicurezza personale l’alimentazione può assumere caratteristiche particolarmente disordinate e ossessive che possono compromettere la possibilità di consumare un pasto in modo sereno e di mantenere normali abitudini verso il cibo.
Accanto all’alterazione del comportamento alimentare vi è anche una visione distorta del corpo e delle sue forme, con la sensazione di essere grassi e brutti e quindi socialmente non accettabili, con un corpo inadeguato che va trasformato con la diete e, spesso, un eccesso di attività fisica.
In questi casi si parla di Disturbi del Comportamento Alimentare che necessitano di un intervento specialistico.

Paura e ansia: reazioni fisiche

09 Set
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia   |  Commenti disabilitati su Paura e ansia: reazioni fisiche

Dottoressa Francesca Vottero Ris Psicologa a Torino, Psicoterapeuta cognitivo e comportamentale, Terapia E.M.D.R.

ansiaLa paura è un’emozione salvavita perché ci protegge facendoci sapere che il pericolo è vicino, dandoci l’energia per rispondere in qualunque modo sia possibile in quel momento, dalla paralisi, al combattimento, alla fuga. La preoccupazione ci spinge a prendere tutte le precauzioni necessarie per mantenerci al sicuro in futuro. La paura non richiama l’attenzione solo sul pericolo fisico immediato, ma anche su tutto ciò che potrebbe ferirci emotivamente, come la perdita di una relazione significata, che è ugualmente importante per la sicurezza personale.
In questi casi una parte del nostro cervello registra l’evento come pericoloso e attiva il sistema nervoso autonomo che a sua volta attiva l’adrenalina, un ormone prodotto dall’organismo che ha lo scopo di preparare il corpo a scappare o a difendersi con tutte le sue forze dal pericolo.
L’azione dell’adrenalina provoca sensazioni fisiche a cui diamo tipicamente il nome di ansia.

GLI EFFETTI FISIOLOGICI DELLA PAURA
Ci sentiamo confusi, storditi, assenti, questo perché quando ci focalizziamo sul pericolo il cervello esamina velocemente azioni alternative sotto pressione, dissociandosi da ogni altro pensiero.
La vista appare offuscata, notiamo un restringimento del campo visivo causato dal repentino aumento della persone che provoca una sensazione di stordimento e di vertigini; la pupilla dell’occhio si dilata per favorire la messa a fuoco.
Ci viene la pelle d’oca perché la contrazione dei muscoli coinvolge anche i tessuti della cute per effetto dei quali i peli si rizzano.
Il respiro diventa affannoso poichè i muscoli del corpo in tensione ostacolano l’espansione dei polmoni. Il ritmo del respiro cambia. Gli scambi gassosi sono più frequenti e meno profondi, il corpo si prepara ad uno scatto.
Notiamo tachicardia e palpitazioni in quanto il cuore aumenta la sua attività per incrementare il flusso del sangue e inviare rapidamente zuccheri e ossigeno nel corpo.
Donna con dolori fisiciPotremmo incorrere in disturbi digestivi, nausea, disturbi addominali in quanto la digestione si interrompe perché le energie ad essa deputate vengono utilizzate nell’attivazione contro il pericolo.
Sentiamo formicolii, sensazione di torpore, vampate di calore in quanto dall’aumento della pressione sanguigna viene percepito soprattutto all’estremità; tutta questa attivazione produce arrossamenti cutanei e calore, a cui il corpo risponde raffreddandosi attraverso il sudore.
Inoltre, tutti i muscoli del corpo tendono ad irrigidirsi causando tensione muscolare in quanto i muscoli, che ricevono più zuccheri e ossigeno per garantire la prestazione sono pronti a accattare se necessario.

Sotto l’effetto dell’ansia il corpo si “stressa”, consuma energie che vanno reintegrate. Un prolungato effetto della paura stanca l’organismo rapidamente. Si verificano amnesie, emicranie, dolori muscolari, alterazione del sonno. Se cronicizzata, l’ansia può produrre danni a lungo termine come disturbi gastro-intestinali, indebolimento delle difese immunitarie, ipertensione.

Baldini F. (2004). Homework: un’antologia di prescrizioni terapeutiche. Milano: McGraw-Hill.

La Terapia E.M.D.R.

26 Ago
by Francesca Vottero Ris, posted in In evidenza, Trauma   |  Commenti disabilitati su La Terapia E.M.D.R.

Dottoressa Francesca Vottero Ris Psicologa a Torino, Psicoterapeuta cognitivo e comportamentale, Terapia E.M.D.R.

L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing – Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un metodo cognitivo utilizzato per il trattamento dei traumi psicologici e di esperienze di vita stressanti.

Alla base di questo metodo terapeutico c’è la convinzione che i problemi attuali siano il risultato di ricordi di eventi passati immagazzinati nel cervello in modo non funzionale al proprio benessere. I ricordi degli avvenimenti più dolorosi, infatti, non scompaiono facilmente dal cervello e molte persone continuano dopo anni a soffrire di sintomi che ne condizionano il benessere psicofisico e i rapporti interpersonali.
Nella terapia EMDR, a partire dalla descrizione di uno o più eventi legati ad un problema specifico, lo psicoterapeuta guida la persona nell’elaborazione dei ricordi disturbanti, utilizzando un protocollo strutturato e set alternati di stimolazioni bioculari.

A seguito della terapia EMDR, i ricordi disturbanti vengono vissuti come qualcosa che ormai appartiene al passato, perdendo la carica emotiva negativa; inoltre l’elaborazione dell’esperienza dolorosa permetterà alla persona di cambiare le valutazioni cognitive su di sé. La persona continuerà a ricordare l’evento ma potrà accedervi volontariamente e vederlo in una prospettiva più adattiva.

L’efficacia della terapia EMDR è stata dimostrata in tutti i tipi di trauma, come incidenti, catastrofi naturali, gravi malattie, violenze subite, maltrattamenti psicologici e/o fisici, i traumi che derivano da relazioni familiari disturbanti, conflitti di coppia, perdite finanziarie, lutti.
Le conseguenze di un trauma possono essere il disturbo post traumatico da stress, gli attacchi di panico, il disturbo ossessivo compulsivo, l’ansia, la depressione, i disturbi alimentari, le difficoltà sessuali e le fobie specifiche.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’agosto del 2013, ha riconosciuto l’EMDR come trattamento efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati, quali disturbi d’ansia, depressione e attacchi di panico (cit. in Fernandez I. et al., 2011).

Pensare… o in bianco o in nero

28 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Disturbi di personalità, Psicologia, Senza categoria   |  Commenti disabilitati su Pensare… o in bianco o in nero

Dottoressa Francesca Vottero Ris Psicologa a Torino, Psicoterapeuta cognitivo e comportamentale, Terapia E.M.D.R.

Il pensiero in bianco e nero (il termine tecnico è “pensiero dicotomico”) tende a ridurre la complessità della realtà in schemi netti, rigidi e immodificabili nel tempo. Chi lo utilizza è come se ragionasse in termini di “tutto o nulla”… le cose sono o giuste o sbagliate, le persone che conosciamo sono o amici o nemici, le giornate sono o perfette o fanno schifo, gli altri sono o brutti o belli, il partner o si ama o si odia….

Di solito questo modo di affrontare la realtà e di pensare è tipico degli adolescenti che si trovano, durante il loro normale cammino di crescita, ad esplorare un mondo vissuto inizialmente come caotico, rappresentato da persone con indefinite variabili… ed ecco che la realtà delle persone e degli eventi viene ridotta a due sole rassicuranti categorie contrapposte che si escludono l’una con l’altra o che sono in irreparabile conflitto tra loro.

Se per l’adolescente utilizzare questa forma di pensiero è normale, l’adulto che mantiene questo modo di ragionare, nell’illusione di mantenere una qualche piccola forma di controllo degli eventi, andrà incontro a una scarsa capacità di giudicare e di prendere buone decisioni i quanto sarà portato a cancellare elementi non congruenti con la visione “bianco e nero”, che invece andrebbero ragionevolmente considerati.

rappresentazione della depressione

Via: http//minimalissimo.com

Inoltre l’uso pervasivo del pensiero dicotomico preclude soluzioni creative, induce la depressione (ciò che non va bene non potrà che continuare ad andar peggio, ciò che è sbagliato diventerà irreparabile, ciò che è pauroso diventerà terrorizzante, ciò che è negativo diventerà catastrofico…) e a volte è indicativo della possibile presenza di un disturbo della personalità.

…dunque piccole dosi di pensiero dicotomico possono essere utili per orientarsi, ma è meglio una visione ragionevole ed equilibrata della realtà notando tutte le mille e mutevoli sfumature di grigio per non perdere i mille arcobaleni di colore che il mondo ci può regalare.

Paura del giudizio

29 Lug
by Francesca Vottero Ris, posted in Psicologia   |  Commenti disabilitati su Paura del giudizio

Troppo spesso ci preoccupiamo di ciò che gli altri pensano di noi e tendiamo ad allontanare i giudizi negativi, che sono fonte di disagio e frustrazione e ci orientiamo a ricercare i pareri positivi (da parte di genitori, fratelli, amici, colleghi, partner, etc.), che aumentano la nostra autostima.

Ricerchiamo quotidianamente l’approvazione da parte degli altri e vorremmo essere giudicati positivamente e apprezzati da chi ci circonda. A volte, per alcuni di noi, diventa necessario seguire il giudizio altrui: o ci adeguiamo o ci sentiamo criticati, giudicati e spesso anche evitati; ma è anche vero che le persone con cui interagiamo quotidianamente sono davvero molte e quindi è inevitabile che prima o poi qualcuno finisca per giudicarci. Sarebbe più opportuno seguire quello che desideriamo e mostrarci per ciò che realmente siamo, ma purtroppo non è sempre così semplice.

Spesso il giudizio degli altri ci influenza molto, al punto che iniziamo a leggere i comportamenti, gli sguardi e le parole altrui come un giudizio su noi stessi: se quella persona sorride vuol dire che vado bene, altrimenti c’è qualcosa che devo cambiare.
Quando abbiamo eccessivamente paura del giudizio degli altri osclliamo tra il il bisogno di approvazione (“Devo avere conferme in merito alla mia adeguatezza”) e la paura della critica (“Temo di essere posto di fronte ai miei limiti e alle mie mancanze”). La critica va a minare fortemente la nostra parte più intima, la nostra identità.

La paura del giudizio ci fa stare sempre in allerta, pronti a monitorare ogni segnale interpretato come svalutante, in un costante lavorio mentale che ci costa molta energia e che compromette il nostro benessere. Quando diamo più importanza al giudizio degli altri non siamo spontanei, tendiamo ad assumere un atteggiamento passivo, abbiamo una scarsa autostima e ci sentiamo insicuri; il giudizio degli altri finisce per diventare il nostro giudizio.

Spesso chi teme il giudizio altrui si rende conto che questa paura invalida e compromette la qualità della sua vita. Diventa quindi importante imparare ad affrontare e superare questa paura, spesso associata ai disturbi d’ansia, ai disturbi ossessivi, alla fobia sociale e al perfezionismo patologico.

Test cognitivi per bambini e adolescenti

10 Mag
by Francesca Vottero Ris, posted in Adolescenti, Bambini, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Test cognitivi per bambini e adolescenti

Dottoressa Francesca Vottero Ris Psicologa a Torino, Psicoterapeuta cognitivo e comportamentale, Terapia E.M.D.R.

I test cognitivi più utilizzati per misurare le capacità intellettive di bambini e adolescenti sono:
La WISC-IV (Wechsler Intelligence Scale for Children-IV)
La WPPSI-III (Wechsler Preschool and Primary Scale of Intelligence-III)

Bambino che studiaLa WISC-IV è lo strumento clinico per eccellenza per valutare le capacità cognitive dei bambini di età compresa tra i 6 anni e 0 mesi e i 16 anni e 11 mesi.
La struttura della scala è stata recentemente aggiornata per riflettere la teoria e la pratica della valutazione dei bambini, che implica un’attenzione crescente alla memoria di lavoro e alla velocità di elaborazione.
La scala è utile per:

  1. Ottenere una valutazione del funzionamento cognitivo generale.
  2. Ottenere informazioni cliniche per fare valutazioni neuropsicologiche e impostare approfondimenti in ambiti specifici, quali difficoltà e/o disturbi di apprendimento, disturbi dello spettro autistico e deterioramento mentale.
  3. Programmare interventi di potenziamento, recupero e monitorarne l’andamento.

bambino contentoLa WPPSI-III è uno strumento clinico di somministrazione individuale che valuta l’intelligenza di bambini dai 2,6 ai 7,3 anni.

La scala è utile per:

  1. Ottenere una valutazione completa del funzionamento intellettivo generale.
  2. Pianificare obiettivi in programmi di natura clinica o scolastica per soggetti
    con ritardi nello sviluppo cognitivo e con difficoltà di apprendimento.
  3. Predisporre programmi destinati a soggetti particolarmente dotati.
  4. Determinare gli effetti di un danno cerebrale da trauma sul funzionamento cognitivo.

Il senso di colpa

02 Mag
by Francesca Vottero Ris, posted in Depressione, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Il senso di colpa

ansiaMi sento in colpaè colpa mia…” sono frasi molto ricorrenti che spesso sentiamo o viviamo in prima persona. Il senso di colpa è un meccanismo della coscienza che, ci segnala un disagio e ci rimprovera quando facciamo qualcosa che infrange il nostro codice morale, perseguitandoci fino a quando non ci attiviamo per rimediare con un gesto riparatore.
Tuttavia accade di sentirsi in colpa anche senza un reale motivo solo per il fatto di essere quelli che siamo, di avere qualcosa che gli altri non hanno o di non riuscire a risolvere una problematica di cui però non siamo responsabili.
La colpa è un mix di elementi emotivi e cognitivi, che deriva dalla convinzione di aver danneggiato qualcuno e dalla paura di una punizione da parte delle figure significative. Però non è sempre negativa, infatti ci mette in guardia dall’oltrepassare i limiti, ci costringe ad una messa in discussione e assunzione di responsabilità e favorisce un dialogo interiore che ci aiuta a mantenere le relazioni con gli altri.
Quando ci troviamo a vivere il senso di colpa, si tende a spostare l’attenzione su un evento passato, allontanandoci sempre più dal momento presente. Ci si sente abbattuti o irritati per qualcosa che si è detto o fatto e, assorbiti dallo stato d’animo suscitato da quel comportamento passato, che nessun gesto potrà riparare a pieno, per quanto ci sforziamo.
Per poter tenere sotto controllo le emozioni spiacevoli derivate dal senso di colpa (che spesso sono diverse: rabbia, frustrazione, preoccupazione, tristezza, disperazione..) è importante innanzitutto riconoscerlo.
Riconoscere i propri sensi di colpa è difficile poiché significa ammettere la propria incapacità e debolezza scontrandosi con l’ideale di perfezione che ci porta a prefiggersi di essere sempre perfetti e senza cola.
I sensi di colpa si nascondono spesso dietro la mancanza di desideri e frasi come: “no questo non mi interessa” oppure “no non mi piace” o “no questo non mi va”. In realtà quella cosa non ci va poiché il solo ipotizzarla terrorizza la persona che non può ammettere a se stesso la sua debolezza. Quindi, proprio per la tendenza a nasconderli, la conoscenza del senso di colpa non va mai data per scontata. Anzi spesso è necessario lavorare su di essi partendo ad esempio dalla attuale incapacità a dire dei “NO” alle richieste altrui.
La colpa insieme alla vergogna e all’ansia sono emozioni molto importanti perchè spesso implicate nella sofferenza vissuta dalla persona.

Disturbi da Stress Post-Traumatico

02 Mag
by Francesca Vottero Ris, posted in Trauma   |  Commenti disabilitati su Disturbi da Stress Post-Traumatico

Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) individua due disturbi conseguenti un’esperienza traumatica e/o altamente stressante:
– Il disturbo Acuto da stress
– Il Disturbo Post-Traumatico da Stress

Il disturbo acuto da stress insorge a seguito di eventi traumatici e se non si risolve entro un mese tende ad evolvere in un disturbo da stress post-traumatico.
Sia durante l’esperienza dell’evento traumatico, che dopo l’evento, l’individuo presenta almeno tre dei seguenti sintomi dissociativi:

  • sensazione soggettiva di insensibilità, distacco, o assenza di reattività emozionale;
  • riduzione della consapevolezza dell’ambiente circostante (es. rimanere storditi);
  • derealizzazione: percepire il mondo come irreale o come in un sogno;
  • depersonalizzazione (es. sentirsi distaccati dal proprio corpo);
  • amnesia dissociativa: incapacità a ricordare qualche aspetto importante del trauma.

L’evento traumatico viene persistentemente rivissuto (es. ricordi, immagini, pensieri, sogni, illusioni, flashback ricorrenti, sensazione di rivivere l’evento, disagio all’esposizione di ciò che può ricordare l’evento). Viene evitato tutto ciò che può ricordare il trauma (es. luoghi, persone, attività) e si manifesta un aumento dell’arousal in risposta agli stimoli che richiamano il trauma (es. difficoltà a dormire, irritabilità, scarsa capacità di concentrazione, ipervigilanza, risposte di allarme esagerate, irrequietezza motoria).

Nel Disturbo da Stress Post Traumatico, la persona ha fatto esperienza di un evento traumatico che ha implicato morte, o gravi lesioni o minaccia all’integrità fisica propria o di altri, ed ha provato intensi sentimenti di paura, impotenza e orrore (nei bambini questo può essere espresso con comportamento disorganizzato e agitato).
Gli eventi traumatici possono includere aggressione personale violenta (es. violenza sessuale, scippo, attacco fisico), incidenti automobilistici, diagnosi di una malattia grave, ecc, vissuti in prima persona o subiti da persone care, o anche estranee (es, assistere impotenti alla morte violenta di qualcuno che non conosciamo).
L’evento traumatico è rivissuto persistentemente in uno o più dei seguenti modi:

  • ricordi spiacevoli, ricorrenti e intrusivi dell’evento, che comprendono immagini, pensieri, o percezioni (nei bambini la “spiacevolezza può non essere rilevata” e possono essere presenti giochi ripetitivi in cui vengono espressi temi o aspetti riguardanti il trauma);
  • sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento (nei bambini possono essere presenti sogni spaventosi senza un contenuto riconoscibile);
  • agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando, ciò include sensazioni di rivivere l’esperienza, allucinazioni ed episodi dissociativi di flashback, compresi quelli che si manifestano al risveglio o in stato di intossicazione (nei bambini possono manifestarsi rappresentazioni ripetitive specifiche del trauma);
  • disagio psicologico intenso e reattività fisiologica all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico;

La persona evita persistentemente gli stimoli associati con il trauma e presenta un’attenuazione della reattività generale:

  • si sforza di evitare pensieri, sensazioni o conversazioni associati con il trauma;
  • si sforza di evitare attività, luoghi o persone che evocano ricordi del trauma;
  • è incapace di ricordare qualche aspetto importante del trauma;
  • presenta una riduzione marcata dell’interesse o della partecipazione ad attività precedentemente piacevoli (nei bambini si manifesta più probabilmente nella coartazione dell’attività di gioco);
  • prova sentimenti di distacco ed estraneità verso gli altri (nei bambini si manifesta con ritiro sociale);
  • riduzione della capacità di provare emozioni e sentimenti di diminuzione delle prospettive future (es. non aspettarsi di avere una carriera, un matrimonio, figli, o una normale durata di vita).

Infine sono presenti sintomi persistenti di aumentato arousal o ansia, non presenti prima del trauma:

  • difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno;
  • irritabilità e scoppi di collera;
  • difficoltà a concentrarsi;
  • ipervigilanza;
  • risposte di allarme esagerate.

La durata dei sintomi varia, in alcuni casi la remissione completa si verifica in 3 mesi, in altri casi ci sono sintomi persistenti per più di 12 mesi dopo il trauma.
Il DSM-5 Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. (American Psychiatric Association, Raffaello cortina Editore, Milano, 2014)

Ansia d’esame

21 Dic
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia   |  Commenti disabilitati su Ansia d’esame

L’ansia d’esame si caratterizza per la paura, che a volte può innescare una vero e proprio attacco di panico,  di affrontare un’interrogazione o un esame. L’ansia d’esame può rientrare all’interno di un quadro di Fobia Sociale ma non sempre, l’ansia eccessiva si può presentare solo di fronte ad un’interrogazione o un esame. L’ansia d’esame si differenzia dalla normale ansia fisiologica che accompagna, favorendone la performance, gli sforzi dell’individuo per raggiungere uno scopo desiderato.
Negli studenti affetti d’ansia d’esami l’idea di dover  sostenere un esame è associata (in maniera  direttamente proporzionale alla vicinanza,  alla difficoltà e all’importanza attribuita alla prova)  ad  intensi sintomi di ansia, preoccupazione,  pensieri o immagini “catastrofici” il cui contenuto può, ad esempio, riguardare l’essere bocciati, fare una figuraccia, fare scena muta, avere una crisi di panico, scappare all’ultimo momento, sentirsi falliti, umiliati, difettati o deludere gli altri significativi che innescano la cosiddetta “ansia anticipatoria”
Disturbi da stressLe persone affette da ansia d’esame possono sviluppare, oltre ad una preoccupazione eccessiva per la prova, sintomi fisici quali insonnia, nervosismo, difficoltà di concentrazione, vuoti di memoria, tremori, agitazione, tensioni, tachicardia, nausea, vertigini, mal di pancia; in alcuni casi i sintomi possono sfociare in un attacco di panico situazionale.
Spesso le persone affette da ansia d’esame evitano di affrontare la prova poiché temono di non riuscire a sopportare i sintomi e le conseguenze dell’ansia. I sintomi provocati dall’ansia d’esame e l’evitamento dell’esame e/o dell’interrogazione possono compromettere l’autostima, innescare vissuti di inadeguatezza a cui spesso si accompagnano sentimenti di vergogna,  autosvalutazione  e depressione.
Gli studenti sono consapevoli che la loro paura è irrazionale ma, nonostante questo non riescono a liberarsene.
Spesso, a causa dell’ansia d’esame patologica, la persona rimane danneggiata nel suo percorso scolastico ritardando in maniera significativa la conclusione degli studi oppure può avere un rendimento scolastico al di sotto dell’impegno profuso o dalle proprie capacità intellettuali. Nei casi più gravi l’ansia d’esame patologica può spingere la persona ad abbandonare gli studi nonostante le rilevanti potenzialità.  L’ansia d’esame può influire in maniera significativa sulla qualità della vita della persona un trattamento psicoterapeutico efficace, come si è dimostrata la psicoterapia cognitivo comportamentale,  potrà essere utile.

Disturbi psicosomatici nei bambini

16 Ago
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Psicosomatica   |  Commenti disabilitati su Disturbi psicosomatici nei bambini

Disturbi psicosomatici nei bambiniI disturbi psicosomatici, cioè quei disturbi per i quali vi è assenza di una causa organica in quanto tutti gli esami clinici sono risultati negativi, sono un insieme eterogeneo di manifestazioni sintomatologiche molto diffuse in infanzia. Questo è in parte attribuibile al fatto che in età pre-linguistica e in ogni caso finchè il linguaggio non è ancora padroneggiato completamente è facile che il disagio psichico venga manifestato prevalentemente attraverso il corpo e che quest’ultimo diventi il canale privilegiato di espressione dello stato psichico di un bambino piccolo. L’incidenza massima di questi disturbi si ha a partire dai 2-3 anni di vita e si mantiene elevata nel corso dello sviluppo. Spesso si tratta di una sintomatologia multipla, con sintomi transitori e di intensità variabile che raramente vanno a comporre i quadri clinici che nell’adulto formano i disturbi somatoformi. Sovente sono associati ad altri problemi psicologici, spesso al disturbo d’ansia, e non sono spiegati da un punto di vista medico né vengono simulati intenzionalmente dal bambino. Disturbi psicosomatici nei bambiniIn genere la sintomatologia psicosomatica è dovuta ad una mancanza di armonia e serenità nelle interazioni del bambino coi genitori. La malattia psicosomatica è anche un modo attraverso il quale i bambini richiedono in maniera velata l’attenzione degli adulti. Prima di diagnosticare un disturbo di origine psicologica nei bambini è necessario aver svolto tutti gli esami medici per poter escludere con certezza origini genetiche o cause organiche. Tra i sintomi psicosomatici più spesso riscontrati nel bambino ci sono i disturbi gastrointestinali, respiratori e cutanei. Tra i disturbi respiratori più diffusi nei bambini nei ci sono:

  • il disturbo asmatico che si manifesta di solito entro i primi tre anni (in forma acuta o come bronchite asmatica), si scatena spesso in concomitanza di fattori allergenici, tipo polvere, pelo di animali, ma la crisi non si verifica soltanto in loro presenza: essa avviene se si sommano fattori psicologici ed se non si risolve entro il quarto anno di età, può evolvere in forme asmatiche della seconda infanzia e dell’adolescenza;
  • il laringospasmo che si può presentare nel corso del secondo anno nella forma cianotica o pallida, con crisi respiratorie di breve durata, a volte accompagnate da crisi convulsive e perdita di coscienza, è dovuto a reazioni emotive intense. Il laringospasmo può scomparire entro i primi sei, sette anni di vita o persistere in maniera continua o discontinua fino all’età adulta. In presenza di questi disturbi è fondamentale l’accertamento neuropsichiatrico per la diagnosi differenziale con l’epilessia, ottenibile grazie al tracciato.

I principali disturbi cutanei nei bambini sono:

  • l’eczema che compare di solito a 5-6 mesi, sulle guance e sul collo per poi estendersi a tutto il corpo. Il bambino avverte prurito e si gratta energicamente causandosi escoriazioni e ferrite, è stata accertata la predisposizione genetica per questo tipo di disturbo, che se non si sviluppa come reazione allergica è in genere riconducibile alla sfera psicosomatica.
  • l’alopecia cioè la perdita dei capelli, si differenzia in totale ed areata, cioè a chiazze, sembra associata a fattori psicogeni, in particolare carenze affettive, situazioni traumatiche o precoci esperienze di perdita, portatrici di forti ansia e stress.

I disturbi gastrointestinali più frequenti nei bambini includono:

  • le coliche gassose che si manifestano di solito durante i primi tre mesi, iniziano dopo il pasto, protraendosi nella notte, il bambino comincia a piangere e ad agitarsi. Spesso sono dovute ad ansia ed iperprotettività del genitore, in determinati casi le coliche sembrano correlate a difficoltà di digestione del latte;
  • il vomito che si manifesta in genere nei primi sei mesi di vita, può richiedere interventi d’urgenza quando le manifestazioni sintomatologiche sono di particolare intensità (malnutrizione, disidratazione);
  • i dolori addominali ricorrenti che si accompagnano spesso ad altri problemi psicologici (ad es. fobia della scuola e fobia sociale).

Dopo i 6 anni e nell’adolescenza, frequente è anche il riscontro del disturbo di conversione, caratterizzato dalla presenza di sintomi neurologici in assenza di una malattia neurologica o internistica nota. Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, riceve presso studio privato in via casalis 31, torino.

Pagina 1 di 912345...Ultimo »