Depressione

Il senso di colpa

02 Mag
by Francesca Vottero Ris, posted in Depressione, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Il senso di colpa

ansiaMi sento in colpaè colpa mia…” sono frasi molto ricorrenti che spesso sentiamo o viviamo in prima persona. Il senso di colpa è un meccanismo della coscienza che, ci segnala un disagio e ci rimprovera quando facciamo qualcosa che infrange il nostro codice morale, perseguitandoci fino a quando non ci attiviamo per rimediare con un gesto riparatore.
Tuttavia accade di sentirsi in colpa anche senza un reale motivo solo per il fatto di essere quelli che siamo, di avere qualcosa che gli altri non hanno o di non riuscire a risolvere una problematica di cui però non siamo responsabili.
La colpa è un mix di elementi emotivi e cognitivi, che deriva dalla convinzione di aver danneggiato qualcuno e dalla paura di una punizione da parte delle figure significative. Però non è sempre negativa, infatti ci mette in guardia dall’oltrepassare i limiti, ci costringe ad una messa in discussione e assunzione di responsabilità e favorisce un dialogo interiore che ci aiuta a mantenere le relazioni con gli altri.
Quando ci troviamo a vivere il senso di colpa, si tende a spostare l’attenzione su un evento passato, allontanandoci sempre più dal momento presente. Ci si sente abbattuti o irritati per qualcosa che si è detto o fatto e, assorbiti dallo stato d’animo suscitato da quel comportamento passato, che nessun gesto potrà riparare a pieno, per quanto ci sforziamo.
Per poter tenere sotto controllo le emozioni spiacevoli derivate dal senso di colpa (che spesso sono diverse: rabbia, frustrazione, preoccupazione, tristezza, disperazione..) è importante innanzitutto riconoscerlo.
Riconoscere i propri sensi di colpa è difficile poiché significa ammettere la propria incapacità e debolezza scontrandosi con l’ideale di perfezione che ci porta a prefiggersi di essere sempre perfetti e senza cola.
I sensi di colpa si nascondono spesso dietro la mancanza di desideri e frasi come: “no questo non mi interessa” oppure “no non mi piace” o “no questo non mi va”. In realtà quella cosa non ci va poiché il solo ipotizzarla terrorizza la persona che non può ammettere a se stesso la sua debolezza. Quindi, proprio per la tendenza a nasconderli, la conoscenza del senso di colpa non va mai data per scontata. Anzi spesso è necessario lavorare su di essi partendo ad esempio dalla attuale incapacità a dire dei “NO” alle richieste altrui.
La colpa insieme alla vergogna e all’ansia sono emozioni molto importanti perchè spesso implicate nella sofferenza vissuta dalla persona.

Depressione Post-Partum

07 Lug
by Francesca Vottero Ris, posted in Depressione   |  Commenti disabilitati su Depressione Post-Partum

Scritto dalla Dottossa Francesca Vottero Ris, Psicologa Torino, Psicoterapeuta, Terapia E.M.D.R.

Il periodo dopo il parto è un momento molto critico per la vita psichica della donna perché determina un notevole cambiamento, in cui frequentemente possono insorgere dei disagi psicologici o delle sindromi depressive.

depressioneDopo il parto spesso si ha un calo dell’umore e instabilità emotiva. Il carico di stress è molto alto perché la donna deve affrontare diversi cambiamenti: le richieste continue del neonato, la perdita dell’ordine e della routine, le notti insonni, i cambiamenti di ruolo, la modificazione della relazione col partner. Altri fattori stressanti possono essere l’isolamento, le difficoltà finanziarie, il parto problematico. Questo sconvolgimento emotivo può scatenare un calo dell’umore e una depressione nelle donne.

I sintomi più comunemente riportati nella sono:Disturbi dell'umore

  • un abbassamento dell’umore, tristezza (Ogni cosa ha perso il suo colore)
  • Pianto incontrollato
  • Sentirsi senza valore (agli altri non interessa come mi sento io)
  • Senso di colpa ( perché sto così male adesso che ho un bambino bellissimo?)
  • Mancanza di energie ( tutto quello che faccio è una fatica)
  • Perdita di interesse per diverse attività (Non voglio vedere nessuno, non sopporto di essere toccata)
  • Senso di irritazione ( sto per esplodere)
  • Difficoltà di concentrazione e nel prendere decisioni
  • Confusione mentale, dimenticanze
  • Instabilità emotiva (un attimo mi sento benissimo e subito dopo sono a terra)
  • Ansia, attacchi di panico (sudorazione eccessiva, iperventilazione, tensione muscolare)
  • Preoccupazione per la propria salute e per quella del bambino
  • Movimento e linguaggio accellerati o rallentati
  • Disturbi dell’appetito (Mangiare troppo o troppo poco)
  • Disturbi del sonno (non riuscire a dormire neanche quando dorme il bambino)
  • Senso di disperazione, pessimismo (Mi sono appena seduta e il bambino comincia a piangere)

Spesso molte donne nascondono le proprie manifestazioni emotive e non cercano aiuto.

Non è raro che le donne che attraversano nel post-partum delle difficoltà mettono in atto soluzioni di tipo tutto o nulla: più madri che donne o più donne che madri. L’investimento esclusivo della madre nel ruolo materno può creare una situazione di simbiosi con il figlio sacrificando tutti gli altri legami , creando così una forte solitudine attorno alla diade madrebambino. In questi casi il padre viene completamente escluso dalla relazione con il bambino. Quando invece la scelta è di essere più donna che madre ci troviamo di fronte a donne che si concentrano su un oggetto esterno alla maternità come il lavoro la coppia escludendo il figlio. La depressione materna ha un notevole impatto sulla qualità dell’interazione con il bambino e sul suo funzionamento affettivo, soprattutto per quanto riguarda la regolazione emotiva e l’autostima.

Psicologa per adulti

“Tutto è difficile prima di essere semplice”

Nei casi di depressione post-partum il sostegno di uno psicologo aiuta la donna a riconoscere e superare il suo stato depressivo focalizzandosi inizialmente sui sintomi riportati, l’intervento dello psicologo aiuterà anche a migliorare nella donna suo senso di auto-efficacia come madre e a modificare la relazione con il bambino sostenendo esperienze positive con il proprio figlio.
Infine, il sostegno di uno psicologo previene ricadute nel legame tra la mamma ed il figlio, nel rapporto con il padre e nello sviluppo psicologico del bambino.

Dottoressa Francesca Vottero Ris, Psicologa Torino, riceve presso studio privato in via Casalis 31, Torino.

I Disturbi dell’Umore: quali sono

27 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Depressione   |  Commenti disabilitati su I Disturbi dell’Umore: quali sono

I Disturbi dell’Umore comprendono una varietà di quadri psicopatologici caratterizzati, oltre che da un’alterazione del tono dell’umore, da sintomi appartenenti alla sfera cognitiva, psicomotoria e neurovegetativa.
Disturbi dell'umoreI due quadri sintomatologici principali sono quelli della depressione e dell’eccitamento maniacale, oltre ad un intermedio in cui sono contemporaneamente presenti elementi dell’uno e dell’altro quadro (stato misto). Le manifestazione cliniche sono variabili per fenomenologia e gravità e gli episodi tendono a ricorrere periodicamente, talvolta in relazione alle stagioni.
I soggetti che presentano solamente episodi depressivi vengono considerati affetti da un Disturbo Depressivo Unipolare, mentre quelli che presentano sia episodi depressivi che episodi maniacali misti vengono considerati affetti da Disturbo Bipolare.
Lo stato maniacale è caratterizzato da un rilevante ridotto bisogno di sonno. Nel periodo in cui un soggetto sperimenta un episodio maniacale si sente al massimo delle potenzialità ma si sente anche enormemente confuso senza riuscire ad avere fermezza nelle cose che fa; il pensiero risulta accelerato e si nota la mancanza di nesso logico; c’è un allentamento dei freni inibitori.
Nella mania l’episodio non è sempre allegro, ma può essere disforico o aggressivo.
Lo stato depressivo è contrassegnato da abbassamento del tono dell’umore, abbattimento, prostrazione fisica e psichica. Negli episodi depressivi le persone avvertono un senso di noia continuo, non riescono a provare interesse per le normali attività, provano sentimenti di distacco e inadeguatezza nello svolgimento del lavoro abituale. Accanto alla tristezza, alla disistima, al disinteresse e alla scarsa capacità di iniziativa, sono spesso presenti sentimenti di insicurezza, senso di indegnità, irrequietezza, ansia; quasi costanti l’insonnia (risvegli precoci), la diminuzione del desiderio sessuale, l’affaticabilità; frequenti i disturbi neurovegetativi (mal di testa, vertigini, turbe funzionali cardiovascolari)
Provare l’emozione di tristezza non corrisponde ad avere la depressione. Un certo grado di tristezza deve essere considerato un normale turbamento dell’umore collegato ad un momento di crisi, diventa un disturbo quando non è più possibile ripristinare un adeguato equilibrio affettivo.
Nelle fasi più lievi o in quelle iniziali, lo stato depressivo può essere vissuto come un’incapacità di provare un’adeguata risonanza affettiva o come spiccata labilità emotiva. Nelle fasi acute, il disturbo dell’umore è evidente e si manifesta con vissuti di profonda tristezza, disperazione, sgomento, associati alla perdita dello slancio vitale e all’incapacità di provare gioia e piacere.

Una classificazione clinica precisa è necessaria per formulare una diagnosi corretta e stabilire, di conseguenza, la terapia più appropriata. I Disturbi Dell’umore si possono suddividere in:

I. Disturbi Depressivi Unipolari:

  • Disturbo Depressivo Maggiore: il sintomo cardine è l’umore depresso, è in qualche modo sempre presente la perdita d’interesse (apatia) e la  perdita di piacere (adonia); anche le funzioni cognitive possono risultare compromesse e anche il contenuto del pensiero appare incentrato su tematiche di autosvalutazioni,colpa e visione pessimistica del futuro.
  • Disturbo Distimico: è caratterizzato da una sintomatologia depressiva attenuata,della durata di almeno due anni.
  • Disturbo Non Altrimenti Specificato

II. Disturbi Bipolari:

  • Disturbo Bipolare I: è caratterizzato da uno o più Episodi Maniacali o Misti, solitamente accompagnati da Episodi Depressivi Maggiori.
  • Disturbo Bipolare II: è caratterizzato da uno o più Episodi Depressivi Maggiori accompagnati da almeno un Episodio Ipomaniacale.
  • Disturbo Ciclotimico: è caratterizzato dalla presenza, per almeno due anni, di numerosi periodi con sintomi maniacali che non soddisfano i criteri per l’Episodio Maniacale e di numerosi periodi con sintomi depressivi che non soddisfano i criteri per l’Episodio Depressivo Maggiore
  • Disturbo Bipolare Non Altrimenti Specificato

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Depressione maggiore

27 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Depressione   |  Commenti disabilitati su Depressione maggiore
rappresentazione della depressione

Via: http//minimalissimo.com

La Depressione Maggiore è uno dei disturbi dell’umore. Con il termine “Depressione maggiore” viene indicato un disturbo caratterizzato da sintomi depressivi di una certa gravità che durano per un certo periodo di tempo. Le caratteristiche di persistenza dei sintomi depressivi interferiscono sul modo di pensare della persona, sul suo comportamento, sull’umore e sul suo benessere fisico, fino a sentirsi senza via di uscite e a vedere “tutto nero”, come cerca di rappresentare l’immagine accanto (Via: Minimalissimo: la rappresentazione del disagio mentale).

E’ opportuno sottolineare che questo tipo di depressione è scarsamente influenzato dagli eventi esterni sia positivi che negativi. E’ un disturbo dell’umore è caratterizzato da:

  • Umore depresso o tristezza per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto o come osservato da altri
  • Ridotta capacità di provare interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività che in passato davano gioia e soddisfazione
  • Affaticabilità, mancanza di energia e sensazioni di non farcela anche nelle semplici attività quotidiane
  • Sentimenti di autosvalutazione, autocritica, sensazione di essere un fallito oppure sentimenti eccessivi o inappropriati di colpa
  • Sensazioni di aver perso la speranza per il futuro e improvvisi scoppi di pianto
  • Aumento della durata del sonno oppure risvegli notturni con incapacità di riaddormentarsi
  • Sensazione di sentirsi agitati o rallentati a livello psicomotorio
  • Significativa perdita di peso, in assenza di una dieta, o significativo aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell’appetito
  • Diminuzione della capacità di pensare o concentrarsi, o difficoltà a prendere decisioni, irritabilità
  • Pensieri negativi e idee di morte
  • Ridotto desiderio sessuale

La diagnosi di Depressione Maggiore non necessita la presenza di tutti questi sintomi, la sintomatologia è più intensa al mattino e migliora nel coro della giornata (con delle eccezioni); la depressione può presentarsi con diversi livelli di gravità a seconda dei sintomi presentati e della loro intensità.
I sintomi principali sono dunque, la tristezza, il senso di abbattimento e l’incapacità di provare emozioni piacevoli. A questo in genere si associano la perdita dell’interesse per le attività abituali e l’incapacità a prendere qualsiasi iniziativa o decisione.
Il paziente depresso non prende più decisioni, tutto gli sembra problematico o non risolvibile e progressivamente sviluppa un senso di incapacità e di inadeguatezza personale. In genere si sente in colpa perché non riesce più a svolgere i propri compiti e si considera l’unico responsabile di eventuali problemi familiari.
A un’osservazione esterna il depresso grave appare affaticato, mostra un rallentamento di tutti i movimenti, il viso è triste o indifferente e difficilmente cambia espressione.
Spesso accusa difficoltà di concentrazione e di memoria, disturbi del sonno, riduzione dell’appetito, disturbi gastrointestinali, perdita del desiderio o del piacere sessuale. L’appetito è generalmente ridotto, il paziente mangia poco o non mangia affatto e dimagrisce talvolta in maniera evidente. Le alterazioni del sonno possono essere varie: insonnia terminale, insonnia iniziale, inversione del ritmo sonno-veglia.
Fra tutte le patologie la depressione maggiore è la più frequente causa di invalidità in molti Paesi sviluppati. Le donne sono colpite da Depressione Maggiore in numero doppio rispetto agli uomini. La depressione maggiore può colpire ad ogni età anche nella fanciullezza, nella gioventù e nell’età adulta. Tutti i gruppi etnici, razziali o sociali possono essere affetti dalla depressione. Almeno tre quarti di coloro che sono stati colpiti da un primo episodio di depressione ne saranno colpiti da un altro durante il resto della vita. Alcune persone sono colpite da più episodi durante l’anno. Se non debitamente curati gli episodi di depressione possono durare dai sei mesi a un anno. Se non curata la depressione può portare al suicidio.
Analogamente, una fase depressiva transitoria (depressione reattiva) è giustificata e fisiologica in presenza di un lutto o di un evento particolarmente traumatico, ma si risolve spontaneamente entro un paio di mesi.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Disturbo Bipolare

27 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Depressione   |  Commenti disabilitati su Disturbo Bipolare

Il Disturbo Bipolare è uno dei disturbi dell’umore. Con il termine “Disturbo Bipolare” viene indicato un disturbo mentale caratterizzato dall’alternarsi di episodi depressivi e di episodi maniacali. Un singolo episodio di mania può essere sufficiente per la diagnosi, dal momento che in nove casi su dieci di esordio con episodio maniacale si andrà incontro ad un disturbo depressivo.
Il Disturbo Bipolare è un disturbo ricorrente, tende a ricorrere nella vita dell’individuo tanto da essere talvolta considerato un continuum ciclico, un’alternarsi fra episodi e momenti di compenso.
Il primo episodio può essere indifferentemente maniacale o depressivo; quando il primo episodio è maniacale si tende ad avere più disturbi maniacali di quelli depressivi e viceversa.
I quadri con cui può presentarsi un disturbo bipolare sono molti, perché i sintomi possono variare da un estremo all’altro dell’umore sia per qualità che per numero che per intensità.
I quadri più importanti e diffusi sono:

  • Disturbo Bipolare I: è caratterizzato da uno o più episodi maniacali o misti, solitamente accompagnati da episodi depressivi maggiori
  • Disturbo Bipolare II: è il più diffuso, è caratterizzato da uno o più episodi depressivi maggiori, accompagnati da almeno un episodio maniacale
  • Disturbo Ciclotimico (o ciclotimia): oscillazioni continue dell’umore e dell’attività, sempre un po’ superiori rispetto a quelle che si hanno fisiologicamente; è caratterizzato dalla presenza di numerosi episodi maniacali e di numerosi periodi con sintomi depressivi che non soddisfano i criteri per un episodio depressivo maggiore
  • Disturbo Bipolare non altrimenti specificato.

Per porre diagnosi sicura di mania, deve presentarsi un distinto periodo di anormale e persistente elevazione del tono dell’umore, con caratteristiche di espansività o irritabilità. I disturbi dell’umore devono essere abbastanza gravi da compromettere le attività di studio, di lavoro o le capacità di relazione sociale.
Durante un episodio maniacale, diversi dei seguenti sintomi sono presenti:
– aumento dell’autostima o grandiosità
– ridotto bisogno di sonno
– aumentata produzione verbale con difficoltà a frenarla
– volubilità nel cambiare opinione (il paziente non si accorge che i suoi pensieri cambiano facilmente)
– facile distraibilità (il paziente può porre attenzione a particolari insignificanti ignorando elementi importanti)
– aumento delle attività finalizzate
– agitazione mentale o fisica
– aumentato coinvolgimento in attività che possono avere conseguenze pericolose (per esempio spendere molto denaro o intraprendere attività sessuali inusuali per la persona).

Per la diagnosi di depressione è necessario un periodo di almeno due settimane con perdita di interesse o di piacere in tutte o buona parte delle attività. La depressione deve essere abbastanza grave da produrre una modificazione nell’appetito, nel peso corporeo, nel sonno o nella capacità di concentrarsi così come deve essere presente un sentimento di colpa, di inadeguatezza o disperazione; possono anche essere presenti pensieri di morte o suicidio.

Durante un episodio depressivo, diversi dei seguenti sintomi sono presenti:
– costante depressione del tono dell’umore o disperazione
– grave riduzione di interessi o di piacere in tutte o nella maggior parte delle attività
– perdita o incremento del peso corporeo o dell’appetito
– aumento o riduzione del sonno
– agitazione o rallentamento
– affaticamento o perdita di energia
– sentimenti di inadeguatezza, di colpa e/o perdita dell’autostima
– incapacità di concentrarsi e di prendere decisioni
– pensieri di morte o suicidio

Generalmente le fasi depressive tendono a durare maggiormente rispetto a quelle maniacali: di solito le prime durano da qualche settimana a qualche mese, mentre le seconde da una a due settimane. A volte il passaggio da una fase all’altra è immediato, a volte, invece, intercorre un periodo di umore normale. Solitamente una fase insorge lentamente, mentre a volte può arrivare improvvisamente. Talvolta una persona può sperimentare solo episodi di mania o solo episodi di depressione alternati a periodi di normalità del tono dell’umore. Quando è presente solo la mania la malattia prende comunque il nome di Disturbo Bipolare, mentre invece se è presente solo la depressione, la malattia è in genere chiamata Depressione Maggiore (ricorrente se si ripete nel tempo).
Alcuni pazienti presentano contemporaneamente sintomi depressivi e maniacali (stato misto). I sintomi in genere consistono in depressione e irritabiltà che si presentano contemporaneamente o in rapida successione. Le persone che hanno sperimentato stati misti riferiscono di una situazione molto spiacevole (disforia); l’umore disforico, è allora caratterizzato da un senso costante di rabbiosità e ingiustizia subita, intolleranza, irritabilità e, spesso, vera e propria aggressività, mancando la capacità di valutare adeguatamente le conseguenze delle proprie azioni.
È importante escludere che questi sintomi sia causati da farmaci o patologie internistiche. Il professionista deve eliminare questa possibilità sottoponendo il paziente ad accertamenti medici; può anche essere necessaria una visita neurologica. La durata dei cicli di malattia e delle fasi di compenso è variabile e dipende da caso a caso; alcuni soggetti hanno cicli molto ampi, con lunghe pause di benessere, altri si caratterizzano invece per la rapida ciclicità oppure, in un basso numero, per l’assenza di intervalli. L’età tipica d’esordio del disturbo bipolare è tra i 20 e i 30 anni, ma può insorgere a tutte le età, in molte persone il disturbo si presenta per la prima volta con una depressione durante l’adolescenza; non c’è differenza tra uomo e donna anche se le donne hanno più episodi depressivi che maniacali. Molti pazienti non sperimentano mai un episodio maniacale ma presentano uno stato ipomaniacale (un aumento moderato del tono dell’umore o del livello di attività) che si alterna con uno stato depressivo. Superata la fase di ipomania la persona ritorna al suo normale livello di funzionamento. A meno che la depressione non si associ a tentativi di suicidio, la malattia può essere sottovalutata sino alla comparsa del primo episodio maniacale, che rende evidente a tutti la gravità della situazione. Bisogna considerare che ogni scompenso, sia di tipo depressivo che maniacale, spesso produce notevoli danni in molte aree della vita della persona colpita: alcune persone possono perdere il lavoro, avere problemi famigliari e nelle relazioni con le altre persone ed il tempo necessario per porre rimedio a tali danni è ovviamente più lungo di quello richiesto per produrli. Confrontati con il resto della popolazione, le persone con un Disturbo Bipolare presentano un maggior rischio per il suicidio, gli impulsi suicidi possono essere cronicamente presenti o presentarsi in alcuni momenti particolari. Il rischio di suicidio è grandemente ridotto, sebbene non del tutto scongiurato, con il trattamento con farmaci regolatori dell’umore.

Per quanto riguarda le cause dei disturbi bipolari la maggior parte delle ricerche tendono ad affermare che è la conseguenza di uno squilibro chimico in alcune parti del cervello. Altri studi tendono ad affermare che il disturbo bipolare è la conseguenza di un danneggiamento nella funzionalità dei connettori intercellulari (il sistema motore all’interno delle cellule nervose) all’interno di alcune specifiche zone del cervello. Studi scientifici hanno messo in luce evidenze di una predisposizione genetica a questa patologia. L’ottanta per cento delle persone che soffrono di Disturbo Bipolare hanno nella loro famiglia persone con qualche forma di disturbo dell’umore.
Alcuni eventi specifici della vita possono naturalmente condizionare e scatenare episodi affettivi in soggetti predisposti, che abbiano familiarità o che abbiano già sofferto di disturbi dell’umore:

  • utilizzo di sostanze psicoattive: cocaina, amfetamine ,cannabis, alcool
  • traumi cranici o lesioni vascolari
  • eventi (soprattutto di perdita, tipo lutto, separazione o cambiamenti importanti come il termine di un ciclo di studi o di lavoro).
  • il periodo del post-partum
  • malattie endocrine come ipertiroidismo e morbo di cushing
  • utilizzo incongruo di antidepressivi.

E’ importante notare che il Disturbo Bipolare si può spesso manifestare senza l’evidenza di alcuna causa scatenante.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Distimia

27 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Depressione   |  Commenti disabilitati su Distimia

Disturbi dell'umoreLa Distimia è uno dei disturbi dell’umore in cui sono presenti principalmente sentimenti depressivi, pessimismo, insicurezza, autosvalutazione, inadeguatezza, inefficienza, stanchezza e grande bisogno di dormire. Questa forma di disturbo dell’umore ricorda la depressione maggiore, ma si presenta in forma più attenuata e protratta nel tempo. Un episodio depressivo ha durata breve ma è altamente invalidante, il paziente subisce una sorta di arresto e non riesce più a vivere la quotidianità, nella distimia il disagio è meno grave ma persistente.

I sintomi tipici sono caratterizzati da:
– insonnia o ipersonnia
– astenia
– bassa autostima
– difficoltà di concentrazione o nel prendere decisioni
– sconforto o addirittura disperazione
– sentimenti di autosvalutazione
– scarso appetito

Per formulare diagnosi di Distimia, il malessere deve essere presente da almeno due anni. In alcune persone, la distimia sopraggiunge dopo un periodo di depressione maggiore. La diagnosi così tardiva è dovuta proprio alla cronicità della malattia: il paziente, all’inizio, si convince quasi che il disagio quotidiano sia parte integrante del suo carattere da sempre. Altri criteri diagnostici fondamentali della Distimia sono l’assenza di Episodi Maniacali, la presenza di sintomi non dovuti ad effetti fisiologici di una sostanza o di una condizione medica, e che il disagio comprometta la vita sociale e lavorativa.
La Distimia esordisce spesso in maniera subdola e insidiosa già durante la fanciullezza o l’adolescenza, ma viene diagnosticata solo più avanti negli anni. Si riscontra maggiormente nella fascia d’età dai 18 ai 45 anni e prevale nelle donne. Tipico della Distimia, non grave di per sé, è il presentarsi associata ad altre psicopatologie come la Depressione Maggiore, l’Ansia, l’Abuso di Sostanze, i Disturbi Alimentari, i Disturbi di Personalità. La Distimia può essere provocata da un errato esame di realtà da parte del soggetto, che nutre aspettative irrealistiche da sé stesso o da altri. Altre volte, la persona si sente inadeguata ad affrontare le situazioni e reagisce come se fosse in balia delle circostanze. La malattia tende a compromettere le relazioni interpersonali creando disagi a livello sociale, lavorativo, familiare e nei rapporti tra le persone piuttosto che presentarsi con manifestazioni psicopatologiche importanti.

Si differenzia dalle altre forme di depressione per l’assenza di manifestazioni deliranti e tratti melanconici quali importanti alterazioni dell’appetito e della libido, grave rallentamento psichico e risveglio precoce. Inoltre questa forma di depressione risente spesso degli eventi esterni. Si manifesta spesso in presenza di storia di stress cronico o perdite improvvise.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino