Coppia

Come superare il divorzio e la separazione

07 Gen
by Francesca Vottero Ris, posted in Coppia, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Come superare il divorzio e la separazione

Fonte: La Repubblica.it

Distrutti dopo il divorzio? La separazione non c’entra.

Uno studio americano rivela: il dolore per una storia finita non riguarda la perdita del coniuge o i timori per il futuro, ma la capacita perduta durante il matrimonio di amare se stessi. Articolo di SARA FICOCELLI
coppia che litigaDiceva Marlene Dietrich che “quando l’amore è finito, gli alimenti colmano il vuoto”. Di separazioni la femme fatale ne sapeva qualcosa, ma un conto è lasciare Ernest Hemingway per Jean Gabin e un altro è separarsi da comuni mortali, magari con figli piccoli e un mutuo da pagare. Il divorzio è sempre un momento difficile da affrontare sia sul piano pratico che psicologico, ma non tutti lo vivono allo stesso modo. C’è chi supera il trauma dopo qualche mese, chi si lascia tutto alle spalle all’istante, chi impazzisce di rabbia e chi va in depressione e non riesce più a rifarsi una vita.
Lo psicologo David A. Sbarra dell’università dell’Arizona, con i colleghi Hillary L. Smith e Matthias R. Mehl, ha studiato le dinamiche psicologiche dei divorziati e le differenti capacità di reazione, concludendo che, al di là della situazione specifica, tutto dipende dal livello di “self compassion” di ognuno. In altre parole, più si è indulgenti e generosi con se stessi, meglio si affronterà il dolore.
Lo studio è stato pubblicato su Psychological Science, la rivista dell’associazione psicologica americana, e dimostra una cosa solo apparentemente scontata: a dilaniare, durante una separazione, non è la perdita del coniuge o la consapevolezza degli sforzi economici che si dovranno affrontare, ma l’incapacità di perdonarsi e lasciarsi scivolare addosso le cose. Abituate a preoccuparsi dell’altro e della famiglia, molte persone dimenticano come si fa a volersi bene, pretendono da sé la perfezione e si addossano, al momento di divorziare, colpe che non hanno. I più fortunati non sono gli egoisti, ma coloro che hanno a cuore la propria persona non meno di quella altrui. “L’autocompassione – spiega Sbarra – può promuovere la resilienza, ovvero la capacità dell’uomo di affrontare e superare le avversità della vita, di superarle e di uscirne rinforzato e addirittura trasformato positivamente”.
La ricerca ha coinvolto 105 quarantenni, di cui 38 uomini e 67 donne, sposati da più di 13 anni e divorziati da tre o quattro mesi. A tutti è stato chiesto di parlare dell’ex coniuge per 30 secondi e poi per 4 minuti dei propri sentimenti riguardo alla separazione. Misurando il livello di self-compassion con rilevatori audio che decifrano le implicazioni psicologiche dei costrutti delle frasi e intervistando nuovamente i volontari dopo tre e sei mesi, gli studiosi hanno rilevato che chi era capace di auto-compassione affrontava meglio il trauma del divorzio, mentre chi era abitualmente duro con sé stesso soffriva di più. “Non è semplice chiedere a qualcuno di essere meno ansioso. Non si cambia personalità così facilmente – continua Sbarra – ma è possibile modificare atteggiamento a poco a poco grazie all’esperienza. In questo, le donne sono molto più in gamba degli uomini”.
Secondo Fausto Manara, docente di Psicoterapia presso la Scuola di specializzazione in Psichiatria e vicepresidente della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica, la capacità di reazione di ognuno di fronte a una fase simile della vita dipende innanzitutto dai motivi che hanno portato al divorzio, dall’averlo promosso o subìto. “Poi – spiega – dalla lealtà nella fase di separazione, o dai rancori che l’hanno accompagnata e, ancora, dalla capacità di progettarsi come individui indipendenti. Infine, dalle caratteristiche di personalità”. Per quanto affrontato egregiamente, un divorzio suscita sempre, precisa Manara, sensazioni di perdita e di fallimento, anche quando sembra prevalere un sentimento di liberazione. E non è detto che il gentil sesso sia più forte di quello maschile. “Le donne sanno affrontare le questioni pratiche della vita con maggiore indipendenza – conclude – e questo le può facilitare. Ma gli uomini hanno maggiore facilità a trovare “premi di consolazione” per alleviare il dolore della perdita”.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa Torino

Adozione Internazionale

25 Nov
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Coppia   |  Commenti disabilitati su Adozione Internazionale

PROCEDURE PER LA DOMANDA DI ADOZIONE INTERNAZIONALE
Perizia psicologicaLa legge 184 ha disciplinato la procedura di adozione internazionle.
I coniugi che desiderano adottare un bambino straniero devono presentare la domanda solamente al Tribunale dei minori competente della loro città. Accertata la sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge attraverso le indagini sanitarie, sociali e psicologiche, viene rilasciata la dichiarazione di idoneità all’adozione, che consente di appoggiarsi a delle associazioni che si occupano di adozioni internazionali e/o di recarsi all’estero per attuarla.

L’articolo 32 riconosce efficace il provvedimento straniero quando:

  • è stata emanata la dichiarazione di idoneità
  • il provvedimento straniero è conforme con le leggi dello stato che lo ha emesso
  • non è contrario ai principi fondamentali che regolano nello Stato il diritto di famiglia e dei minori.

Alcuni paesi stranieri potrebbero richiedere delle valutazioni psicologiche ulteriori e la somministrazione di alcuni test psicologici.

Una volta che il minore sia entrato in Italia con lo stato di figlio adottivo verranno applicate le norme per l’affidamento preadottivo nazionale (vedi articolo Adozione Nazionale).

I Tribunali per i Minorenni sono competenti e responsabili dell’iter della domanda di adozione; una volta ricevuta la domanda avviano delle procedure di accertamento dei requisiti soggettivi (la A.S.L. avvierà tramite uno psicologo e un assistente sociale colloqui a conclusione dei quali verrà stesa una relazione)  e oggettivi (mediante accertamento effettuato dalla polizia) della famiglia spirante. Le relazioni stilate da entrambi gli organi competenti verranno inviate al Tribunale per i minorenni che ha a carico la domanda di adozione, e dopo un colloquio della famiglia aspirante con un Magistrato Minorile, deciderà se accogliere la domanda o respingerla.  Se la domanda dovesse essere respinta, è ammesso ricorso alla  Corte di Appello presente nella stessa città.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino

Adozione Nazionale

25 Nov
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Coppia   |  Commenti disabilitati su Adozione Nazionale

LA PROCEDURA PER LA DOMANDA DI ADOZIONE
Se siete una coppia interessata all’adozione sicuramente potrebbe tornarvi utile leggere le informazioni riportate di seguito che vi permetteranno di conoscere le leggi e le procedure da seguire.

ADOZIONE NAZIONALE
Perizia psicologicaLa legge 184 definisce le norme procedurali specifiche e vincolanti per chi desidera adottare un figlio. Dal 1983 in poi il problema della selezione delle coppie ha impegnato la riflessione generale sia per un’ esigenza di ridurre al minimo il possibile il fallimento dell’adozione sia per un aumento della richiesta rispetto al numero dei bambini dichiarati adottabili.
L’articolo 22 spiega che la domanda per l’adozione nazionale, diversamente da quella internazionale, può essere inoltrata a uno o più Tribunali dei minori. Essa decade dopo due anni dalla presentazione e può essere rinnovata ripetendo lo stesso iter della precedente. Successivamente il Tribunale, dispone adeguate indagini sanitarie, sociali e psicologiche; le indagini di tipo medico hanno lo scopo di verificare le attuali condizioni di salute dei coniugi per potere escludere, nei limiti del possibile, l’insorgere di qualche morbosità a breve termine, evento estremamente sfavorevole all’inserimento di un bambino che attende di essere adottato.  Raccolti e valutati tutti gli elementi il Tribunale dei minori formula il giudizio ed individua fra le coppie che hanno ottenuto l’idoneità, la  coppia che risulta più adeguata ai bisogni di quel determinato bambino che attende i suoi genitori. Dopo l’abbinamento, viene disposto l’affidamento preadottivo per la durata di un anno. In situazioni che si delineano problematiche o nel caso di minori adottati già grandi il periodo di affidamento preadottivo può essere prorogato di un anno per favorire il consolidarsi di relazioni affettive e relazionali non ancora stabili. Se la dichiarazione dello stato di adottabilità del minore viene contestata dalla famiglia di origine, il Tribunale ha facoltà di decidere comunque l’inserimento del bambino in un nuovo nucleo a causa della  sofferenza psicologica che lo stato di deprivazione affettiva comporta per lui: in questo caso si parlerà di affidamento “a rischio giuridico”, la cui durata è a volte imprevedibile in quanto la situazione processuale non è ancora definita. In quest’ultimo caso, la coppia deve essere ben consapevole del rischio sia a livello giuridico che  affettivo a cui va incontro e che potrebbe, nei casi più sfortunati, terminare con il rientro del bambino nella sua famiglia d’origine.
Famiglia che legge un libroSecondo l’articolo 25  il Tribunale dei minori, decorso un anno dall’affidamento provvede all’adozione con un decreto, decidendo per l’adozione o la non adozione all’adozione;  secondo l’articolo 27 , se avviene l’adozione il minore adottato acquista lo stato di figlio legittimo, assume e trasmette il cognome dei genitori adottivi e cessano i rapporti verso la famiglia d’origine.

Se sei interessato anche alle procedure di adozione internazionale leggi anche Adozione Internazionale.

I Tribunali per i Minorenni sono competenti e responsabili dell’iter della domanda di adozione; una volta ricevuta la domanda avviano delle procedure di accertamento dei requisiti soggettivi (la A.S.L. avvierà tramite uno psicologo e un assistente sociale colloqui a conclusione dei quali verrà stesa una relazione)  e oggettivi (mediante accertamento effettuato dalla polizia) della famiglia spirante. Le relazioni stilate da entrambi gli organi competenti verranno inviate al Tribunale per i minorenni che ha a carico la domanda di adozione, e dopo un colloquio della famiglia aspirante con un Magistrato Minorile, deciderà se accogliere la domanda o respingerla. Se la domanda dovesse essere respinta, è ammesso ricorso alla  Corte di Appello presente nella stessa città.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris psicologa torino