Bambini

Bambini a scuola: sezioni eterogenee o omogenee?

07 Nov
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Scuola   |  Commenti disabilitati su Bambini a scuola: sezioni eterogenee o omogenee?

La formazione delle sezioni nella scuola dell’infanzia rappresenta un fattore rilevante nell’organizzazione scolastica e del lavoro educativo, in quanto permette, mediante una scelta intelligente e motivata, di soddisfare i bisogni di bambini e bambine di tre, quattro e cinque anni.

Quando il bambino e la bambina accede alla scuola dell’infanzia fa esperienza di maggiori relazioni sociali rispetto a quelle che ha conosciuto e intrecciato in ambito familiare. E’ nella scuola che il bambino e la bambina conosce il piccolo e grande gruppo dei pari e fa esperienza con bambini di età diversa che diventano un modello di relazione e interazione sociale estremamente significativo, segnando la qualità della relazione fra bambino e bambino.

La sezione in generale garantisce la continuità dei rapporti fra adulti e bambini e fra coetanei, evita i disagi dovuti ai continui cambiamenti, facilita il processo di identificazione, favorisce la predisposizione di spazi, ambienti e materiali idonei, consente di attuare i progetti educativi, valorizza e facilita il lavoro a piccoli gruppi.

Le sezioni omogenee sono organizzate in modo da accogliere bambini della stessa età, quindi gruppo classe di tre, quattro o cinque anni. Queste sezioni consentono:

  • di fissare obiettivi finalizzati a percorsi individuali
  • di attuare un progetto finalizzato ad una fascia di età
  • di individuare spazi, arredi e materiali consoni all’età dei bambini in quella fascia
  • di facilitare la soluzione di problemi simili
  • di evitare crisi di gelosia nei confronti dei nuovi bambini di tre anni.

Le sezioni eterogenee sono formate da gruppi di bambini di età diversa, di tre, quattro e cinque anni. Queste sezioni permettono:

  • di ampliare le opportunità di confronto e di arricchimento tramite occasioni di aiuto reciproco
  • di favorire il gioco simbolico in cui i bambini e le bambine possano immedesimarsi in ruoli differenti
  • di favorire lo scambio di esperienze e di comunicazione
  • di promuovere il piacere di dare e ricevere dai compagni spiegazioni efficaci e convincenti su eventi o azioni da compiere
  • di ricercare insieme la migliore strategia per la soluzione di problemi comuni e individuali
  • di agevolare lo svolgimento di attività ludiche in cui i bambini possono assumere una funzione specifica
  • di sviluppare capacità e competenze nelle attività ricorrenti di vita quotidiana e nelle attività di routine, che consentono esperienze educative di relazione non solo rivolte ai rapporti umani ma anche alla realtà circostante.

La composizione di sezioni per età eterogenea favorisce, quindi esperienze allargate rispetto alla sezione omogenea, offrendo maggiori possibilità di sperimentare aiuto reciproco, interazione e integrazione positiva fra tutti i bambini, piccoli e grandi.

Nel contesto organizzativo vanno comunque rispettate le esigenze specifiche delle singole età, i tempi e gli stili di apprendimento di ciascun bambino. Per agevolare queste esigenze nelle sezioni eterogenee sono favoriti gruppi di attività finalizzata ad apprendimenti specifici e gruppi-laboratorio per età.

Articolo scritto da Fulvia DiBenedetto, insegnante della scuola dell’infanzia a Torino

La balbuzie nei bambini: cosa fare?

30 Ott
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Psicologia   |  Commenti disabilitati su La balbuzie nei bambini: cosa fare?

La balbuzie si manifesta all’incirca nell’ 1 % della popolazione adulta, in ogni cultura e società. Si tratta di un disordine del ritmo della parola nel quale l’individuo sa ciò che vorrebbe dire, ma nel contempo non riesce a farlo a causa di involontari arresti, ripetizioni e blocchi nel flusso aereo.

E’ importante precisare che sebbene la balbuzie è caratterizzata da disfluenze non tutte le disfluenze sono indici di balbuzie!

Depressione nei bambiniL’età di insorgenza si colloca solitamente tra i 3 e i 5 anni ma circa l’80% dei bambini che vengono incasellati come balbuzienti, avranno un recupero spontaneo durante l’età scolare. Si tratta di una forma di balbuzia transitoria che nella maggioranza dei casi viene superata nell’arco di un anno e mezzo dall’esordio, è comunque utile che i genitori del bambino attuino degli specifici comportamenti per fare in modo che il bimbo non resti traumatizzato o colpito negativamente nella sua autostima in questi periodi di difficoltà nella parola.

All’apparire del sintomo è opportuno consultare uno psicologo per intervenire sui familiari piuttosto che sul bambino.

Tuttavia alcune disfluenze diventeranno delle balbuzie.

La balbuzie è uno dei più complessi disturbi del linguaggio, non è un fenomeno unico ma bensì determinato a diversi livelli da fattori sia fisiologici che psicologici, sia genetici che derivanti da variabili ambientali. Tutte queste concause possono giocare un ruolo importante nella balbuzie e può risultare estremamente difficile determinare a priori quale di queste sia quella prevalente.

Nei casi in cui la balbuzie è diagnosticata un disturbo del linguaggio diventa importante agire prontamente insegnando una tecnica per il controllo della balbuzie stessa anche in giovane età (o comunque prima dell’età scolare) in quanto si eviterà che le ricadute psicologiche del non poter comunicare come si vorrebbe non segnino stabilmente la personalità del bambino in via di evoluzione. Fermo restando che al più tardi dagli 8 anni è indicato un trattamento, qualora la balbuzie non accenni a diminuire stabilmente.

Logopedisti e psicologi dell’età evolutiva possono collaborare insieme per un miglioramento della qualità della vita del soggetto balbuziente: i logopedisti insegnando delle tecniche di controllo del disturbo mentre lo psicologo si fa carico delle componenti relazionali ed emotive e di riacquisizione della fiducia in se stessi.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris psicologa Torino

 

Lo sviluppo del linguaggio

30 Ott
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Lo sviluppo del linguaggio

Il linguaggio è una delle funzioni cognitive che maggiormente caratterizza gli esseri umani e che li differenzia dagli animali. Forse è proprio per questo che ogni genitore insieme ai primi passi attende il momento di sentire le prime parole del proprio bambino.

Sostegno ai genitoriGeneralmente intorno all’anno il bambino produce le prime parole che vengono usate in contesti specifici e referenziali, indicando oggetti e persone presenti e ben conosciute.

Tra i 12 e i 16 mesi l’ampiezza del vocabolario dovrebbe aumentare fino ad arrivare a circa 50 parole, successivamente intorno ai 18-24 mesi il vocabolario aumenta in maniera esponenziale per arrivare a circa 300 parole; questo fenomeno viene generalmente indicato come “l’esplosione del vocabolario”. Inoltre man mano che il vocabolario si amplia cominciano le combinazioni di più parole e si comincia a differenziare il vocabolario secondo diverse classi grammaticali.

Esiste poi un aspetto della comunicazione che non è legato alla produzione verbale ma è comunque molto importante e indicativo per il successivo sviluppo linguistico e cioè la produzione di gesti, accompagnati o meno da vocalizzazioni. La produzione di gesti, inizialmente con funzione richiestiva (avere un oggetto, un aiuto da parte dell’adulto ecc.) e successivamente dichiarativa (per attirare l’attenzione e condividere l’attenzione su di un oggetto) sono degli indicatori importanti della capacità di linguaggio che il bambino svilupperà successivamente.

È sempre molto importante avere un’attenzione particolare al linguaggio del bambino ma bisogna anche sempre considerare che per quanto riguarda il linguaggio questi range di età di acquisizione sono piuttosto ampi e spesso fino ai due anni di età è difficile stabilire se un bambino abbia una difficoltà di linguaggio o semplicemente tempi di sviluppo diversi. Esistono però degli indicatori che un professionista (psicologa dell’età evolutiva e neuropsichiatra infantile) può rilevare per trarre indicazioni sul futuro sviluppo del linguaggio e sulle possibili difficoltà (vedi anche articolo: La balbuzie nei bambini: cosa fare?).

Dott.ssa Francesca Vottero Ris psicologa Torino

Bambini: i possibili segnali di difficoltà di apprendimento

12 Ott
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, In evidenza   |  Commenti disabilitati su Bambini: i possibili segnali di difficoltà di apprendimento

L’apprendimento parte da una base percettiva, motoria e manipolativa per arrivare ai sistemi simbolico concettuali ossia all’utilizzo e alla produzione di simboli come sistemi di rappresentazione della realtà, utilizzabili come strumenti linguistici di comprensione e comunicazione di conoscenze. Per sviluppo cognitivo quindi, si intende trasformare e consolidare abilità percettive, motorie, linguistiche e intellettive di ciascun bambino in competenze, che gli permettano di riorganizzare le esperienze, di esplorare e ricostruire la realtà che lo circonda e in cui agisce.

I bambini seguono traguardi di sviluppo sia ad opera del processo biologico naturale sia ad opera delle sollecitazioni ambientali. Conoscere le sequenze evolutive permette di stabilire il progressivo sviluppo del bambino.

I quadri di riferimento non vanno applicati come assoluti perché esiste una grande variabilità individuale nei ritmi e nei tempi di apprendimento.

Bambino ossessionatoPuò capitare che si notino, sia in ambito familiare che scolastico “segnali” che potrebbero indicare difficoltà dell’apprendimento del bambino. Quando il bambino arriva alla scuola dell’infanzia ha già acquisito abilità in diverse aree e in questo periodo, dai tre ai sei anni, si verificano cambiamenti considerevoli.

In ambito percettivo a tre anni il bambino ha ancora una percezione di tipo sincretico (cioè una percezione di tipo globale e confusa) ma ha acquisito abilità che gli permettono di scoprire negli oggetti le proprietà sia materiali che funzionali, la rappresentazione è ricca di contenuti ma disordinata, il colore è usato in modo indiscriminato.

A cinque/sei anni il bambino è in grado di fare confronti, cogliere somiglianze e differenze, rappresentare gli oggetti in modo più differenziato, usare lo spazio del foglio e i colori in modo adeguato.

Possibili segnali di difficoltà percettive potrebbero essere non riuscire a:

  • seguire oggetti o figure in movimento
  • eseguire consegne plurime o messaggi lunghi
  • ascoltare una storia (il bambino si distrae facilmente)
  • ripetere una breve storia- individuare i personaggi principali di una storia
  • essere pertinenti ad un contesto
  • memorizzare il nome dei colori e usare il colore in modo appropriato

In ambito psicomotorio a tre anni il bambino ha sviluppato due funzioni importanti: la prensione e la deambulazione che gli permettono autonomia, attività esplorativa e costruttiva, queste abilità gli consentiranno inoltre di utilizzare nuovi stimoli.

A cinque/sei anni il bambino sviluppa la prensione fine che gli permette varie attività: legare, allacciare, tagliare, tenere con due dita ecc. e la motricità globale che gli permette di salire, scendere, saltare su un piede solo, prendere la palla al volo ecc.

Possibili segnali di difficoltà psicomotoria potrebbero essere:

  • lentezza motoria, a volte precipitazione
  • postura goffa
  • atteggiamenti maldestri
  • non riuscire a tenere fra due dita il pennarello o le posate
  • problemi a disegnare, allacciare, abbottonare, lavarsi, vestirsi, calciare, afferrare, portare un oggetto
  • problemi a stare dentro un contorno
  • problemi a rappresentare lo schema corporeo e la realtà
  • problemi a orientarsi nello spazio inteso come foglio e ambiente
  • problemi ad adeguarsi ai cambi di attività, di ambienti, di gioco
  • problemi a controllare le emozioni: scoppi di pianto improvvisi, aggressività, fuga o tendenza ad isolarsi
  • problemi a seguire le regole, a giocare in gruppo, tendenza al gioco parallelo.

Disturbi psicosomatici nei bambiniLa presenza di alcuni di questi segnali non è necessariamente sinonimo di una difficoltà di apprendimento ed è sempre necessario che tali segnali siano contestualizzati, tuttavia se sono presenti numerose o tutte le difficoltà elencate e si presentano spesso e in tutti i contesti frequentati dal bambino è consigliabile una visita specialistica da un neuropsichiatra infantile o da una psicologa infantile per una valutazione diagnostica più approfondita.

Scritto da Fulvia Di Benedetto insegnante della scuola dell’infanzia a Torino e dalla Dott.ssa Francesca Vottero Ris, Psicologa a Torino

Selettività del cibo e rifiuto di mangiare nei bambini

16 Set
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Disturbi alimentari   |  Commenti disabilitati su Selettività del cibo e rifiuto di mangiare nei bambini

Disturbi alimentari nei bambiniIl rifiuto di mangiare o un’eccessiva selettività del cibo da parte di un bambino suscita sempre nei genitori una grande ed intensa preoccupazione. La situazione più grave che si possa presentare è quella di una anoressia vera e propria, ossia un rifiuto totale del cibo, me è un fenomeno abbastanza raro in età infantile dove per lo più si trova legato a disturbi mentali gravi o situazioni estreme di maltrattamento infantile.

A volte forme intermedie di anoressia si presentano in occasione di cambiamenti del regime alimentare come nello svezzzamento, in periodi di malattia, in fasi di grandi cambiamenti di vita come traslochi o afidmento ad altre figure di accudimento.

Problemi alimentari bambiniMolto difrequenti sono l’eccessiva sellettività nei confronti del cibo: il bambino può magiare solo due o tre tipi di cibo e ha difficoltà ad accettare nuovi sapori.

In ognuna di queste situazioni è importante rivolgersi al pediatra affinchè suggerisca le tecniche nutrizionali più adeguate, se il problema dovesse essere particolarmente complicato o persistere e fonte di eccessiva ansia per i genitori ci si può rivolgere ad uno psicologo che possa inquadrare il problema e le dinamiche relazionali e pianificare delle strategie d’intervento risolutive.

L’alimentazione ha una grande valenza simbolica: le dinamiche che si attivano tra bambino  e figura di accudimento al momento del pasto, lasciano filtrare sentimenti, emozioni e credenze reciproche che creano modelli mentali del bambino.

Famiglia che legge un libroI problemi più frequenti alla basa del rifiuto del cibo ruotano attorno ad un ipocoinvolgimento o ad un ipercoinvolgimento delle figure di cura rispetto all’alimetazione: alcuni adulti possono ad esempio possono mostrarsi imprevedibili di fronte ai segnali di richiesta del cibo oppure vivere con troppa ansia tuto ciò che riguarda il cibo al punto da diventare l’unico canale di comunicazione affettiva.

Naturalmente anche le predisposizioni temperamentali del bambino possono avere un ruolo nella creazione di problematiche alimentari, ma sarà compito dell’adulto capire cosa succede e perchè e modificare i propri comportamenti per meglio adeguarsi alle richieste del bambini.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa Torino

La scuola riapre: consigli utili per l’inserimento dei bambini alla scuola dell’infanzia

07 Set
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Scuola   |  Commenti disabilitati su La scuola riapre: consigli utili per l’inserimento dei bambini alla scuola dell’infanzia

Cosa possono fare i genitori:

  • parlare con il bambino e spiegare che adesso è “grande” e andrà alla scuola dell’infanzia dove incontrerà bambini e bambine con cui potrà giocare e fare amicizia, che troverà persone che gli vorranno bene e che si occuperanno di lui come la maestra e l’assistente educativa
  • portare il bambino a visitare la scuola sia in esterno che all’interno, fargli vedere la classe, presentarlo agli altri bambini e all’insegnante
  • spiegare al bambino cosa faranno mamma e papà mentre lui è a scuola
  • lasciare al bambino un piccolo oggetto impegnandolo a conservarlo nel suo armadietto o in tasca al grembiule, dandogli così un segno sicuro della loro ricomparsa
  • affidare il bambino all’insegnante con dolcezza ma anche con fermezza e senza esitazioni, facendo diventare questo momento un rituale da ripetere con serenità ad ogni distacco.

Una particolare attenzione deve essere data all’aspetto emotivo/affettivo sia dei bambini sia dei genitori, in quanto, spesso ambedue sono alla loro prima esperienza di separazione in un ambiente extra-familiare.

Il genitore che accompagna deve:

  • essere sereno e allegro trasmettendo questa emozione al bambino, non lo abbandona ma lo affida a personale competente
  • aiutare il bambino a vedere i lati positivi della nuova esperienza che lo attende-evitare stati ansiosi o insicurezza, il bambino con le sue antenne percepisce tutto e queste emozioni gli potranno causare paure
  • parlare con l’insegnante di ogni dubbio,incertezza o timore
  • essere consapevoli che la scuola adotta strategie idonee per creare condizioni di benessere per agevolare il distacco con serenità
  • di fronte a crisi di pianto del bambino è necessario mantenere un atteggiamento calmo ma fermo in modo da trasmettergli la fiducia necessaria per poter affrontare la separazione.

Lettura consigliata: “Lilli, la topolina”Antoine SchneiderNord Sud edizioni

Articolo scritto da Fulvia Di Benedetto, insegnante della scuola dell’infanzia a Torino.

La scuola riapre: consigli utili per l’inserimento dei bambini alla scuola dell’infanzia

31 Ago
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Scuola   |  Commenti disabilitati su La scuola riapre: consigli utili per l’inserimento dei bambini alla scuola dell’infanzia

bambino contentoLe vacanze sono quasi finite e le scuole fra poco riapriranno, è giunto il momento per molti bambini di riprendere il loro “viaggio” scolastico e incontrare di nuovo compagni e insegnanti. Molti piccoli bambini e bambine si apprestano per la prima volta ad iniziare questa meravigliosa avventura che li accompagnerà per un tratto della loro vita, di cui conserveranno un ricordo per molto tempo, forse per sempre.

L’inserimento alla scuola dell’infanzia richiede preparazione e attenzione da parte di tutti: genitori, insegnanti e bambini. Molti genitori si chiedono come possono preparare i bambini e loro stessi ad affrontare questo evento così significativo nella vita di entrambi.

Premesso che la scuola dell’infanzia riconosce al bambino il ruolo di protagonista della sua crescita per favorirne tale centralità predispone l’ambiente scolastico come luogo di “vita, relazioni, apprendimento”, e mette in atto precise modalità.

Per il bambino di tre anni che non ha mai frequentato il nido, l’arrivo alla scuola dell’infanzia può essere un momento particolarmente difficile perché si troverà in un ambiente diverso da quello familiare con persone sconosciute, pertanto potranno nascere in lui paure e incertezze.

Le insegnanti,  consapevoli di questo, adottano diverse modalità per creare condizioni di benessere per il bambino e per la sua famiglia:

  • incontrano i genitori in assemblea alla fine dell’anno scolastico precedente per conoscersi, per raccogliere informazioni sull’iter dell’inserimento e didattico-educativo, sull’organizzazione della scuola, sugli ambienti e gli spazi;
  • segnalano gli orari di entrata/uscita come momenti di relazione significativa fra genitori e insegnanti;
  • predispongono un percorso didattico che prevede giochi canti e attività ludiche, espressive e manipolative per stimolare la curiosità nel bambino e la voglia di ritornare;
  • incontrano i genitori individualmente per raccogliere informazioni sul bambino e sulla famiglia.

Leggi l’ articolo con i consigli per i genitori

Educare i bambini: i no che aiutano a crescere

09 Ago
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione   |  Commenti disabilitati su Educare i bambini: i no che aiutano a crescere

Famiglia che legge un libroLa relazione educativa è il rapporto che si stabilisce tra il bambino e gli adulti educanti: genitori, nonni, insegnanti, educatori ecc. perchè questa relazione sia positiva è bene evitare il cosiddetto “braccio di ferro” tra bambini e adulti. L’adulto che si occupa di educazione deve saper distinguere fra ordini e regole, tanto più che il bambino piccolo non riesce ancora ad interpretare un ordine con oggettività, ma lo vive come imposizione restrittiva soggettiva.

Le regole sono oggettive, stabilite e condivise dal contesto familiare e sociale in cui il bambino vive e cresce, regole a cui tutti si devono attenere in quanto esse hanno una ripercussione diretta sulla convivenza familiare, sociale e civile es. “in classe si parla sottovoce”, “la carta va riposta nel recipiente di raccolta”, “alle nove si spegne la tivù e si va a letto”.

L’ordine o il comando è soggettivo ed è imposto al bambino dall’adulto che così pretende un comportamento spesso dettato dall’umore del momento, es. “non urlare!”, “non mettere in disordine!”, “vieni subito qui!”. In questi casi è naturale che il bambino si ribelli o faccia i capricci perchè gli viene imposto un comportamento immotivato e momentaneo senza riferimenti da lui conosciuti, con conseguente insicurezza, da parte del bambino, di un confine che non può darsi e che l’adulto, suo referente non riesce a dargli.

In questa ottica si capisce come l’ordine sia arbitrario e umorale mentre la regola è chiara, coerente e condivisa da chi agisce la funzione educativa. La regola inoltre evita i capricci dei bambini, le proibizioni imposte dall’adulto e le discussioni inutili.

Rivalita tra fratelliL’esperienza quotidiana dimostra che in generale i bambini escono vincenti da questi “braccio di ferro”, la discussione che ne viene fuori finisce per stancare l’adulto che tende a lasciar perdere: “fai come ti pare…” è una resa ricorrente. È meglio non farsi trascinare in questo meccanismo, dopo un breve scambio verbale bisogna ricordare al bambino le regole stabilite e le possibili conseguenze che potrebbero seguire se continua nel suo comportamento disubbidiente.

L’adulto che cede al capriccio o non riesce a farsi ubbidire provocherà nel bambino la convinzione che egli non controlla la situazione e che può essere facilmente manipolabile. Il segnalare al bambino la possibile sanzione non è un eccesso di rigidità ma una modalità educativa che gli permette di capire e di attenersi a confini prevedibili, semplici e quindi ubbidibili.

Sostegno ai genitoriL’adulto deve essere in grado di agire azioni di contrasto nei confronti dei bambini piccoli, perché essi sono naturalmente narcisisti e centrati su sé stessi, è meglio saper dire “no” in modo chiaro e stabilire regole precise piuttosto che accontentare ogni richiesta. Assecondare il bambino per evitare discussioni, oltre che a favorire il capriccio, gli impedisce di fare “esperienze di vita”, elementi importanti per lo sviluppo cognitivo.

Daniele Novara direttore  del centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza afferma: “Se si danno regole precise, chiare e condivise i capricci sono rare eccezioni” (citazione di D. Novara fonte: Sapere e salute, educazione sanitaria in farmacia n. 87).

Scritto da Fulvia Di Benedetto, insegnante di scuola dell’ Infanzia a Torino.

Bambini difficili

12 Lug
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Bambini difficili

Non vanno ancora a scuola e sono sempre più rabbiosi e aggressivi tanto che spesso vengono appellati come bambini difficili o peggio bambini cattivi.
E non sono la minoranza perchè ben un bambino su dieci in età prescolare, ovvero fino ai cinque anni, presenta disturbi del comportamento di vario grado. Se è vero che gli esperti rassicurano che spesso non si tratta di una patologia vera e propria, è un segnale da non sottovalutare e che va letto come la crescente difficoltà dei genitori di educare i proprio figli in una società sempre più complessa e con punti di riferimento troppo mutevoli.
Fortunatamente il più delle volte si possono escludere difetti della sfera cognitiva o particolari patologie organiche, mentre si riscontra appunto una forte tendenza a crisi di rabbia, collera e opposizione. Una carica di aggressività, “che rende questi bambini estremamente difficili da educare”.
E bisogna considerare gli effetti a lungo termine di queste difficoltà che emergono già nella prima infanzia, infatti sono proprio i bambini oggi difficili quelli con maggiore probabilità domani di sviluppare condotte a rischio, dalla fuga alla micro-delinquenza.

COSA FARE SE IL  BAMBINO HA UN COMPORTAMENTO ATIPICO?
Rivalita tra fratelliTuo figlio è diventato improvvisamente timido e pauroso quando è fuori casa mentre in casa non smette mai di strillare o piangere quando vuole ottenere ciò che desidera diventa una furia, corre urla ed ha un comportamento insopportabile?
Il tuo bambino manifesta comportamenti così diversi da quando è a scuola a quando è a casa o in ambienti extrascolastici? Ti sei chiesta più volte cosa accadrà quando diventerà più grande?

CHIEDI CONSIGLIO AD UNO SPECIALISTA DELLA PISCOLOGIA DELLO SVILUPPO.

La psicologia dello sviluppo ha messo in evidenza come, durante i primi anni di vita, i bambini attraversino diverse fasi di sviluppo. Tali periodi evolutivi comportano importanti modifiche a livello corporeo, affettivo e cognitivo. Spesso possono presentarsi disarmonie transitorie, caratterizzate da eccessiva timidezza, esplosioni di rabbia violente, difficoltà nelle relazioni con gli altri. Quando si verificano questi episodi è necessario valutarne intensità, frequenza e durata. Inoltre è importante considerarne la pervasività: cioè il mantenimento nel tempo e in differenti contesti. Se è vero che tali difficoltà compaiono in modo transitorio e soltanto in alcune circostanze uno specialista del campo può aiutare i genitori a registrare e considerare i comportamenti atipici del bambino ed eventualmente sostenere i genitori e fornirgli strumenti per poter gestire in modo autonomo la situazione oppure là dove sussistono dei problemi diagnosticabili intevenire preventivamente per evitare lo strutturarsi di un disagio di difficile gestione poi nell’età adolescenziale.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

Educazione olistica rivolta ai bambini

05 Lug
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Scuola   |  Commenti disabilitati su Educazione olistica rivolta ai bambini

L’educazione olistica è la visione naturale e globale dell’”educare”, educa l’intero bambino e non ne privilegia solo una parte, di solito quella mentale a scapito di quella fisica ed emozionale. L’uomo è formato da un Corpo Fisico ma anche da una parte Emozionale e Mentale che devono convivere in Equilibrio e Armonia, mediante la Consapevolezza che deve abitare a tutti i livelli. La coscienza abita nel mentale ma si raggiunge attraverso il fisico passando dall’emozionale.

Questa premessa dovrebbe far riflettere coloro che si occupano di educazione, dagli insegnanti agli stessi genitori. I bambini assorbono tutto ciò che viene loro proposto, per cui bisogna fare molta attenzione a come ci si comporta in loro presenza, a come si parla e a come si risponde alle loro domande, l’adulto è un ottimo riferimento educativo per il bambino che è un attento osservatore in fase di crescita. Le insegnanti della scuola dell’infanzia che si occupa dell’educazione dei bambini, in quella fascia di età in cui sono più ricettivi, sono molto attente a questo e predispongono un curricolo dove ogni attività viene predisposta e mirata allo sviluppo di ogni aspetto dell’essere umano: il corpo come unità psicofisica, i sensi come unità esplorativa, l’intelletto come unità di apprendimento e memoria.

Attraverso una pedagogia del “fare” dove il bambino è protagonista attivo impegnato in un processo di costruzione di sè stesso e del suo rapporto con il mondo che lo vede protagonista e non soggetto passivo, l’informazione diventa esperienza diretta e si apprende a utilizzare l’immaginazione creativa e l’intuizione in modo che le nuove generazioni siano in grado di affrontare con flessibilità inventiva e pensiero critico i compiti e i problemi di una realtà sempre più complessa e poliedrica, favorendo il passaggio da una realtà centrata su sè stessi ad una dimensione più ampia e globale.

Molte scuole si stanno orientando verso sistemi educativi dove ogni bambino impara a sviluppare tutto il suo potenziale, in modo che possa liberarsi da forme di condizionamento basate sulla teoria della  competitività per favorire modalità di interazione, di collaborazione, di condivisione e di partecipazione con qualunque tipo di realtà sia umana che ambientale.

Con questo orientamento si può avvicinare il bambino alla visione globale e al concetto di ordine cosmico, ossia l’interazione fra lui e l’intera creazione, farlo sentire in rapporto con il mondo intorno a lui, con gli altri esseri viventi e con l’universo… “IO FACCIO PARTE DEL TUTTO” …sentimento umanistico.

Scritto da Fulvia Di Benedetto insegnante di scuola dell’infanzia a Torino

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