Ansia

Ansia sociale

31 Mag
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Terapia cognitivo-comportamentale   |  Commenti disabilitati su Ansia sociale

ansia sociale, timidezza

L’ ansia sociale, anche chiamata “fobia sociale“, consiste nell’intensa paura di manifestare imbarazzo, disagio o ansia nelle situazioni in cui si è esposti pubblicamente al giudizio degli altri.

Chi sperimenta ansia sociale prova un forte disagio quando partecipa a situazioni sociali come feste, gruppi, locali pubblici… o deve svolgere attività a contatto con altre persone come parlare in pubblico, parlare ad uno sconosciuto, lavorare davanti ad altre persone…

Nella fobia sociale vi è una paura persistente di situazioni sociali o prestazioni da eseguire davanti ad altre persone. L’esposizione alla situazione imbarazzante provoca una risposta ansiosa e la situazione spesso viene evitata.
Un esempio di fobia sociale è la difficoltà a parlare in pubblico. La persona si può facilmente rendere conto che il suo timore è eccessivo continuando comunque ad evitare la situazione ansiogena.

A livello fisico le persone che ne soffrono  notano che il cuore batte più forte, la sudorazione aumenta, compare rossore sul viso, può esservi una sensazione di “testa vuota”.

La persona che soffre di ansia sociale ha di solito una bassa autostima dovuta soprattutto ad una serie di pensieri negativi che ha su di sè e sulle conseguenze della propria ansia, tende inoltre ad attuare tutta una serie di “comportamenti protettivi” come stare in silenzio, distogliere lo sguardo, non dire cosa pensa, pianificare in anticipi cosa dire, fingere interesse.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si è dimostrata molto efficace nel trattamento dell’ansia sociale.

La terapia mira, da una parte a modificare i propri pensieri negativi, dall’altra cerca di insegnare abilità per gestire al meglio le situazioni sociali.
Tali abilità prevedono, solitamente, sia tecniche per la gestione dell’ansia, sia tecniche per la gestione dell’interazione verbale.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Mindfulness

21 Mag
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Terapia cognitivo-comportamentale   |  Commenti disabilitati su Mindfulness

Fonte: Ecomind. Articolo di Pietro Spagnulo

Ritrovare l'equilibrio con la meditazione

Da alcuni decenni, la psicoterapia cognitivo comportamentale è considerata dalla comunità scientifica e dalle più importanti organizzazioni internazionali la più efficace ed affidabile terapia psicologica per un gran numero di problemi emotivi e disturbi mentali.
I recenti sviluppi di questo approccio confermano la sua vitalità e la tendenza a mantenersi al passo con la ricerca scientifica e le esigenze della società. In particolare, negli ultimi quindici anni, la ricerca ha messo a punto alcuni importanti avanzamenti che spingono alcuni autori a parlare di terapia cognitivo comportamentale di terza generazione basata su una importante acquisizione metodologica che prende il nome di mindfulness.

Tuttavia, il valore rappresentato dalla mindfulness per la salute, va oltre il confine della psicoterapia e delle terapie psicologiche, in quanto, agendo sulla reazione allo stress e all’ansia assume una importanza rilevante anche per il trattamento e la prevenzione di disturbi fisici, come l’ipertensione arteriosa, le sindromi dolorose, alcuni disturbi del ritmo cardiaco, molte malattie psicosomatiche.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Attacco di panico: istruzioni per l’uso

26 Apr
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Terapia cognitivo-comportamentale   |  Commenti disabilitati su Attacco di panico: istruzioni per l’uso
attacco di panico

via: www.laprincipessaraffreddata.com

Inspira…espira…inspira…espira riporta una deliziosa vignetta del blog laprincipessaraffreddata

Provare ansia è esperienza comune a tutti ma quando diventa eccessiva può sfociare in un attacco di panico. Un attacco di panico non è pericoloso, ma può essere terrificante, esplode all’improvviso con una paura travolgente che viene senza avvisaglie e senza alcuna ragione apparente e spesso ci si sente di perdere completamente il controllo… Quindi cosa fare se si è colpiti da un attacco di panico?

  • Sappiate innanzitutto che anche se le sensazioni sono bruttissime mai nessun soggetto relativamente sano e giovane è mai morto per un attacco di panico.
  • L’esordio è immediato ma rendendovene conto sappiate che l’attacco dura in genere pochi minuti e come è venuto rapidamente altrettanto rapidamente se ne andrà.
  • Cercate, per quanto possibile sia chiaro, di non perdere il controllo se avete la possibilità sedetevi e respirate lentamente e regolarmente.
  • Se la vostra mente è inondata da pensieri catastrofici, cercate di utilizzare qualsiasi mezzo per non amplificarli ma anzi distraetevi ad esempio adoperando un idea rifugio più consona a voi o nella quale credete.
  • Se ne avete la possibilità prendete pure qualche goccia o una pastiglia di ansiolitico prescritta dal vostro medico, se non ce l’avete bevete un bicchiere d’acqua.
  • Non abbiate timore a chiedere aiuto o a fare una telefonata: all’occorrenza una parola amica vale più dello stesso ansiolitico!
  • Se la situazione si facesse ingovernabile non fatevi scrupolo ed andate al pronto soccorso più vicino dichiarando subito tutti i vostri sintomi.
  • Infine dopo che l’acme dell’attacco è passato rivolgetevi ad uno psicoterapeuta che adotti delle strategie cognitivo-comportamentali.
  • Anche se la psicoterapia è  più efficace per uscire da questo incubo  non fatevi scrupolo i primi tempi a girare con un ansiolitico in tasca o in auto, non vi risolverà il problema ma vi rassicurerà per il momento, in attesa di uscirne.

Dottssa Francesca Vottero Ris psicologa a Torino

Ipocondria

13 Mar
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Psicosomatica   |  Commenti disabilitati su Ipocondria

Woman having abdominal painLa caratteristica essenziale della Ipocondria è la preoccupazione legata alla paura di avere, oppure alla convinzione di avere, una grave malattia, basata sulla errata interpretazione di uno o più segni o sintomi fisici.
Perché si possa parlare di ipocondria, ovviamente, una valutazione medica completa deve avere escluso qualunque condizione medica generale che possa spiegare pienamente i suoi segni o sintomi fisici (per quanto possa talora essere presente una condizione medica generale concomitante).

L’aspetto principale dell’ipocondria è che la paura o la convinzione ingiustificate di avere una malattia persistono nonostante le rassicurazioni mediche.
Nella ipocondria la preoccupazione può riguardare le funzioni corporee (per es. il battito cardiaco, la traspirazione o la peristalsi); alterazioni fisiche di lieve entità (per es. una piccola ferita o un occasionale raffreddore); oppure sensazioni fisiche vaghe o ambigue (per es. “cuore affaticato”, “vene doloranti”).

La persona attribuisce questi sintomi o segni alla malattia sospettata ed è molto preoccupata per il loro significato e per la loro causa. Le preoccupazioni possono riguardare numerosi apparati, in momenti diversi o simultaneamente.
In alternativa ci può essere preoccupazione per un organo specifico o per una singola malattia (per es. la paura di avere una malattia cardiaca). Visite mediche ripetute, esami diagnostici e rassicurazioni da parte dei medici servono poco ad alleviare la preoccupazione concernente la malattia o la sofferenza fisica. Per esempio, un soggetto preoccupato di avere una malattia cardiaca non si sentirà rassicurato dalla ripetuta negatività dei reperti delle visite mediche, dell’ECG, o persino della angiografia cardiaca.

I soggetti con l’ipocondria possono allarmarsi se leggono o sentono parlare di una malattia, se vengono a sapere che qualcuno si è ammalato, o a causa di osservazioni, sensazioni, o eventi che riguardano il loro corpo.
La preoccupazione riguardante le malattie temute spesso diviene per il soggetto un elemento centrale della immagine di sé, un argomento abituale di conversazione, e un modo di rispondere agli stress della vita.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris psicologa a Torino

Disturbi ossessivo-compulsivo

03 Mar
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia   |  Commenti disabilitati su Disturbi ossessivo-compulsivo
Il disturbo osessivo-compulsivo

Fonte: http://minimalissimo.com

Il Disturbo Ossessivo- Compulsivo (DOC), significativamente rappresentato nell’immagine accanto (da Minimalissimo: la rappresentazione del disagio mentale) è uno dei disturbi d’ansia più frequenti ed è generalmente caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni, anche se, si possono presentare ossessioni senza compulsioni e viceversa.

A differenza di altri disturbi psicologici, sostanzialmente omogenei, nella pratica clinica si possono distinguere con relativa chiarezza alcune tipologie di disturbo ossessivo-compulsivo, talvolta presenti in concomitanza, ognuno delle quali ha sintomi specifici.

Disturbi da contaminazione. Si tratta di ossessioni e compulsioni connesse a improbabili (o irrealistici) contagi o contaminazioni. Sostanze “contaminanti” diventano spesso non solo lo sporco oggettivo, ma anche urine, feci, sangue e siringhe, carne cruda, persone malate, genitali, sudore, e persino saponi, solventi e detersivi, contenenti sostanze chimiche potenzialmente “dannose”. Se la persona entra in contatto con uno degli agenti “contaminanti”, mette in atto una serie di sintomi (rituali) di lavaggio, pulizia, sterilizzazione o disinfezione volti a neutralizzare l’azione dei germi e a tranquillizzarsi rispetto alla possibilità di contagio o a liberarsi dalla sensazione di disgusto.

Disturbi da controllo. Si tratta di ossessioni e compulsioni implicanti controlli protratti e ripetuti senza necessità, volti a riparare o prevenire gravi disgrazie o incidenti. Le persone che ne soffrono tendono a controllare e ricontrollare, sia per tranquillizzarsi riguardo al dubbio ossessivo di aver fatto qualcosa di male e non ricordarlo, sia a scopo preventivo, per essere sicuri di aver fatto il possibile per prevenire qualunque possibile catastrofe. All’interno di questa categoria vi sono sintomi quali controllare di: aver chiuso le porte e le finestre di casa, le portiere della macchina, il rubinetto del gas e dell’acqua, la saracinesca del garage o l’armadietto dei medicinali; aver spento fornelli elettrici o altri elettrodomestici, le luci in ogni stanza di casa o i fari della macchina; non aver perso cose personali lasciandole cadere; non aver investito involontariamente qualcuno con la macchina.

Ossessioni pure. Si tratta di pensieri o, più spesso, immagini relative a scene in cui la persona attua comportamenti indesiderati e inaccettabili, privi di senso, pericolosi o socialmente sconvenienti (aggredire qualcuno, avere rapporti omosessuali o pedofilici, tradire il partner, bestemmiare, compiere azioni blasfeme, offendere persone care, ecc.). Queste persone non hanno né rituali mentali né compulsioni, ma soltanto pensieri ossessivi.

Superstizione eccessiva. Si tratta di un pensiero superstizioso portato all’eccesso. Chi ne soffre ritiene che il fatto di fare o non fare determinate cose, di pronunciare o non pronunciare alcune parole, di vedere o non vedere certe cose (es. carri funebri, cimiteri, manifesti mortuari), certi numeri o certi colori, di contare o non contare un numero preciso di volte degli oggetti, di ripetere o non ripetere particolari azioni il “giusto” numero di volte, sia determinante per l’esito degli eventi. Tale effetto può essere scongiurato soltanto ripetendo l’atto (es. cancellando e riscrivendo la stessa parola, pensando a cose positive) o facendo qualche altro rituale “anti-iella”.

Ordine e simmetria. Chi ne soffre non tollera assolutamente che gli oggetti siano posti in modo anche minimamente disordinato o asimmetrico, perché ciò gli procura una sgradevole sensazione di mancanza di armonia e di logicità. Libri, fogli, penne, asciugamani, videocassette, cd, abiti nell’armadio, piatti, pentole, tazzine, devono risultare perfettamente allineati, simmetrici e ordinati secondo una sequenza logica (es. dimensione, colore, ecc.). Quando ciò non avviene queste persone passano ore del loro tempo a riordinare ed allineare questi oggetti, fino a sentirsi completamente tranquilli e soddisfatti.

Accumulo/accaparramento. E’ un tipo di ossessione piuttosto rara che caratterizza coloro che tendono a conservare ed accumulare (e talvolta perfino a raccogliere per strada) oggetti insignificanti e inservibili (riviste e giornali vecchi, pacchetti di sigarette vuoti, bottiglie vuote, asciugamani di carta usati, confezioni di alimenti), per la enorme difficoltà che hanno a gettarli.

Compulsioni mentali. Non costituiscono una reale categoria a parte di disturbi ossessivi, perché la natura delle ossessioni può essere una qualunque delle precedenti. Coloro che ne soffrono, pur non presentando alcuna compulsione materiale, come nel caso delle ossessioni pure, effettuano precisi cerimoniali mentali (contare, pregare, ripetersi frasi, formule, pensieri positivi o numeri fortunati) per scongiurare la possibilità che si avveri il contenuto del pensiero ossessivo e ridurre di conseguenza l’ansia.Una forma particolare di ossessione è quella che riguarda la preoccupazione eccessiva e irrazionale di avere una parte del proprio corpo difettosa o deforme.

Dottssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Il Disturbo Traumatico dello Sviluppo

03 Mar
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Bambini, In evidenza, Trauma   |  Commenti disabilitati su Il Disturbo Traumatico dello Sviluppo

Il gruppo di lavoro sul trauma complesso, che opera all’interno del National Child Traumatic Stress Network, ha elaborato una nuova diagnosi per i bambini: il Disturbo Traumatico dello Sviluppo.
MaltrattamentoLa nuova diagnosi è stata formulata in base all’idea che esperienze di eventi traumatici molteplici, cronici e prolungati, come il maltrattamento infantile soprattutto di natura interpersonale e ad esordio precoce, spesso nel contesto della relazione con le figure primarie di accudimento (tipicamente i genitori), abbiano conseguenze importanti e prevedibili riguardo molte aree di funzionamento.

Traumi molteplici e cronici subiti nell’infanzia produce nei bambini e nel loro sviluppo  psicologico, fisico e cognitivo diversi effetti nocivi, tra cui:

  • disturbi dell’attaccamento, difficoltà a gestire le proprie emozioni e a regolare il proprio comportamento; da ciò deriva un’instabilità emotiva che, in fasi successive del ciclo vitale, potrà condurli a mettere in atto condotte di abuso di sostanze, disturbi alimentari, autolesionismo fisico;
  • alterazioni nell’attenzione e nella consapevolezza (o coscienza) ovvero sintomatologia dissociativa: depersonalizzazione, derealizzazione, difficoltà mnestiche. L’uso della dissociazione in età evolutiva aumenta la tendenza generale dell’individuo a sviluppare disturbi dissociativi;
  • somatizzazioni: spesso lamentano sintomi fisici, senza essere in grado di riportare una causa specifica (l’ipotesi è che le memorie sensoriali si presentino attraverso il corpo);
  • difficoltà cognitive: difficoltà nella regolazione dell’attenzione, difficoltà nel concentrarsi su un obiettivo e portare a termine un compito, difficoltà di pianificazione e nel fare previsioni rispetto al futuro, difficoltà nell’elaborazione di stimoli nuovi, difficoltà di apprendimento, problemi nello sviluppo linguistico e nell’orientamento nel tempo e nello spazio.
  • alterazioni del senso di sè: mancanza di continuità del senso di sé, disturbi dell’immagine corporea, bassa autostima, senso di vergogna e di colpa; si sentono inferiori, impotenti e non meritevoli di amore, si aspettano di essere rifiutati e disprezzati, e sono inclini a colpevolizzarsi per le esperienze negative vissute.
  • alterazione nei sistemi di significato: questi individui mostrano auto-attribuzioni negative, sfiducia nelle figure primarie, perdita di aspettative di protezione da parte degli altri e dei servizi sociali, inevitabilità della futura vittimizzazione.

Bisogna tener presente che non tutti i bambini e adolescenti esposti ad un trauma sviluppano sintomatologia post-traumatica, la psicologia dello sviluppo parla infatti di vulnerabilità nei confronti di esperienze di vita stressanti, in generale di fronte agli eventi che capitano, positivi o negativi che siano, gli individui non si trovano nelle stesse condizioni. A seconda del loro livello di sviluppo psicologico e biologico, sperimentano gli stessi eventi in maniera diversa ma è possibile affermare che il verificarsi di eventi negativi nell’età evolutiva ha una notevole influenza sul futuro adattamento psicosociale degli individui.

Dottssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

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