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VALPEMEDICA: studio medico specialistico e ambulatorio odontoiatrico a Luserna San Giovanni

31 Ago
by Francesca Vottero Ris, posted in In evidenza, Psicologia   |  Commenti disabilitati su VALPEMEDICA: studio medico specialistico e ambulatorio odontoiatrico a Luserna San Giovanni

Studio medico a Luserna San GiovanniDopo un pò di attesa durante la quale speriamo di aver attirato la vostra attenzione FINALMENTE APRE VALPEMEDICA, il primo ambulatorio odontoiatrico e studio medico specialistico della Valpellice, Via Primo Maggio, 80 Luserna San Giovanni (To). ValpeMedica nasce per fornire un servizio sanitario di eccellenza unico nella zona in grado di riunire nella stessa struttura un equipe di specialisti in grado di soddisfare ogni esigenza.

Psicologia per adulti

"Tutto è difficile prima di essere semplice"

E’ presente presso lo studio medico di Luserna San Giovanni un servizio di psicologia e psicoterapia che propone prestazioni qualificate per la prevenzione, la diagnosi e la cura del disagio psicologico in adulti, adolescenti e bambini.

Per prenotazioni telefonare allo 0121-212356 dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14.00 alle ore 19.00 dal lunedì al venerdì. Per ulteriori informazioni visita il sito di Valpemedica.

 

Educare i bambini: i no che aiutano a crescere

09 Ago
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione   |  Commenti disabilitati su Educare i bambini: i no che aiutano a crescere

Famiglia che legge un libroLa relazione educativa è il rapporto che si stabilisce tra il bambino e gli adulti educanti: genitori, nonni, insegnanti, educatori ecc. perchè questa relazione sia positiva è bene evitare il cosiddetto “braccio di ferro” tra bambini e adulti. L’adulto che si occupa di educazione deve saper distinguere fra ordini e regole, tanto più che il bambino piccolo non riesce ancora ad interpretare un ordine con oggettività, ma lo vive come imposizione restrittiva soggettiva.

Le regole sono oggettive, stabilite e condivise dal contesto familiare e sociale in cui il bambino vive e cresce, regole a cui tutti si devono attenere in quanto esse hanno una ripercussione diretta sulla convivenza familiare, sociale e civile es. “in classe si parla sottovoce”, “la carta va riposta nel recipiente di raccolta”, “alle nove si spegne la tivù e si va a letto”.

L’ordine o il comando è soggettivo ed è imposto al bambino dall’adulto che così pretende un comportamento spesso dettato dall’umore del momento, es. “non urlare!”, “non mettere in disordine!”, “vieni subito qui!”. In questi casi è naturale che il bambino si ribelli o faccia i capricci perchè gli viene imposto un comportamento immotivato e momentaneo senza riferimenti da lui conosciuti, con conseguente insicurezza, da parte del bambino, di un confine che non può darsi e che l’adulto, suo referente non riesce a dargli.

In questa ottica si capisce come l’ordine sia arbitrario e umorale mentre la regola è chiara, coerente e condivisa da chi agisce la funzione educativa. La regola inoltre evita i capricci dei bambini, le proibizioni imposte dall’adulto e le discussioni inutili.

Rivalita tra fratelliL’esperienza quotidiana dimostra che in generale i bambini escono vincenti da questi “braccio di ferro”, la discussione che ne viene fuori finisce per stancare l’adulto che tende a lasciar perdere: “fai come ti pare…” è una resa ricorrente. È meglio non farsi trascinare in questo meccanismo, dopo un breve scambio verbale bisogna ricordare al bambino le regole stabilite e le possibili conseguenze che potrebbero seguire se continua nel suo comportamento disubbidiente.

L’adulto che cede al capriccio o non riesce a farsi ubbidire provocherà nel bambino la convinzione che egli non controlla la situazione e che può essere facilmente manipolabile. Il segnalare al bambino la possibile sanzione non è un eccesso di rigidità ma una modalità educativa che gli permette di capire e di attenersi a confini prevedibili, semplici e quindi ubbidibili.

Sostegno ai genitoriL’adulto deve essere in grado di agire azioni di contrasto nei confronti dei bambini piccoli, perché essi sono naturalmente narcisisti e centrati su sé stessi, è meglio saper dire “no” in modo chiaro e stabilire regole precise piuttosto che accontentare ogni richiesta. Assecondare il bambino per evitare discussioni, oltre che a favorire il capriccio, gli impedisce di fare “esperienze di vita”, elementi importanti per lo sviluppo cognitivo.

Daniele Novara direttore  del centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza afferma: “Se si danno regole precise, chiare e condivise i capricci sono rare eccezioni” (citazione di D. Novara fonte: Sapere e salute, educazione sanitaria in farmacia n. 87).

Scritto da Fulvia Di Benedetto, insegnante di scuola dell’ Infanzia a Torino.

Pillole o parole?

03 Ago
by Francesca Vottero Ris, posted in Terapia cognitivo-comportamentale   |  Commenti disabilitati su Pillole o parole?

Viene riportato un interessante articolo sull’utilizzo e l’utilità degli antidepressivi (fonte: blog degli Studi Cognitivi e Psicoterapia e Ricerca; autore: Dott.ssa Sandra Sassaroli).

La New York Review of Books, uno dei più prestigiosi giornali del mondo anglosassone, pubblica  tra giugno e luglio due articoli di Marcia Angell che costituiscono un attacco duro e severissimo al mondo psichiatrico moderno. Ha vinto nel mondo psichiatrico il punto di vista che quasi tutto dipenda da squilibri chimici nel cervello. Questo ha portato ad una crisi grave delle psicoterapie e al fatto che la maggior parte degli psichiatri ormai distribuiscono solo farmaci e non parlano più con i pazienti se non per inferire da alcune cose che essi dicono, i “sintomi” che necessitano di essere curati.  E che essi cureranno, sintomo per sintomo. Il risultato di questo è che oggi il 10% circa degli americani sopra i sei anni si cura con farmaci psicotropi.

Kirsch, l’autore di uno dei  libri recensiti nell’articolo (2011) si chiede se gli antidepressivi funzionano e arriva a sconcertanti risposte. Il punto è questo: le case farmaceutiche che distribuiscono e guadagnano sui farmaci sono divenute negli anni non solo parte del sistema diagnostico che definisce le malattie mentali e le categorizza, ma anche di come esso debba essere trattato.Quando tutto è iniziato (anni 50) non si sapeva affatto come questi primi farmaci funzionavano:  ad esempio la clorpromazina, uno dei primi farmaci che si sono studiati a metà degli anni cinquanta,si dimostrò capace di  abbassare i livelli di dopamina nel cervello. Questo fatto ha fatto inferire (in modo del tutto arbitrario) che malattie come la schizofrenia fossero causate da un eccesso di dopamina nel cervello.  Insomma , come dice il NYTRB, invece di trovare un farmaco che curasse una anomalia, si è postulata una anomalia per giustificare il funzionamento del farmaco.

Ma non si è ancora trovata nessuna certezza sugli agenti causali della depressione. Kirsch ha studiato per anni i placebo e il problema del funzionamento degli psicofarmaci contro la depressione.  E qui arriva nel suo libro l’attacco a come sono strutturati i trial randomizzati. Questi trial durano 8,10 settimane.  E dopo avere studiato almeno 38 di questi trial kirsch arriva al preoccupante risultato che in sostanza i placebo funziona almeno tre volte meglio del nessun trattamento, e gli antidepressivi funzionano poco meglio dei placebo.  (la proporzione è del 75%, cioè il placebo funziona il 75% di come funzionano gli antidepressivi) . I dati kirsch li ha presi dalla food and drug andiminstration, non dalla letteratura pubblicata. Il motivo c’è, nella letteratura riportata non vengono riportate le ricerche che danno dati non positivi.  Se due trial dimostrano un effetto positivo e vengono pubblicati su journal e 10 trial dimostrano una inefficacia o peggio, non vengono pubblicati. Voi capite che questa prassi influenza grandemente le decisioni per il trattamento,  che poi gli psichiatri ( e spesso anche i medici di base) prendono con i loro pazienti.

Kirsch è riuscito ad avere i dati dal FDA (federal and drug administration) e ha trovato 42 trial di sei farmaci. La maggior parte erano negativi. I placebo funzionavano circa l’82% dei farmaci. Come vedete differenze minime. Le differenze statistiche minime a favore dei farmaci non appaio non significative dal punto di vista clinico.I trial clinici sono fatti in doppio cieco, vuol dire che né il clinico né il paz sanno chi prende il placebo e chi prende il farmaco, Kirsch è andato a studiarsi alcuni trial clinici che fornivano placebo con effetti simili ai farmaci e udite udite, se si dava una sostanza con effetti collaterali simili al farmaco, spariva la differenza tra placebo e antidepressivi. Alcuni pazienti quindi, sentendo gli effetti secondari, deducono che stanno prendendo l’antidepressivo durante il trial e si convincono che stanno migliorando a causa del farmaco.

Kirsch sostiene che molti degli aneddoti clinici del miglioramento dei pazienti in cura per antidepressivi potrebbero essere dati da questo bias della narrazione comune.Ma questo cosa significa per noi? Stiamo attenti, il problema non è di non avere chiari i meccanismi base di funzionamento, la medicina funziona spesso così, abbasso la febbre in ogni caso, indipendentemente dalla comprensione del perché quel corpo malato abbia avuto un rialzo della temperatura,  è una pia illusione che l’unico intervento medico corretto sia quello seduto su una comprensione assoluta del disturbo che si presenta, illusione che ha fatto molto male alla psicologia, dove spesso si è tentato di trovare coerenze assolute, e gerarchicamente inoppugnabili, dove invece occorreva il coraggio di interrompere circoli viziosi di mantenimento, o intervenire semplicemente partendo dall’alleviare la sofferenza. Il problema attiene alla credibilità della ricerca.

Good news: Sono anni ormai che l’intervento psicoterapeutico è sotto attacco proprio a causa della potenza e forza del mondo psichiatrico pro farmaci, quinidi se se ne discute la scientificità può essere un passo verso una apertura a favore degli interventi psicologici

Bad news: per i ricercatori in psicoterapia, un attacco a trial farmacologici potenti, ben finanziati,  dove i parametri da studiare sono precisi e facili da tracciare, (misurare la dopamina) può mettere in discussione il valore di trial clinici dove i parametri sono: il perfezionismo, l’intolleranza dell’incertezza, credenze molto più difficili da definire e rendere operazionalizzate, e dove la compiacenza con il ricercatore e la manipolazione dei parametri da parte del paziente può essere sicuramente un elemento importante di disturbo sull’andamento dell’esperimento.

Angell, M. (2011). The Epidemic of Mental Illness. New York Review of Books, 58, 11, June 23.

Angell, M. (2011). The Illusions of Psychiatry. New York Review of Books, 58, 12, July 14.Kirsch, I. (2011) The Emperor’s New Drugs: Exploding the Antidepressant Myth. Basic Books, New York.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa Torino.

Bambini difficili

12 Lug
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Bambini difficili

Non vanno ancora a scuola e sono sempre più rabbiosi e aggressivi tanto che spesso vengono appellati come bambini difficili o peggio bambini cattivi.
E non sono la minoranza perchè ben un bambino su dieci in età prescolare, ovvero fino ai cinque anni, presenta disturbi del comportamento di vario grado. Se è vero che gli esperti rassicurano che spesso non si tratta di una patologia vera e propria, è un segnale da non sottovalutare e che va letto come la crescente difficoltà dei genitori di educare i proprio figli in una società sempre più complessa e con punti di riferimento troppo mutevoli.
Fortunatamente il più delle volte si possono escludere difetti della sfera cognitiva o particolari patologie organiche, mentre si riscontra appunto una forte tendenza a crisi di rabbia, collera e opposizione. Una carica di aggressività, “che rende questi bambini estremamente difficili da educare”.
E bisogna considerare gli effetti a lungo termine di queste difficoltà che emergono già nella prima infanzia, infatti sono proprio i bambini oggi difficili quelli con maggiore probabilità domani di sviluppare condotte a rischio, dalla fuga alla micro-delinquenza.

COSA FARE SE IL  BAMBINO HA UN COMPORTAMENTO ATIPICO?
Rivalita tra fratelliTuo figlio è diventato improvvisamente timido e pauroso quando è fuori casa mentre in casa non smette mai di strillare o piangere quando vuole ottenere ciò che desidera diventa una furia, corre urla ed ha un comportamento insopportabile?
Il tuo bambino manifesta comportamenti così diversi da quando è a scuola a quando è a casa o in ambienti extrascolastici? Ti sei chiesta più volte cosa accadrà quando diventerà più grande?

CHIEDI CONSIGLIO AD UNO SPECIALISTA DELLA PISCOLOGIA DELLO SVILUPPO.

La psicologia dello sviluppo ha messo in evidenza come, durante i primi anni di vita, i bambini attraversino diverse fasi di sviluppo. Tali periodi evolutivi comportano importanti modifiche a livello corporeo, affettivo e cognitivo. Spesso possono presentarsi disarmonie transitorie, caratterizzate da eccessiva timidezza, esplosioni di rabbia violente, difficoltà nelle relazioni con gli altri. Quando si verificano questi episodi è necessario valutarne intensità, frequenza e durata. Inoltre è importante considerarne la pervasività: cioè il mantenimento nel tempo e in differenti contesti. Se è vero che tali difficoltà compaiono in modo transitorio e soltanto in alcune circostanze uno specialista del campo può aiutare i genitori a registrare e considerare i comportamenti atipici del bambino ed eventualmente sostenere i genitori e fornirgli strumenti per poter gestire in modo autonomo la situazione oppure là dove sussistono dei problemi diagnosticabili intevenire preventivamente per evitare lo strutturarsi di un disagio di difficile gestione poi nell’età adolescenziale.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

Centri per adolescenti a Torino

12 Lug
by Francesca Vottero Ris, posted in Adolescenti, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Centri per adolescenti a Torino

ragazziIl Centro Adolescenti a Torino si rivolge a ragazzi e ragazze di età compresa fra i 12 e i 21 anni che vogliano essere ascoltati su problemi personali, familiari, psicologici, sanitari, scolastici, e ai genitori, insegnati e operatori che necessitano di informazioni e consulenza nel rapporto con gli adolescenti. L’accesso è gratuito e non serve l’impegnativa del medico.
È possibile trovarli sul territorio di Torino presso:

Mole Antoneliana TorinoASLTO1 a Torino:

Distretto Circoscrizione 3, Via Moretta 55 bis Torino, telefono 0114474337; l’accesso è diretto e gratuito.

ASLTO2 a Torino:

  • Distretto Circoscrizione 4 e 5, piazza Montale 10 Torino, telefono 011732264.
  • Distretto Circoscrizione 6, via Maddalene 35/a Torino, telefono 011284738.
  • Distretto Circoscrizione 7, via Cavezzale 6 Torino, telefono 01183925227.

 

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino.

Il Disturbo Istrionico di Personalità

12 Lug
by Francesca Vottero Ris, posted in Disturbi di personalità   |  Commenti disabilitati su Il Disturbo Istrionico di Personalità

Il Disturbo Istrionico di Personalità è uno dei Disturbi di Personalità.

Le persone che soffrono di un disturbo istrionico di personalità possono presentarsi come persone eccessivamente emotive, sempre alla ricerca di attenzione e approvazione da parte degli altri. Lo stile interpersonale è caratterizzato da seduttività e teatralità, inoltre è presente in queste persone un marcato bisogno di novità, una forte impressionabilità e la tendenza a somatizzare.

In queste persone il bisogno eccessivo dell’attenzione altrui è tale per cui vi è una continua ricerca dell’interesse dell’altro con comportamenti teatrali, provocatori o seduttivi, tanto da apparire, in genere, ipersocievoli e affascinanti. Questo continuo bisogno dell’attenzione e dell’approvazione altrui, determina la propensione ad una marcata dipendenza emotiva. Per evitare l’interruzione del rapporto queste persone possono ricorrere a comportamenti drammatici e pericolosi volti ad attirare l’attenzione degli altri per lui importanti (es. promiscuità sessuale, gesti autolesivi, minacce e/o tentativi di suicidio).

Chi soffre di questo disturbo tipicamente utilizza con gli altri modalità interattive  sessualmente seducenti (es. adulazione, regali, provocazioni sessuali), drammatiche e teatrali (es. esagerazioni di episodi di vita, invenzione di storie, descrizioni esagerate del proprio stato fisico ed emotivo). Il soggetto manifesta tali modalità anche in contesti non adeguati (es. in ambito lavorativo) o nei confronti di persone per cui non vi è quell’interesse sessuale o sentimentale che si lascia intendere. Sovente considera le relazioni più intime di quanto non siano realmente (es. fantasticare su conoscenti in modo romantico, considerare un conoscente un caro amico), ma ha in realtà una grande difficoltà a raggiungere un’autentica intimità emotiva con le persone.

Queste persone sono inoltre facilmente suggestionabili e influenzabili dagli altri e dalle circostanze nelle opinioni e nei sentimenti; valori e interessi personali possono variare al variare di quelli del partner del momento. Le manifestazioni emotive appaiono il più delle volte eccessive e imbarazzanti per gli altri (es. abbracciare con trasporto persone conosciute da poco) e sono facilmente mutevoli. Lo stile comunicativo è impressionistico (es. gesticolare, una mimica facciale accentuata) e privo di dettagli che supportino e rendano credibili delle opinioni espresse in modo tanto convincente.

È  presente una certa tendenza alla somatizzazione: il corpo è utilizzato per attirare l’attenzione su di sé e per questo viene estremamente curato (es. spende tempo energia e denaro per l’abbigliamento e la cura del corpo), oppure diventa teatro di continui e ostentati malesseri che richiedono attenzione e cura.

Infine queste persone possono essere facilmente esposte alla noia, per cui ricercano delle gratificazioni immediate ai loro bisogni (es. abbandonare un progetto avviato con entusiasmo perché troppo faticoso) ed hanno un continuo bisogno di novità.

In genere il disturbo compare entro la prima età adulta compromettendo diversi contesti di vita e causando una grande sofferenza soggettiva. Ci sono diverse evidenze che portano a segnalare il rischio di sviluppare un Disturbo di Somatizzazione e un Disturbo Depressivo Maggiore. Ci sono inoltre concomitanza con il Disturbo Borderline, Narcisistico, Antisociale e Dipendente di Personalità.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino.

Educazione olistica rivolta ai bambini

05 Lug
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Scuola   |  Commenti disabilitati su Educazione olistica rivolta ai bambini

L’educazione olistica è la visione naturale e globale dell’”educare”, educa l’intero bambino e non ne privilegia solo una parte, di solito quella mentale a scapito di quella fisica ed emozionale. L’uomo è formato da un Corpo Fisico ma anche da una parte Emozionale e Mentale che devono convivere in Equilibrio e Armonia, mediante la Consapevolezza che deve abitare a tutti i livelli. La coscienza abita nel mentale ma si raggiunge attraverso il fisico passando dall’emozionale.

Questa premessa dovrebbe far riflettere coloro che si occupano di educazione, dagli insegnanti agli stessi genitori. I bambini assorbono tutto ciò che viene loro proposto, per cui bisogna fare molta attenzione a come ci si comporta in loro presenza, a come si parla e a come si risponde alle loro domande, l’adulto è un ottimo riferimento educativo per il bambino che è un attento osservatore in fase di crescita. Le insegnanti della scuola dell’infanzia che si occupa dell’educazione dei bambini, in quella fascia di età in cui sono più ricettivi, sono molto attente a questo e predispongono un curricolo dove ogni attività viene predisposta e mirata allo sviluppo di ogni aspetto dell’essere umano: il corpo come unità psicofisica, i sensi come unità esplorativa, l’intelletto come unità di apprendimento e memoria.

Attraverso una pedagogia del “fare” dove il bambino è protagonista attivo impegnato in un processo di costruzione di sè stesso e del suo rapporto con il mondo che lo vede protagonista e non soggetto passivo, l’informazione diventa esperienza diretta e si apprende a utilizzare l’immaginazione creativa e l’intuizione in modo che le nuove generazioni siano in grado di affrontare con flessibilità inventiva e pensiero critico i compiti e i problemi di una realtà sempre più complessa e poliedrica, favorendo il passaggio da una realtà centrata su sè stessi ad una dimensione più ampia e globale.

Molte scuole si stanno orientando verso sistemi educativi dove ogni bambino impara a sviluppare tutto il suo potenziale, in modo che possa liberarsi da forme di condizionamento basate sulla teoria della  competitività per favorire modalità di interazione, di collaborazione, di condivisione e di partecipazione con qualunque tipo di realtà sia umana che ambientale.

Con questo orientamento si può avvicinare il bambino alla visione globale e al concetto di ordine cosmico, ossia l’interazione fra lui e l’intera creazione, farlo sentire in rapporto con il mondo intorno a lui, con gli altri esseri viventi e con l’universo… “IO FACCIO PARTE DEL TUTTO” …sentimento umanistico.

Scritto da Fulvia Di Benedetto insegnante di scuola dell’infanzia a Torino

I disturbi dell’apprendimento nei bambini

28 Giu
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini   |  Commenti disabilitati su I disturbi dell’apprendimento nei bambini

I disturbi specifici dell’apprendimento (D.S.A.) diagnosticati principalmente nell’età evolutiva sono la Dislessia Evolutiva, la Disgrafia, la Disortografia, e la Disalculia.

Bambino che non riesce a studiareLa Dislessia Evolutiva è un disturbo specifico su base linguistica, congenito e genetico, caratterizzata  dalla difficoltà a leggere in modo corretto e/o fluente e da abilità scadenti nella scrittura e nella decodifica; conseguenze secondarie possono includere i problemi di comprensione nella lettura e una ridotta pratica della lettura che può impedire la crescita del vocabolario e della conoscenza generale. Le caratteristiche della dislessia possono variare in relazione ai cambiamenti legati alla crescita del bambino.

La Disgrafia è il disturbo correlato al linguaggio scritto, che riguarda le abilità esecutive della scrittura la cui principale caratteristica è la compromissione dello sviluppo della coordinazione motoria tale da interferire in modo significativo con l’apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana. Le manifestazioni di questo disturbo variano con l’età e con lo sviluppo. Per esempio, i bambini più piccoli possono presentare goffaggine e ritardo nel raggiungimento delle tappe fondamentali dello sviluppo motorio (per es., camminare, gattonare, stare seduti, allacciarsi le scarpe, abbottonarsi la camicia e chiudersi la cerniera lampo dei pantaloni). I bambini più grandi possono mostrare difficoltà nelle componenti motorie dell’assemblaggio di puzzles, nel modellismo, nel giocare a palla, nello scrivere in stampatello o nella calligrafia.

La Disortografia è il disturbo della competenza ortografica, cioè la difficoltà nel trasformare il linguaggio parlato nel linguaggio scritto.

La Discalculia è il disturbo nell’apprendimento del calcolo e del sistema dei numeri. Le difficoltà aritmetiche che possono verificarsi sono varie, ma tra esse sono incluse: un’incapacità a comprendere i concetti alla base di particolari operazioni aritmetiche; una mancanza di comprensione di termini o dei segni matematici; il mancato riconoscimento dei simboli numerici; la difficoltà di adattare le manipolazioni aritmetiche standard; la difficoltà nel comprendere quali numeri sono pertinenti al problema aritmetico che si sta considerando; la difficoltà ad allineare correttamente i numeri o ad inserire decimali o simboli durante i calcoli; la difettosa organizzazione spaziale dei calcoli aritmetici; l’incapacità ad apprendere in modo soddisfacente le “tabelline”.

Diagnosi psicologicaLa diagnosi precisa di dislessia, disortografia e disgrafia può essere effettuata alla fine della seconda elementare, mentre la diagnosi di discalculia è possibile alla fine della terza elementare.  L’iter diagnostico prevede di verificare prima di tutto la presenza o meno di patologie neurologiche, di patologie primarie, di deficit uditivi o visivi. In seguito si effettua una valutazione neuropsicologica con prove standardizzate somministrate individualmente: si fa la diagnosi quando i risultati ottenuti dal bambino nei test standardizzati  su lettura, calcolo o espressione scritta risultano significativamente al di sotto di quanto previsto in base all’età, all’istruzione e al livello d’intelligenza. Tali difficoltà interferiscono in modo significativo con i risultati scolastici o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura, di calcolo e di scrittura.

È necessario somministrare anche dei test cognitivi (Wisch, Wais, Cas…) per escludere che le difficoltà siano dovute alla presenza di un ritardo mentale. Un’ anamnesi dettagliata del bambino e della famiglia è necessaria per escludere cause di origine emotiva e/o di riposta ad eventi stressanti.

La diagnosi può essere effettuata da uno psicologo o dal neuropsichiatra infantile. I controlli successivi alla diagnosi andrebbero eseguiti da chi fa la rieducazione in modo costante durante il ciclo e dal clinico (psicologo – neuropsichiatra) alla fine di ogni ciclo. Controlli e diagnosi relative alla sola competenza di linguaggio andrebbero effettuate dal logopedista.

bambino contentoNell’intervento nei D.S.A. è necessario coinvolgere tutte le risorse presenti: le persone (famiglia,alunni, docenti, tecnici), le conoscenze (culturali, legislative, didattiche, pedagogiche e psicologiche) e gli strumenti (tradizionali, convenzionali, compensativi, dispensativi). L’intervento per il bambino con D.S.A. deve essere realizzato considerando le caratteristiche individuali dell’alunno, i punti di forza e debolezza delle risorse a disposizione  e il rispetto degli stili di apprendimento dell’alunno. Il bambino diagnosticato precocemente e sottoposto ad un trattamento tempestivo, ha la possibilità di migliorare lo sviluppo delle sue competenze nonostante la presenza di un deficit, di conoscere strumenti e strategie che gli consentono di apprendere attraverso un percorso alternativo a quello tradizionale e che gli evita il peggioramento del suo disturbo  e l’insorgere di nuovi disagi (frustrazione).

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Il Disturbo Narcisistico di Personalità

28 Giu
by Francesca Vottero Ris, posted in Disturbi di personalità   |  Commenti disabilitati su Il Disturbo Narcisistico di Personalità

Il Disturbo Narcisistico di Personalità è uno dei Disturbi di Personalità

La caratteristica evidente di chi soffre di un disturbo narcisistico di personalità è la tendenza a reagire negativamente e sulla difensiva quando la persona sente un “attacco” al proprio valore. Come comportamenti reattivi si osservano atteggiamenti superbi, arroganti, di disprezzo verso gli altri ritenendoli la causa dei problemi.

Queste persone si aspettano di essere considerati superiori senza un’adeguata motivazione (sè grandioso) e c’è  il continuo bisogno di essere ammirati, di ricevere lodi e/o approvazioni per le proprie qualità superiori, rimanendo stupiti quando non ottengono i riconoscimenti che pensano di meritare.

Le critiche altrui suscitano sentimenti di rabbia ma anche di vergogna. Dietro una facciata altezzosa e sicura di sè il questi soggetti “nascondono” una bassa autostima, un senso di inadeguatezza e di debolezza personale, che emergono quando l’ambiente non fornisce l’approvazione attesa, provocando sentimenti di vergogna perché l’aspettativa non è quella di essere aiutati per le proprie difficoltà, ma al contrario di essere umiliati e sottomessi. Pertanto tendono a nascondere le proprie difficoltà, o a non ammetterle apertamente, all’autosufficienza e all’isolamento protettivo.

Queste persone credono di essere speciali e unici e di poter essere capiti solo da altre persone ugualmente speciali, o di elevata condizione sociale o intellettuale.
Sono convinti che tutto gli sia dovuto,  che le loro aspettative debbano essere immediatamente soddisfatte e che per il fatto di essere speciali e superiori, debbano essere concessi trattamenti di favore. Quando questo non si realizza diventano furiosi e sprezzanti.

Nelle relazioni con gli altri spesso tendono allo sfruttamento e alla manipolazione interpersonale, inoltre l’altro viene idealizzato finchè soddisfa il bisogno di ammirazione ed è disponibile a soddisfare i propri bisogni, per venire poi aspramente svalutato nel momento in cui non svolge più tale funzione.
Agli altri si mostrano con un atteggiamento freddo e distaccato, mostrando disinteresse per il dolore che genera nell’altro a causa delle loro sprezzanti e offensive osservazioni. Se gli altri si mostrano bisognosi di aiuto, si pongono in modo distaccato considerando la cosa come un segno di scarso valore personale e debolezza.

Un sentimento particolarmente sentito da queste persone è l’invidia: per gli altri, per i loro successi o le proprietà, ritenendo di meritare più di loro, oppure crede che gli altri lo invidino. Inoltre è sovente assorbito da fantasie di illimitato successo, potere, fascino, bellezza, o amore ideale.
In generale credono di avere avuto dalla vita meno di quello che si aspettavano e meritavano, oppure malgrado le realizzazioni personali, provano comunque un senso di apatia, vuoto e noia.

Il disturbo tipicamente insorge entro la prima età adulta. I tratti narcisistici possono essere piuttosto comuni negli adolescenti e  tuttavia non indicare necessariamente che in età adulta l’individuo andrà incontro ad un disturbo narcisistico di personalità.

Spesso la persona arriva in consultazione psicologica in seguito a una depressione. I fattori scatenanti lo stato depressivo tipicamente sono problematiche relazionali, o perdite e insuccessi che sminuiscono il vissuto di grandiosità personale, generando sconforto e vergogna.

Il disturbo narcisistico di personalità può presentare anche ansia sociale, ipocondria o abuso di sostanze psicoattive ed alcool e può avere correlazioni con l’anoressia nervosa e con i Disturbi di Personalità Istrionico, Borderline, Antisociale e Paranoide.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

 

Servizi di psicologia Asl TO1 di Torino

28 Giu
by Francesca Vottero Ris, posted in Psicologia   |  Commenti disabilitati su Servizi di psicologia Asl TO1 di Torino

A Torino psicologi per adulti, psicologi per bambini, psicologi per adolescenti, psicologi per genitori, neuropsichiatri infantili. Servizi di psicologia per adolescenti. Psicoterapia a Torino.

Il 1 gennaio gennaio 2008, dall’unione delle ex Asl 1 e Asl 2 di Torino è nata l’Azienda sanitaria locale “TO 1”. Sede legale e amministrativa Via San Secondo 29 – 10128 Torino – centralini: ex Asl 1 di Torino 011 5661566; ex Asl 2 di Torino 011 70951.

Mole Antoneliana TorinoLa ASL TO 1 – Torino ha competenza sul territorio di:
Torino Circoscrizione 1 (Centro, Crocetta)) Torino Circoscrizione 2 (Santa Rita, Mirafiori Nord) Torino Circoscrizione 3 (San Paolo, Cenisia, Cit Turin, Pozzo Strada, Borgata Lesna) Torino Circoscrizione 8 (San Salvario, Cavoretto, Borgo Po) Torino Circoscrizione 9 (Lingotto, Nizza Millefonti, Filadelfia) Torino Circoscrizione 10 (Mirafiori Sud) e sul Presidio Ospedaliero Oftalmico C. Sperino (ex Asl 1 di Torino), Presidio Ospedaliero Evangelico Valdese (ex Asl 1 di Torino) e il Presidio Ospedaliero Martini (ex Asl 2 di Torino)

All’interno dell’ASL TO1 ci sono due Strutture di Neuropsichiatria, con ambulatori collocati nei Distretti. Le Direzioni e Segreterie sono: Via San Secondo 29 bis Torino- tel 011.5662034 (Distretti 1 – 8 – 9 e 10); Via Tofane 71  Torino- tel 011.70952547 – Ospedale Martini (Distretti 2 e 3).

I Servizi di psicologia sono composti da medici neuropsichiatri infantili, psicologi dell’età evolutiva, fisioterapisti, logopedisti, educatori, infermieri e personale amministrativo.
Le attività sono rivolte a bambini e adolescenti in età compresa tra 0 e 18 anni e consistono in:
–  attività di prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione dei disturbi neurologici, psicologici e psichiatrici
–  attività di tutela (in collaborazione con i Servizi Sociali ) nelle situazioni di rischio psicoevolutivo
–  attività istituzionali relative alle adozioni, agli affidi familiari, all’inserimento scolastico dei soggetti con handicap

Presso il polo ospedaliero dell’Ospedale Martini di Torino vengono effettuate attività di diagnosi e cura che richiedono un ricovero in area pediatrica o indagini strumentali (laboratorio di neurofisiologia, biopsie muscolari, accertamenti radiologici, esami di sangue…)
Vengono svolte le seguenti attività specialistiche: visite specialistiche neuropsichiatriche, esami neurofisiologici (EEG standard e in altre condizioni, Potenziali Evocati), colloqui psichiatrici, colloqui di sostegno psicologico,  psicodiagnosi,  psicoterapia individuale, sostegno ai genitori, psicoterapia di coppia, valutazione e riabilitazione neuromotoria,   valutazione e riabilitazione logopedica
Sono presenti equipe di lavoro dedicate ad ambiti specifici come il maltrattamento e l’abuso infantile, disturbi pervasivi dello sviluppo, malattie rare…
I progetti individualizzati per i minori disabili vengono definiti insieme agli operatori sanitari e sociali nell’ambito della commissione Unità Valutativa Minori.
L’accesso al Servizio avviene in base alla residenza del minore sul territorio dell’ASL.

Nell’ambito dei compiti della Neuropsichiatria Infantile dell’ASL TO1 rientrano le attività di Riabilitazione neuropsicomotoria e logopedica. In questo ambito si individuano diverse aree di coinvolgimento che si possono schematicamente riferire per la riabilitazione neuropsicomotoria a patologie neuro e psicomotorie, disturbo pervasivo dello sviluppo , per la riabilitazione logopedica a disturbi del linguaggio di varia natura e disturbi specifici dell’apprendimento.

In collaborazione con il Dipartimento di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino è operativo un ambulatorio specializzato per la diagnosi e la presa in carico dei soggetti con Disturbo Pervasivo dello sviluppo (Autismo).

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

 

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