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I Disturbi dell’Umore: quali sono

27 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Depressione   |  Commenti disabilitati su I Disturbi dell’Umore: quali sono

I Disturbi dell’Umore comprendono una varietà di quadri psicopatologici caratterizzati, oltre che da un’alterazione del tono dell’umore, da sintomi appartenenti alla sfera cognitiva, psicomotoria e neurovegetativa.
Disturbi dell'umoreI due quadri sintomatologici principali sono quelli della depressione e dell’eccitamento maniacale, oltre ad un intermedio in cui sono contemporaneamente presenti elementi dell’uno e dell’altro quadro (stato misto). Le manifestazione cliniche sono variabili per fenomenologia e gravità e gli episodi tendono a ricorrere periodicamente, talvolta in relazione alle stagioni.
I soggetti che presentano solamente episodi depressivi vengono considerati affetti da un Disturbo Depressivo Unipolare, mentre quelli che presentano sia episodi depressivi che episodi maniacali misti vengono considerati affetti da Disturbo Bipolare.
Lo stato maniacale è caratterizzato da un rilevante ridotto bisogno di sonno. Nel periodo in cui un soggetto sperimenta un episodio maniacale si sente al massimo delle potenzialità ma si sente anche enormemente confuso senza riuscire ad avere fermezza nelle cose che fa; il pensiero risulta accelerato e si nota la mancanza di nesso logico; c’è un allentamento dei freni inibitori.
Nella mania l’episodio non è sempre allegro, ma può essere disforico o aggressivo.
Lo stato depressivo è contrassegnato da abbassamento del tono dell’umore, abbattimento, prostrazione fisica e psichica. Negli episodi depressivi le persone avvertono un senso di noia continuo, non riescono a provare interesse per le normali attività, provano sentimenti di distacco e inadeguatezza nello svolgimento del lavoro abituale. Accanto alla tristezza, alla disistima, al disinteresse e alla scarsa capacità di iniziativa, sono spesso presenti sentimenti di insicurezza, senso di indegnità, irrequietezza, ansia; quasi costanti l’insonnia (risvegli precoci), la diminuzione del desiderio sessuale, l’affaticabilità; frequenti i disturbi neurovegetativi (mal di testa, vertigini, turbe funzionali cardiovascolari)
Provare l’emozione di tristezza non corrisponde ad avere la depressione. Un certo grado di tristezza deve essere considerato un normale turbamento dell’umore collegato ad un momento di crisi, diventa un disturbo quando non è più possibile ripristinare un adeguato equilibrio affettivo.
Nelle fasi più lievi o in quelle iniziali, lo stato depressivo può essere vissuto come un’incapacità di provare un’adeguata risonanza affettiva o come spiccata labilità emotiva. Nelle fasi acute, il disturbo dell’umore è evidente e si manifesta con vissuti di profonda tristezza, disperazione, sgomento, associati alla perdita dello slancio vitale e all’incapacità di provare gioia e piacere.

Una classificazione clinica precisa è necessaria per formulare una diagnosi corretta e stabilire, di conseguenza, la terapia più appropriata. I Disturbi Dell’umore si possono suddividere in:

I. Disturbi Depressivi Unipolari:

  • Disturbo Depressivo Maggiore: il sintomo cardine è l’umore depresso, è in qualche modo sempre presente la perdita d’interesse (apatia) e la  perdita di piacere (adonia); anche le funzioni cognitive possono risultare compromesse e anche il contenuto del pensiero appare incentrato su tematiche di autosvalutazioni,colpa e visione pessimistica del futuro.
  • Disturbo Distimico: è caratterizzato da una sintomatologia depressiva attenuata,della durata di almeno due anni.
  • Disturbo Non Altrimenti Specificato

II. Disturbi Bipolari:

  • Disturbo Bipolare I: è caratterizzato da uno o più Episodi Maniacali o Misti, solitamente accompagnati da Episodi Depressivi Maggiori.
  • Disturbo Bipolare II: è caratterizzato da uno o più Episodi Depressivi Maggiori accompagnati da almeno un Episodio Ipomaniacale.
  • Disturbo Ciclotimico: è caratterizzato dalla presenza, per almeno due anni, di numerosi periodi con sintomi maniacali che non soddisfano i criteri per l’Episodio Maniacale e di numerosi periodi con sintomi depressivi che non soddisfano i criteri per l’Episodio Depressivo Maggiore
  • Disturbo Bipolare Non Altrimenti Specificato

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Depressione maggiore

27 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Depressione   |  Commenti disabilitati su Depressione maggiore
rappresentazione della depressione

Via: http//minimalissimo.com

La Depressione Maggiore è uno dei disturbi dell’umore. Con il termine “Depressione maggiore” viene indicato un disturbo caratterizzato da sintomi depressivi di una certa gravità che durano per un certo periodo di tempo. Le caratteristiche di persistenza dei sintomi depressivi interferiscono sul modo di pensare della persona, sul suo comportamento, sull’umore e sul suo benessere fisico, fino a sentirsi senza via di uscite e a vedere “tutto nero”, come cerca di rappresentare l’immagine accanto (Via: Minimalissimo: la rappresentazione del disagio mentale).

E’ opportuno sottolineare che questo tipo di depressione è scarsamente influenzato dagli eventi esterni sia positivi che negativi. E’ un disturbo dell’umore è caratterizzato da:

  • Umore depresso o tristezza per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto o come osservato da altri
  • Ridotta capacità di provare interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività che in passato davano gioia e soddisfazione
  • Affaticabilità, mancanza di energia e sensazioni di non farcela anche nelle semplici attività quotidiane
  • Sentimenti di autosvalutazione, autocritica, sensazione di essere un fallito oppure sentimenti eccessivi o inappropriati di colpa
  • Sensazioni di aver perso la speranza per il futuro e improvvisi scoppi di pianto
  • Aumento della durata del sonno oppure risvegli notturni con incapacità di riaddormentarsi
  • Sensazione di sentirsi agitati o rallentati a livello psicomotorio
  • Significativa perdita di peso, in assenza di una dieta, o significativo aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell’appetito
  • Diminuzione della capacità di pensare o concentrarsi, o difficoltà a prendere decisioni, irritabilità
  • Pensieri negativi e idee di morte
  • Ridotto desiderio sessuale

La diagnosi di Depressione Maggiore non necessita la presenza di tutti questi sintomi, la sintomatologia è più intensa al mattino e migliora nel coro della giornata (con delle eccezioni); la depressione può presentarsi con diversi livelli di gravità a seconda dei sintomi presentati e della loro intensità.
I sintomi principali sono dunque, la tristezza, il senso di abbattimento e l’incapacità di provare emozioni piacevoli. A questo in genere si associano la perdita dell’interesse per le attività abituali e l’incapacità a prendere qualsiasi iniziativa o decisione.
Il paziente depresso non prende più decisioni, tutto gli sembra problematico o non risolvibile e progressivamente sviluppa un senso di incapacità e di inadeguatezza personale. In genere si sente in colpa perché non riesce più a svolgere i propri compiti e si considera l’unico responsabile di eventuali problemi familiari.
A un’osservazione esterna il depresso grave appare affaticato, mostra un rallentamento di tutti i movimenti, il viso è triste o indifferente e difficilmente cambia espressione.
Spesso accusa difficoltà di concentrazione e di memoria, disturbi del sonno, riduzione dell’appetito, disturbi gastrointestinali, perdita del desiderio o del piacere sessuale. L’appetito è generalmente ridotto, il paziente mangia poco o non mangia affatto e dimagrisce talvolta in maniera evidente. Le alterazioni del sonno possono essere varie: insonnia terminale, insonnia iniziale, inversione del ritmo sonno-veglia.
Fra tutte le patologie la depressione maggiore è la più frequente causa di invalidità in molti Paesi sviluppati. Le donne sono colpite da Depressione Maggiore in numero doppio rispetto agli uomini. La depressione maggiore può colpire ad ogni età anche nella fanciullezza, nella gioventù e nell’età adulta. Tutti i gruppi etnici, razziali o sociali possono essere affetti dalla depressione. Almeno tre quarti di coloro che sono stati colpiti da un primo episodio di depressione ne saranno colpiti da un altro durante il resto della vita. Alcune persone sono colpite da più episodi durante l’anno. Se non debitamente curati gli episodi di depressione possono durare dai sei mesi a un anno. Se non curata la depressione può portare al suicidio.
Analogamente, una fase depressiva transitoria (depressione reattiva) è giustificata e fisiologica in presenza di un lutto o di un evento particolarmente traumatico, ma si risolve spontaneamente entro un paio di mesi.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Disturbo Bipolare

27 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Depressione   |  Commenti disabilitati su Disturbo Bipolare

Il Disturbo Bipolare è uno dei disturbi dell’umore. Con il termine “Disturbo Bipolare” viene indicato un disturbo mentale caratterizzato dall’alternarsi di episodi depressivi e di episodi maniacali. Un singolo episodio di mania può essere sufficiente per la diagnosi, dal momento che in nove casi su dieci di esordio con episodio maniacale si andrà incontro ad un disturbo depressivo.
Il Disturbo Bipolare è un disturbo ricorrente, tende a ricorrere nella vita dell’individuo tanto da essere talvolta considerato un continuum ciclico, un’alternarsi fra episodi e momenti di compenso.
Il primo episodio può essere indifferentemente maniacale o depressivo; quando il primo episodio è maniacale si tende ad avere più disturbi maniacali di quelli depressivi e viceversa.
I quadri con cui può presentarsi un disturbo bipolare sono molti, perché i sintomi possono variare da un estremo all’altro dell’umore sia per qualità che per numero che per intensità.
I quadri più importanti e diffusi sono:

  • Disturbo Bipolare I: è caratterizzato da uno o più episodi maniacali o misti, solitamente accompagnati da episodi depressivi maggiori
  • Disturbo Bipolare II: è il più diffuso, è caratterizzato da uno o più episodi depressivi maggiori, accompagnati da almeno un episodio maniacale
  • Disturbo Ciclotimico (o ciclotimia): oscillazioni continue dell’umore e dell’attività, sempre un po’ superiori rispetto a quelle che si hanno fisiologicamente; è caratterizzato dalla presenza di numerosi episodi maniacali e di numerosi periodi con sintomi depressivi che non soddisfano i criteri per un episodio depressivo maggiore
  • Disturbo Bipolare non altrimenti specificato.

Per porre diagnosi sicura di mania, deve presentarsi un distinto periodo di anormale e persistente elevazione del tono dell’umore, con caratteristiche di espansività o irritabilità. I disturbi dell’umore devono essere abbastanza gravi da compromettere le attività di studio, di lavoro o le capacità di relazione sociale.
Durante un episodio maniacale, diversi dei seguenti sintomi sono presenti:
– aumento dell’autostima o grandiosità
– ridotto bisogno di sonno
– aumentata produzione verbale con difficoltà a frenarla
– volubilità nel cambiare opinione (il paziente non si accorge che i suoi pensieri cambiano facilmente)
– facile distraibilità (il paziente può porre attenzione a particolari insignificanti ignorando elementi importanti)
– aumento delle attività finalizzate
– agitazione mentale o fisica
– aumentato coinvolgimento in attività che possono avere conseguenze pericolose (per esempio spendere molto denaro o intraprendere attività sessuali inusuali per la persona).

Per la diagnosi di depressione è necessario un periodo di almeno due settimane con perdita di interesse o di piacere in tutte o buona parte delle attività. La depressione deve essere abbastanza grave da produrre una modificazione nell’appetito, nel peso corporeo, nel sonno o nella capacità di concentrarsi così come deve essere presente un sentimento di colpa, di inadeguatezza o disperazione; possono anche essere presenti pensieri di morte o suicidio.

Durante un episodio depressivo, diversi dei seguenti sintomi sono presenti:
– costante depressione del tono dell’umore o disperazione
– grave riduzione di interessi o di piacere in tutte o nella maggior parte delle attività
– perdita o incremento del peso corporeo o dell’appetito
– aumento o riduzione del sonno
– agitazione o rallentamento
– affaticamento o perdita di energia
– sentimenti di inadeguatezza, di colpa e/o perdita dell’autostima
– incapacità di concentrarsi e di prendere decisioni
– pensieri di morte o suicidio

Generalmente le fasi depressive tendono a durare maggiormente rispetto a quelle maniacali: di solito le prime durano da qualche settimana a qualche mese, mentre le seconde da una a due settimane. A volte il passaggio da una fase all’altra è immediato, a volte, invece, intercorre un periodo di umore normale. Solitamente una fase insorge lentamente, mentre a volte può arrivare improvvisamente. Talvolta una persona può sperimentare solo episodi di mania o solo episodi di depressione alternati a periodi di normalità del tono dell’umore. Quando è presente solo la mania la malattia prende comunque il nome di Disturbo Bipolare, mentre invece se è presente solo la depressione, la malattia è in genere chiamata Depressione Maggiore (ricorrente se si ripete nel tempo).
Alcuni pazienti presentano contemporaneamente sintomi depressivi e maniacali (stato misto). I sintomi in genere consistono in depressione e irritabiltà che si presentano contemporaneamente o in rapida successione. Le persone che hanno sperimentato stati misti riferiscono di una situazione molto spiacevole (disforia); l’umore disforico, è allora caratterizzato da un senso costante di rabbiosità e ingiustizia subita, intolleranza, irritabilità e, spesso, vera e propria aggressività, mancando la capacità di valutare adeguatamente le conseguenze delle proprie azioni.
È importante escludere che questi sintomi sia causati da farmaci o patologie internistiche. Il professionista deve eliminare questa possibilità sottoponendo il paziente ad accertamenti medici; può anche essere necessaria una visita neurologica. La durata dei cicli di malattia e delle fasi di compenso è variabile e dipende da caso a caso; alcuni soggetti hanno cicli molto ampi, con lunghe pause di benessere, altri si caratterizzano invece per la rapida ciclicità oppure, in un basso numero, per l’assenza di intervalli. L’età tipica d’esordio del disturbo bipolare è tra i 20 e i 30 anni, ma può insorgere a tutte le età, in molte persone il disturbo si presenta per la prima volta con una depressione durante l’adolescenza; non c’è differenza tra uomo e donna anche se le donne hanno più episodi depressivi che maniacali. Molti pazienti non sperimentano mai un episodio maniacale ma presentano uno stato ipomaniacale (un aumento moderato del tono dell’umore o del livello di attività) che si alterna con uno stato depressivo. Superata la fase di ipomania la persona ritorna al suo normale livello di funzionamento. A meno che la depressione non si associ a tentativi di suicidio, la malattia può essere sottovalutata sino alla comparsa del primo episodio maniacale, che rende evidente a tutti la gravità della situazione. Bisogna considerare che ogni scompenso, sia di tipo depressivo che maniacale, spesso produce notevoli danni in molte aree della vita della persona colpita: alcune persone possono perdere il lavoro, avere problemi famigliari e nelle relazioni con le altre persone ed il tempo necessario per porre rimedio a tali danni è ovviamente più lungo di quello richiesto per produrli. Confrontati con il resto della popolazione, le persone con un Disturbo Bipolare presentano un maggior rischio per il suicidio, gli impulsi suicidi possono essere cronicamente presenti o presentarsi in alcuni momenti particolari. Il rischio di suicidio è grandemente ridotto, sebbene non del tutto scongiurato, con il trattamento con farmaci regolatori dell’umore.

Per quanto riguarda le cause dei disturbi bipolari la maggior parte delle ricerche tendono ad affermare che è la conseguenza di uno squilibro chimico in alcune parti del cervello. Altri studi tendono ad affermare che il disturbo bipolare è la conseguenza di un danneggiamento nella funzionalità dei connettori intercellulari (il sistema motore all’interno delle cellule nervose) all’interno di alcune specifiche zone del cervello. Studi scientifici hanno messo in luce evidenze di una predisposizione genetica a questa patologia. L’ottanta per cento delle persone che soffrono di Disturbo Bipolare hanno nella loro famiglia persone con qualche forma di disturbo dell’umore.
Alcuni eventi specifici della vita possono naturalmente condizionare e scatenare episodi affettivi in soggetti predisposti, che abbiano familiarità o che abbiano già sofferto di disturbi dell’umore:

  • utilizzo di sostanze psicoattive: cocaina, amfetamine ,cannabis, alcool
  • traumi cranici o lesioni vascolari
  • eventi (soprattutto di perdita, tipo lutto, separazione o cambiamenti importanti come il termine di un ciclo di studi o di lavoro).
  • il periodo del post-partum
  • malattie endocrine come ipertiroidismo e morbo di cushing
  • utilizzo incongruo di antidepressivi.

E’ importante notare che il Disturbo Bipolare si può spesso manifestare senza l’evidenza di alcuna causa scatenante.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Distimia

27 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Depressione   |  Commenti disabilitati su Distimia

Disturbi dell'umoreLa Distimia è uno dei disturbi dell’umore in cui sono presenti principalmente sentimenti depressivi, pessimismo, insicurezza, autosvalutazione, inadeguatezza, inefficienza, stanchezza e grande bisogno di dormire. Questa forma di disturbo dell’umore ricorda la depressione maggiore, ma si presenta in forma più attenuata e protratta nel tempo. Un episodio depressivo ha durata breve ma è altamente invalidante, il paziente subisce una sorta di arresto e non riesce più a vivere la quotidianità, nella distimia il disagio è meno grave ma persistente.

I sintomi tipici sono caratterizzati da:
– insonnia o ipersonnia
– astenia
– bassa autostima
– difficoltà di concentrazione o nel prendere decisioni
– sconforto o addirittura disperazione
– sentimenti di autosvalutazione
– scarso appetito

Per formulare diagnosi di Distimia, il malessere deve essere presente da almeno due anni. In alcune persone, la distimia sopraggiunge dopo un periodo di depressione maggiore. La diagnosi così tardiva è dovuta proprio alla cronicità della malattia: il paziente, all’inizio, si convince quasi che il disagio quotidiano sia parte integrante del suo carattere da sempre. Altri criteri diagnostici fondamentali della Distimia sono l’assenza di Episodi Maniacali, la presenza di sintomi non dovuti ad effetti fisiologici di una sostanza o di una condizione medica, e che il disagio comprometta la vita sociale e lavorativa.
La Distimia esordisce spesso in maniera subdola e insidiosa già durante la fanciullezza o l’adolescenza, ma viene diagnosticata solo più avanti negli anni. Si riscontra maggiormente nella fascia d’età dai 18 ai 45 anni e prevale nelle donne. Tipico della Distimia, non grave di per sé, è il presentarsi associata ad altre psicopatologie come la Depressione Maggiore, l’Ansia, l’Abuso di Sostanze, i Disturbi Alimentari, i Disturbi di Personalità. La Distimia può essere provocata da un errato esame di realtà da parte del soggetto, che nutre aspettative irrealistiche da sé stesso o da altri. Altre volte, la persona si sente inadeguata ad affrontare le situazioni e reagisce come se fosse in balia delle circostanze. La malattia tende a compromettere le relazioni interpersonali creando disagi a livello sociale, lavorativo, familiare e nei rapporti tra le persone piuttosto che presentarsi con manifestazioni psicopatologiche importanti.

Si differenzia dalle altre forme di depressione per l’assenza di manifestazioni deliranti e tratti melanconici quali importanti alterazioni dell’appetito e della libido, grave rallentamento psichico e risveglio precoce. Inoltre questa forma di depressione risente spesso degli eventi esterni. Si manifesta spesso in presenza di storia di stress cronico o perdite improvvise.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Alimentazione incontrollata

21 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Disturbi alimentari   |  Commenti disabilitati su Alimentazione incontrollata

Il disturbo da alimentazione incontrollata, meglio noto come Binge Eating Disorder, rientra nella categoria dei disturbi alimentari atipici (condizioni che non rientrano né in un quadro di anoressia né in un quadro di bulimia) e si presenta con episodi ricorrenti di abbuffate compulsive.

Un’abbuffata compulsiva è definita dai seguenti criteri:

  1. mangiare in un periodo di tempo circoscritto (ad esempio nell’arco di due ore), una quantità di cibo indiscutibilmente maggiore di quella che la gran parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo in circostanze simili;
  2. sensazione di perdita di controllo sull’atto di mangiare nel corso dell’abbuffata (ad esempio sentire di non poter smettere di mangiare o di non poter controllare cosa e quanto si sta mangiando).

Gli episodi di abbuffate compulsive sono inoltre associati a tre o più dei seguenti criteri:

  • bulimia_e_anoressiamangiare più rapidamente del normale;
  • mangiare fino ad avere una sensazione dolorosa di troppo pieno;
  • mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame;
  • mangiare in solitudine a causa dell’imbarazzo per le quantità di cibo ingerite;
  • provare vergogna, depressione o intensa colpa per l’abbuffata.

Chi soffre di questo disturbo, considera un grave problema la propria condotta alimentare, sia per le sensazioni di perdita di controllo ad essa associate, sia per le conseguenze sul peso e le forme corporee, e/o sulla salute. Tipicamente infatti queste persone mangiano in eccesso anche al di fuori degli episodi di abbuffata, perciò sono in sovrappeso o obese.
Spesso chi manifesta tale disturbo soddisfa la diagnosi di obesità.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Bulimia nervosa: i sintomi

21 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Disturbi alimentari   |  Commenti disabilitati su Bulimia nervosa: i sintomi

La Bulimia nervosa è un Disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate compulsive e ricorrenti comportamenti di compenso.

Un’abbuffata compulsiva è definita dai seguenti criteri:

  1. mangiare in un periodo di tempo circoscritto (ad esempio nell’arco di due ore), una quantità di cibo indiscutibilmente maggiore di quella che la gran parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo in circostanze simili;
  2. sensazione di perdita di controllo sull’atto di mangiare nel corso dell’abbuffata (ad esempio sentire di non poter smettere di mangiare o di non poter controllare cosa e quanto si sta mangiando).

Gli episodi di abbuffate compulsive sono inoltre associati a tre o più dei seguenti criteri:

  • mangiare più rapidamente del normale;
  • mangiare fino ad avere una sensazione dolorosa di troppo pieno;
  • mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame;
  • mangiare in solitudine a causa dell’imbarazzo per le quantità di cibo ingerite;
  • provare vergogna, depressione o intensa colpa per l’abbuffata.

anoressia_bulimia.anoressia-bulimia-sintomiLa Bulimia nervosa è un grave disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da una tendenza autolesionista  per mezzo di una alimentazione smodata unita ad una ricorrente ossessione di tenere sotto controllo il proprio peso. I soggetti bulimici hanno spesso un peso normale ma sono costantemente preoccupati per il cibo, la forma e il peso corporei, si sentono spesso inadeguati ed estremamente sofferenti, anche perché provano una forte sensazione di vergogna relativa sia al loro corpo, che alle loro perdite di controllo, che confessano con enorme sofferenza. Il loro benessere e la loro autostima finiscono per essere costantemente e esclusivamente influenzati dai problemi relativi al cibo e alla paura di perdere il controllo. La sensazione peggiore provata da queste persone è proprio l’incapacità di frenare l’impulso a compiere un’abbuffata. La vergogna che si associa a questi sintomi è così grande che molti pazienti riescono a condurre una vita apparentemente normale senza destare nei familiari o amici alcun sospetto, vivendo le loro perdite di controllo in segreto e solitudine.

Un’altra caratteristica essenziale della Bulimia Nervosa è il frequente ricorso a inappropriati comportamenti compensatori per prevenire l’incremento ponderale, neutralizzando gli effetti dell’abbuffata: i comportamenti di compenso sono finalizzati a prevenire l’aumento di peso conseguente alle abbuffate e possono essere di tipo purgativo, come il vomito autoindotto e l’uso improprio di lassativi, diuretici e farmaci, o di tipo non purgativo come il digiuno e l’esercizio fisico eccessivo. Raramente viene fatto uso di ormoni tiroidei per accelerare il metabolismo ed evitare l’aumento di peso.
Il frequente ricorso a condotte di eliminazione può produrre alterazioni dell’equilibrio elettrolitico e dei fluidi. La perdita di succo gastrico acido attraverso il vomito può produrre un aumento del bicarbonato sierico, mentre l’abuso di lassativi può provocare acidosi metabolica. Il vomito ripetuto può condurre ad una cospicua e permanente perdita dello smalto dentale, i denti diventano scheggiati, intaccati e si può avere un aumento della frequenza delle carie. In alcuni individui le ghiandole salivari, in special modo le parotidi, possono marcatamente ingrossarsi. I soggetto bulimici possono anche soffrire di irregolarità nei cicli mestruali e di una diminuzione dell’attività sessuale; spesso vengono rilevate delle forme di depressione così come mal di gola e dolori addominali.
La Bulimia Nervosa si manifesta in genere nell’adolescenza. Come per l’Anoressia Nervosa colpisce principalmente il sesso femminile. Le cause di questa malattia non sono ancora chiare, di certo la presenza nella nostra cultura di una mania per la magrezza ha la sua influenza.

Molto probabilmente la combinazione di fattori ambientali con quelli biologici portano allo sviluppo di questo disturbo. Come per l’anoressia nervosa, i comportamenti associati alla bulimia consentono un temporaneo sollievo dalle tensioni e permettono ai malati di allontanare la loro attenzione da altre problematiche percepite come irrisolvibili, concentrandosi invece sui problemi del peso e del cibo.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Anoressia nervosa: i sintomi

13 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Disturbi alimentari   |  Commenti disabilitati su Anoressia nervosa: i sintomi

donnaL’Anoressia nervosa è un Disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da:
rilevante perdita di peso corporeo e rifiuto di mantenere un peso normale per il sesso, l’età e l’altezza, oppure incapacità a raggiungere il peso previsto quando il disturbo si manifesta nella fanciullezza o nella prima adolescenza.

L’Anoressia nervosa è caratterizzata da:

  • intensa paura di diventare grassi anche quando si è sottopeso, la perdita di peso è considerata una straordinaria conquista e un segno di ferrea autodisciplina mentre l’incremento ponderale è esperito come un’inaccettabile perdita della capacità di controllo;
  • alterazione dell’immagine corporea per ciò che riguarda forma e dimensioni, malgrado il sottopeso, alcuni si sentono grassi in riferimento alla totalità del loro corpo, altri ammettono la loro magrezza ma percepiscono come troppo grasse alcune parti del loro corpo come l’addome, i glutei o le cosce;
  • amenorrea (assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi) oppure ritardo della comparsa del menarca in epoca pre-puberale, è la spia di una disfunzione endocrina dovuta a carenze nutrizionali e alla perdita di peso, in una percentuale minore di casi può presentarsi prima del calo ponderale per reazione dell’organismo ad uno stress emotivo.

Chi soffre di questo disturbo manifesta un’ossessiva paura di ingrassare e la ricerca continua di una magrezza estrema, ottenuta primariamente tramite una severa restrizione alimentare. I pensieri riguardanti il cibo e il suo controllo diventano così pervasivi da configurarsi come una sorta di rimuginio ansioso instancabile che non lascia spazio ad altro.
Si possono distinguere due forme di Anoressia nervosa:

  1. di tipo restrittivo, in cui sono presenti digiuno e un’eccessiva attività fisica. In alcuni casi può non esserci un forte controllo sull’assunzione di alimenti ma un’attività fisica esasperata e compulsiva che argina la spinta biologica alla fame e assume anche la funzione di anti-ansia tenendo la mente occupata (a volte presente nelle ragazze che praticano uno sport agonistico);
  2. di tipo bulimico, in cui sono presenti episodi di abbuffata in cui si mangia con la sensazione di aver perso il controllo sul cibo (non necessariamente grandi quantità di cibo) a cui spesso fanno seguito condotte di compenso come vomito autoindotto, abuso di lassativi e diuretici, intenso esercizio fisico.

Come la maggior parte dei disturbi del comportamento alimentare tende a manifestarsi in età immediatamente pre o post pubertà, ma si può manifestare in occasione di qualsiasi evento che coincida con un cambiamento di vita.
Spesso si manifesta associata a depressione, al disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo bipolare e alla tendenza all’autolesionismo.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Perchè l’anoressia nervosa

13 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Adolescenti, Disturbi alimentari   |  Commenti disabilitati su Perchè l’anoressia nervosa

L’Anoressia nervosa è un Disturbo del comportamento alimentare grave e piuttosto diffuso soprattutto nella cultura occidentale, tra le ragazze e le giovani donne. Le cause di questa malattia non sono ancora chiare.  Alcuni tratti della personalità che accomunano gli anoressici sono una scarsa stima di sé stessi, asocialità, e una tendenza al perfezionismo. Questi soggetti si rivelano spesso buoni studenti ed ottimi atleti. L’anoressia nervosa si ripete spesso fra gli appartenenti alla stessa famiglia, in particolare fra i parenti di sesso femminile. L’ambiente o eventi stressanti possono rivelarsi concause.

Traumi infantili possono essere all’origine del comportamento anoressico.

È un disturbo diffuso soprattutto nei Paesi occidentali ed in quelli industrializzati, dove la magrezza è diventata un modello di fascino. Categorie a rischio possono essere gli atleti, gli attori e le modelle, per i quali mantenere la linea è diventato un requisito professionale.
Anoressia significa letteralmente perdita dell’appetito, tuttavia questo non è il corretto sintomo di questa patologia. Infatti chi soffre di anoressia pur essendo affamato controlla il proprio appetito: la caratteristica principale dell’anoressia nervosa è il rifiuto del cibo, ma chi soffre di tale disturbo ha sempre una intensa fame e appetito. Nelle persone che soffrono di anoressia nervosa la percezione ed il valore attribuiti all’aspetto fisico ed al peso corporeo risultano distorti. Vengono adottare le tecniche più disparate per valutare dimensioni e peso corporei, come pesarsi di continuo, misurarsi ossessivamente con il metro, o controllare allo specchio le parti percepite come “grasse”.
Nei soggetti con anoressia nervosa i livelli di autostima sono fortemente influenzati dalla forma fisica e dal peso corporeo. Predominano condotte ossessive legate al cibo (per esempio nascondimento, sminuzzamento); possono, inoltre rifiutarsi di mangiare in presenza di altri o cucinare per gli altri complessi piatti che poi non mangiano. Domina l’eccessivo investimento sul cibo (per esempio il soggetto ne parla sempre o non fa altro che pensare al suo prossimo pasto).
Molti segni e sintomi dell’Anoressia Nervosa sono connessi alla estrema denutrizione. Oltre all’amenorrea, i soggetti possono lamentare stipsi, dolori addominali, intolleranza al freddo, letargia o eccesso di energia. Possono essere presenti marcata ipotensione, ipotermia e secchezza della cute. Alcuni individui sviluppano “lanugo”, una fine e soffice peluria, sul tronco (il corpo tenta di limitare la dispersione del calore). Le unghie e i capelli diventano fragili, la pelle diventa secca e gialla. Può essere presente ipertrofia delle ghiandole salivari, principalmente delle parotidi.
I soggetti che si dedicano alla pratica del vomito auto-indotto possono manifestare erosioni dello smalto dentale, e cicatrici o callosità sul dorso delle mani, provocate dallo sfregamento contro l’arcata dentaria nel tentativo di provocare il vomito. La mancanza di cibo può causare danni a organi vitali quali cuore e cervello.
Il ritmo respiratorio, il battito cardiaco e la pressione sanguigna diminuiscono ed a volte chi soffre di questa patologia è affetto da aritmie o problemi cardiaci. Un’alimentazione povera causa la decalcificazione delle ossa che diventano fragili e soggette a rotture. Nei casi più gravi gli anoressici possono lasciarsi morire per denutrizione.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Il Disturbo Borderline di Personalità

13 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Disturbi di personalità   |  Commenti disabilitati su Il Disturbo Borderline di Personalità

Il Disturbo Borderline di Personalità è uno dei Disturbi di Personalità.

Il disturbo borderline di personalità è caratterizzato da una marcata instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagie di sé e dell’umore. È inoltre presente una marcata impulsività e la difficoltà ad organizzare in modo coerente i propri pensieri.

Una delle principali caratteristiche del disturbo borderline è l’instabilità emotiva, che si manifesta con marcati e repentini cambiamenti dell’umore: facilmente e rapidamente queste persone oscillano tra tristezza e serenità, sentimenti di rabbia e sentimenti di colpa. A volte sono presenti emozioni contrastanti contemporaneamente che creano un vissuto di disagio e confusione tanto nel soggetto che ne fa esperienza quanto nelle persone che gli sono accanto. Tali significativi stati emotivi si scatenano soprattutto in risposta ad eventi relazionali spiacevoli, come, ad esempio, un rifiuto, una critica o una semplice disattenzione da parte degli altri. La reazione emotiva di chi soffre di questo disturbo è molto  più  immediata, marcata e duratura rispetto a quella delle altre persone, per questo anche gestire le proprie emozioni diventa più difficile.

Nel tentativo di controllare i propri “salti emotivi”, le persone con disturbo borderline di personalità ricorrono all’azione impulsivamente, agendo spesso senza riflettere. L’impulsività si può esprimere con esplosioni di rabbia, litigi violenti fino alla rissa, abuso di sostanze, abbuffate di cibo, gioco d’azzardo, promiscuità sessuale, spese sconsiderate. Possono anche manifestarsi ricorrente atti autolesivi (come procurarsi dei tagli sul corpo con delle lamette o delle bruciature con dei mozziconi di sigaretta o ingerire dosi eccessive di psicofarmaci) o tentativi di suicidio.

Un’altra caratteristica importante di chi soffre di questo disturbo è la difficoltà a riflettere sulle proprie esperienze, sui propri stati d’animo e sui propri rapporti interpersonali in modo coerente e lineare, tanto che i loro discorsi appaiono spesso privi di un filo conduttore evidente e pieni di contraddizioni e spesso il loro punto di vista su sé stessi o sulle altre persone risulta contraddittorio.

Un’altra caratteristica è l’instabilità delle relazioni interpersonali: chi soffre di questo disturbo ha la tendenza ad instaurare con gli altri relazioni intense e coinvolgenti ma estremamente instabili e caotiche. Gli altri significativi possono essere idealizzati in alcuni momenti e in altri ferocemente svalutati. Sovente all’inizio di un rapporto c’è l’idea che l’altro, l’amico o il partner, sia perfetto, costantemente protettivo, disponibile e buono. Ma può bastare un errore o una disattenzione che l’altro diventa minaccioso, ingannevole e malevolo. A volte l’immagine “buona” e quella “cattiva” sono presenti simultaneamnete generando ulteriore caos mentale. E’ presente una forte paura di essere abbandonati dalle persone ritenute importanti, anche se si tratta di separazioni limitate nel tempo, e a questo si associa una rabbia inappropriata.

Questi persone possono presentare variazioni improvvise e drammatiche dell’immagine di sé, caratterizzate da cambiamenti di obiettivi, valori e aspirazioni. Tutte queste difficoltà incidono drammaticamente sulla stima di sé: di solito è presente un’immagine di sé che si basa sull’essere cattivi e dannosi, sbagliati e fragili.

In situazioni di forte stress possono a volte presentarsi delle crisi dissociative durante le quali si smarrisce transitoriamente il senso di sé e la capacità di critica. In questi casi l’emozione dominante è la paura, a cui spesso si associa una sensazione di assoluta solitudine e di totale abbandono da parte degli altri.  In questo contesto, a volte l’altro è sentito come giudicante e come se fosse un nemico da cui difendersi.

A volte riescono a sottrarsi alle forti pressioni  cui sono sottoposti distaccandosi da tutto e da tutti:  entrano in uno stato di vuoto nel quale avvertono una penosa mancanza di scopi. Si tratta di una condizione pericolosa, in quanto in questi stati sono frequenti le tendenze all’azione, come le abbuffate di cibo, l’abuso di sostanze stupefacenti, gli atti autolesivi e i tentativi di suicidio.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Caratteristiche dell’ obesità

13 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Disturbi alimentari   |  Commenti disabilitati su Caratteristiche dell’ obesità

Disturbi alimentariL’obesità è la più frequente disfunzione nutrizionale nel mondo; col termine obesità si intende un aumento di peso corporeo per accumulo di grassi nel tessuto adiposo in quantità eccessiva rispetto alle necessità fisiologiche dell’organismo tale da determinare un rischio per la salute.
L’obesità è una patologia assai frequente ed in costante aumento. La sua prevalenza varia notevolmente da un paese all’altro a seguito di fattori genetici, culturali, socioeconomici, ma è maggiore nei paesi industrializzati. Per standardizzare la diagnosi di obesità nei diversi paesi, negli ultimi anni è divenuto comune l’impiego dell’Indice di Massa Corporea (BMI, acronimo della terminologia anglosassone Body Mass Index). Il BMI è un indice espresso come peso in chilogrammi diviso per il quadrato dell’altezza espressa in metri (kg/m2).
La diffusione dell’obesità sta crescendo in modo sostanziale sia nei paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo.
L’obesità è causa in genere di un’alimentazione scorretta e di una vita sedentaria.

Alimentazione e attività fisica sono comportamenti fortemente influenzati dalle condizioni sociali, economiche e culturali. Sfatando un luogo comune abbastanza diffuso, l’obesità non è un “problema dei ricchi”. O almeno, non solo: le fasce di popolazione più svantaggiate dal punto di vista socioeconomico tendono infatti a consumare più carne, grassi e carboidrati, piuttosto che frutta e verdura, e a curare meno la propria immagine e il benessere fisico.
A livello psicologico, l’obesità può stravolgere completamente la vita di una persona: chi è obeso spesso viene isolato e sottoposto a una vera e propria stigmatizzazione sociale, che rende difficile qualunque tipo di socialità. In particolare, i bambini in sovrappeso tendono infatti a sviluppare un rapporto difficile con il proprio corpo e con i propri coetanei, con conseguente isolamento che spesso si traduce in ulteriori abitudini sedentarie.
Si sta inoltre studiando se e quanto l’obesità possa essere anche il risultato di fattori di rischio di natura genetica. Per quanto gli studi siano ancora preliminari, data la natura multifattoriale dell’obesità, è probabile che esistano fattori genetici combinati in grado di favorire o meno la capacità di perdere peso e di mantenerlo basso.

Obesità e sovrappeso sono condizioni associate a morte prematura e ormai universalmente riconosciute come fattori di rischio per le principali malattie croniche: malattie cardiovascolari, ictus, diabete, alcuni tumori (endometriale, colorettale, renale, della colecisti e della mammella in post-menopausa), malattie della colecisti, osteoartriti.
Altri problemi di salute associati a un eccesso di peso corporeo sono: ipertensione, ipercolesterolemia, apnea notturna e problemi respiratori, asma, aumento del rischio chirurgico, complicanze in gravidanza, irsutismo e irregolarità mestruali.

Un problema particolarmente grave è quello dell’insorgenza dell’obesità tra bambini e adolescenti, esposti fin dall’età infantile a difficoltà respiratorie, problemi articolari, mobilità ridotta, ma anche disturbi dell’apparato digerente e di carattere psicologico.
Inoltre, chi è obeso in età infantile lo è spesso anche da adulto: aumenta quindi il rischio di sviluppare precocemente fattori di rischio di natura cardiovascolare (ipertensione, malattie coronariche, tendenza all’infarto) e condizioni di alterato metabolismo, come il diabete di tipo 2 o l’ipercolesterolemia.
Secondo un modello medico-neurobiologico-psicologico integrato l’obesità può essere inquadrata come una condizione morbosa con cause multifattoriali, caratterizzata dalla presenza di un disturbo quantitativo e qualitativo del comportamento alimentare.
Secondo questo modello, diversi fattori sono determinanti perché possa manifestarsi la patologia obesità:

  • fattori neurobiologici: alterato equilibrio dei neurotrasmettitori che regolano il bilancio fame sazietà (serotonina, dopamina, sistemi peptidergici). Tale alterazione sembra essere in parte ereditaria ed in parte acquisita durante la primissima infanzia a causa di comportamenti alimentari scorretti.
  • fattori metabolici: un rallentato metabolismo basale, scarsa attività fisica, riduzione dell’ossidazione lipidica si associano ad un aumentato rischio di andare incontro ad obesità.fattori psicologici e socio-culturali: numerosi autori hanno cercato di delineare le caratteristiche psicologiche principali che accomunerebbero tra di loro i soggetti obesi.

In realtà, dal punto di vista psicologico, come da quello medico, l’obesità si presenta come un quadro estremamente complesso.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

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