In evidenza

La Terapia E.M.D.R.

26 Ago
by Francesca Vottero Ris, posted in In evidenza, Trauma   |  Commenti disabilitati su La Terapia E.M.D.R.

Dottoressa Francesca Vottero Ris Psicologa a Torino, Psicoterapeuta cognitivo e comportamentale, Terapia E.M.D.R.

L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing – Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un metodo cognitivo utilizzato per il trattamento dei traumi psicologici e di esperienze di vita stressanti.

Alla base di questo metodo terapeutico c’è la convinzione che i problemi attuali siano il risultato di ricordi di eventi passati immagazzinati nel cervello in modo non funzionale al proprio benessere. I ricordi degli avvenimenti più dolorosi, infatti, non scompaiono facilmente dal cervello e molte persone continuano dopo anni a soffrire di sintomi che ne condizionano il benessere psicofisico e i rapporti interpersonali.
Nella terapia EMDR, a partire dalla descrizione di uno o più eventi legati ad un problema specifico, lo psicoterapeuta guida la persona nell’elaborazione dei ricordi disturbanti, utilizzando un protocollo strutturato e set alternati di stimolazioni bioculari.

A seguito della terapia EMDR, i ricordi disturbanti vengono vissuti come qualcosa che ormai appartiene al passato, perdendo la carica emotiva negativa; inoltre l’elaborazione dell’esperienza dolorosa permetterà alla persona di cambiare le valutazioni cognitive su di sé. La persona continuerà a ricordare l’evento ma potrà accedervi volontariamente e vederlo in una prospettiva più adattiva.

L’efficacia della terapia EMDR è stata dimostrata in tutti i tipi di trauma, come incidenti, catastrofi naturali, gravi malattie, violenze subite, maltrattamenti psicologici e/o fisici, i traumi che derivano da relazioni familiari disturbanti, conflitti di coppia, perdite finanziarie, lutti.
Le conseguenze di un trauma possono essere il disturbo post traumatico da stress, gli attacchi di panico, il disturbo ossessivo compulsivo, l’ansia, la depressione, i disturbi alimentari, le difficoltà sessuali e le fobie specifiche.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’agosto del 2013, ha riconosciuto l’EMDR come trattamento efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati, quali disturbi d’ansia, depressione e attacchi di panico (cit. in Fernandez I. et al., 2011).

Lutto perinatale

28 Lug
by Francesca Vottero Ris, posted in In evidenza, Lutto   |  Commenti disabilitati su Lutto perinatale

La maggior parte delle informazioni di seguito riportate sono state tratte dal sito www.ciaolapo.it un’associazione onlus per la tutela della gravidanza e della salute perinatale. Offre sostegno psicologico ai genitori che perdono i figli in gravidanza e dopo il parto.

Il lutto perinatale presenta tutti i drammatici aspetti del normale processo del lutto, con la differenza che è “biologicamente” inaspettato, e dunque particolarmente “inspiegabile” (cit. Dottoressa Claudia Ravaldi www.psico-terapia.it)

La morte perinatale è quando si ha la perdita di un bambino tra le 27a settimana di gravidanza e i 28  giorni dopo il parto. Tecnicamente, ed erroneamente, viene così distinta dall’aborto che è invece la perdita dell’embrione o di un feto prima della 27a settimana. In realtà il dolore psicologico ed emotivo non è in crescendo con i mesi della gestazione: ogni bambino, a qualunque settimana di vita, rappresenta se stesso all’interno di una famiglia quindi la sua importanza è indiscutibile.
Fatta questa importante e imprescindibile affermazione bisogna anche riflettere sia sulle modificazioni biologiche e psicologiche durante i vari mesi di gestazione che sul significato del concepimento. E’ necessario rendersi conto che il vissuto di maternità e paternità nel corso dei mesi si modifica, il legame diventa sempre più profondo, si cominciano a creare delle aspettative, ad immaginare il bambino, a come cambierà la vita familiare senza dimenticare che a prescindere dall’esito della gravidanza e dalla sua durata rimarrà sempre un evento molto importante che farà parte sia della vita della donna e dell’uomo, che della coppia. Dobbiamo anche tenere presente che soprattutto nel lutto perinatale, anche se in maniera diversa, ogni membro della famiglia, ne soffre, il dolore viene provato anche dai figli già presenti, dai nonni… Ogni individuo reagisce in maniera differente di fronte al lutto, chi con con il pianto, chi con lo sfogo verbale, chi con il silenzio e tanto altro… non c’è una modalità più appropriata per superare il dolore. Ognuno deve rispettare le personali modalità di affrontare il lutto. Bisogna avere sempre in mente il benessere dei fratellini se ci sono e quindi riuscire a spiegare con parole chiare e semplici, e con empatia, ciò che è successo senza nascondere i propri comportamenti dovute al lutto come piangere, avendo sempre cura di esprimere con parole chiare le emozioni che stiamo provando. Nella coppia le due persone hanno carattere e personalità spesso molto diverse e per questo è probabile che vivano il lutto in maniera opposta, ciò non vuole dire che si stiano allontanando, anzi ognuno sta cercando di affrontare il lutto nella maniera più efficace per se stesso e probabilmente per la coppia e per questo bisogna cercare di parlarne. Non bisogna dimenticare che anche l’uomo sta soffrendo ed il suo dolore è lecito quanto quello della donna anche se non lo portava in grembo, era anche suo figlio. Sarà dunque particolarmente importante tenere presenti tutte le persone coinvolte nell’evento, accettando quanto possibile le personali modalità di affrontare il lutto.
Quando purtroppo una coppia si ritrova ad uscire dall’ospedale invece che con il figlio con un lutto, ovviamente sotto shock perché biologicamente questa morte non era prevista, sarebbe molto efficace che ci fossero dei professionisti (come psicologi e psicoterapeuti) in grado di dare immediato supporto alla diade.

Consiglio ad ogni coppia che si trovi in questa situazione di rivolgersi a un professionista della zona in grado di supportarli in un momento così difficile.

E’ possibile anche rivolgersi a gruppi di auto-mutuo aiuto (www.ciaolapo.it) con persone che hanno vissuto questa esperienza che possono comprendere il dolore che si prova, le emozioni negative, (soprattutto il senso di colpa), e che si trova nell’incessante ricerca di spiegazioni di infiniti “perché” e di “se solo avessi/non avessi”. Tutto questo, normale nelle prime fasi di lutto, durante un corretto processo di elaborazione è destinato a scemare gradualmente, lasciando il posto a pensieri ed emozioni più adeguate (cit. Dott.ssa Claudia Ravaldi www.psico-terapia.it). Il lutto non verrà mai cancellato dalla vita di una persona ma la rabbia, i sensi di colpa e l’amarezza lasceranno il posto al ricordo tenero e nostalgico di un bambino mai nato o morto troppo precocemente.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, riceve presso studio privato in via Casalis 31, torino.

Prigionieri dell’ansia? Si può apprendere ad accettarla e a gestirla

17 Giu
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, In evidenza   |  Commenti disabilitati su Prigionieri dell’ansia? Si può apprendere ad accettarla e a gestirla

Fonte: The New Yorke

Scott Stossel è un giornalista americano di grande successo  (attualmente è l’editore di The Atlantic), ormai sulla quarantina, che ha sofferto per tutta la vita di un disturbo di ansia acuta e che su suggerimento del suo terapeuta scrive un bellissimo libro dal titolo: “My Age of Anxiety” (2014)”, dove riporta la storia della sua ansia.  Una compagna fedelissima che non lo ha  abbandonato mai.

 

AnsiaQuando era un bambino, aveva una terribile ansia da separazione, come è cresciuto, ha iniziato ad avere la  fobia di parlare in pubblico, di volare, degli svenimenti,delle  vertigini, degli chiuso gli spazi, dei germi, del vomito e del formaggio. Di fronte a situazioni inevitabili che lo mettono  di fronte alla prospettiva di un viaggio aereo o all’ impegno di parlare in pubblico o ad  una riunione in ufficio, Stossel sperimenta il panico in piena regola: insonnia, sudorazione, vertigini, dolori di stomaco e perdita di controllo degli sfinteri. La vista di un brufolo lo fa sprofondare in un tunnel di  terrore e al suo matrimonio confessa di essere quasi svenuto dall’ansia.

Stossel è  in terapia da quando aveva dieci anni , e ha consumato un armadietto intero di psicofarmaci: Thorazine, Nardil, Prozac, Zoloft, Paxil, Wellbutrin, Valium, Librium, Xanax, Klonopin, per non parlare del consumo di alcol .  La maggior parte del suo libro è un’esplorazione scientifica della storia dell’ ansia e un resoconto  giornalistico dello stato attuale delle conoscenze mediche.

122530L’idea che l’ansia è fondamentale per la condizione umana può anche significare che la nostra vita mentale è caratterizzato da un conflitto psichico, e l’ansia è il sintomo di quel conflitto. Questo è, grosso modo, la vista psicoanalitica. E ‘quello che Freud intendeva quando, nel 1917 ,  ha chiamato l’ansia “un enigma la cui soluzione potrebbe inondare di luce l’intera esistenza mentale”. L’ansia è la caratteristica comune di tutte le nevrosi. L’ansia ha però un ruolo importante nella vita degli esseri umani. Si sperimenta ansia ogni volta che si percepisce una minaccia o un pericolo (alla propria sopravvivenza o al proprio ego, non c’è differenza); questo ci permette di prepararci ad agire prontamente. L’ansia ha quindi una funzione protettiva e preventiva, ma diventa patologica nel momento in cui non si è capaci di gestirla e l’organismo permane in uno stato di iperattivazione prolungata. Scott Stossels e tanti come lui  non hanno sconfitto l’ansia (l’autore  illustra nel libro che la sua ansia non è frutto di enigmi o problemi irrisolti ma di qualcosa di medico, di qualcosa che ha a che fare con la componente genetica) hanno imparato a conviverci e a gestirla con successo. Infatti il primo passo è quello  di accettare l’esperienza, di non combattetela. Diventa importante sostituire il rifiuto, la collera e l’odio con l’accettazione.

L’ansia fa parte degli esseri umani, è una componente genetica e combatterla è come combattere contro una parte di sé. Chi è ansioso non è malato, è particolarmente sensibile e attiva l’ansia più facilmente. L’accettazione dell’ansia è il primo di una serie di passi che possono portare a diminuire e ad interrompere  uno stato d’ansia.

Dottoressa Francesca Vottero Ris, psicologa e psicoterapeuta Torino

Psicologi e Psicoterapeuti: differenze dal punto di vista legale

11 Ott
by Francesca Vottero Ris, posted in In evidenza, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Psicologi e Psicoterapeuti: differenze dal punto di vista legale

Fonte: http://www.guidapsicologi.it

Sostegno psicologicoSe prima i confini erano sfumati, a seguito della riforma universitaria la branca della psicologia si è ulteriormente diramata provocando ancor più confusione riguardo le differenze fra le varie figure professionali connesse al titolo. Si tende, infatti, a confondere spesso lo Psicoterapeuta con lo Psicologo, ma vedremo che le differenze ci sono e come.
Per prima cosa a differenziare le due figure professionali è la legge stessa: mentre a livello legale la professione di Psicologo (legge n.56 del 18 febbraio 1989)  “..comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito. Per esercitare la professione di Psicologo è necessario aver conseguito l’abilitazione in Psicologia mediante l’esame di Stato ed essere iscritto nell’apposito albo professionale..”,  la professione dello Psicoterapeuta è subordinata  “…ad una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediante corsi di specializzazione almeno quadriennali che prevedano adeguata formazione e addestramento in psicoterapia, attivati ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162, presso scuole di specializzazione universitaria o presso istituti a tal fine riconosciuti con le procedure di cui all’art. 3 del citato decreto del Presidente della Repubblica.”
Studio per prestazioni psicologicheDi conseguenza per diventare Piscoterapeuti bisogna essere prima degli Psicologi e sarà necessario frequentare una scuola di specializzazione (della durata di almeno 4 anni) riconosciuta pienamente dallo stato. Una volta ottenuta la specializzazione il soggetto potrà effettuare le attività relazionabili alla figura dello Psicologo (diagnosi, didattica, riabilitazione, sperimentazione) e dello Psicoterapeuta (psicoterapie di diversa matrice, con l’utilizzo di tecniche e procedure acquisite durante il corso di specializzazione).
Le due figure, infine, si distinguono ulteriormente dallo Psicoanalista e dallo Psichiatra, infatti, lo Psicoanalista può essere definito come uno Psicologo specializzato in psicoanalisi, mentre lo Psichiatra non è uno Psicologo, ma un vero e proprio Medico specializzato in psichiatria.Quest’ultima figura però può essere paragonata allo Psicoterapeuta in quanto la specializzazione prevede corsi di psicoterapia ed anche dal punto di vista legale (nonostante i pareri dei professionisti non siano unanimi) vengono equiparati.

Psicologia per adulti

“Tutto è difficile prima di essere semplice”

In parole povere, a differenziarli è l’approccio in quanto per lo psicoterapeuta considera la persona come elemento centrale del processo, mentre per lo Psichiatra è centrale il problema.

Relativamente alla figura dello Psicologo, a confondere le idee oggi interviene anche la figura del Counselor (figura professionale il cui obiettivo è sostenere e sviluppare le potenzialità del cliente che richiede la consulenza) verso cui però fa chiarezza l’Antitrust affermando che quest’ultima figura “..non trova riconoscimento né nella legge 56/89 né in altre leggi dello Stato”.

Studio di psicologia a TorinoDottoressa Francesca Vottero Ris, Psicologa Torino Psicoterapeuta Torino, riceve presso lo studio privato di via Casalis 31, 10143 Torino.

Disturbi specifici dell’apprendimento

10 Apr
by Francesca Vottero Ris, posted in Adolescenti, Bambini, In evidenza, Problemi scolastici, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Disturbi specifici dell’apprendimento

Bambino che non riesce a studiareI disturbi specifici dell’apprendimento (D.S.A.) sono un gruppo eterogeneo di disturbi che si manifestano solamente nell’acquisizione delle abilità scolastiche  quali la lettura, la scrittura e il calcolo. Il disturbo  riguarda uno specifico dominio di abilità in modo significativo ma circoscritto, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.
La diagnosi precisa di dislessia, disortografia e disgrafia può essere effettuata alla fine della seconda elementare, mentre la diagnosi di discalculia è possibile alla fine della terza elementare. La diagnosi di DSA è fatta dall’equipe di professionisti: neuropsichiatra,  psicologo, logopedista e psicomotricista. La diagnosi è quindi il risultato delle osservazioni relative alle capacità cognitive, alle abilità prassiche e spaziali, alla memoria, al linguaggio e all’apprendimento in senso stretto del bambino.

La diagnosi può essere effettuata da uno psicologo o neurpsichiatra infantile. I controlli successivi alla diagnosi andrebbero eseguiti da chi fa la rieducazione in modo costante durante il ciclo e dal clinico (psicologo – neuropsichiatra) alla fine di ogni ciclo. Controlli e diagnosi relative alla sola competenza di linguaggio andrebbero effettuate dal logopedista.

Bambino che studiaPer fare una diagnosi di Disturbo Specifico di Apprendimento nell’età evolutiva i risultati ottenuti dal bambino in test standardizzati somministrati individualmente, su lettura, calcolo o espressione scritta devono risultare significativamente al di sotto di quanto previsto in base all’età, all’istruzione e al livello d’intelligenza. Tali difficoltà interferiscono in modo significativo con i risultati scolastici o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura, di calcolo e di scrittura.

È necessario somministrare anche dei test cognitivi (Wisch, Wais, Cas…) per escludere che le difficoltà siano dovute alla presenza un ritardo mentale. Un anamnesi dettagliata del bambino e della famiglia è necessaria per escludere cause di origine emotiva e/o di riposta ad eventi stressanti.

I D.S.A. diagnosticati principalmente nell’età evolutiva sono:

Leggi anche le cause nella dislessia e l’intervento nei disturbi specifici dell’apprendimento.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino riceve presso studio privato in via Casalis 31, torino.

Bambini: i possibili segnali di difficoltà di apprendimento

12 Ott
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, In evidenza   |  Commenti disabilitati su Bambini: i possibili segnali di difficoltà di apprendimento

L’apprendimento parte da una base percettiva, motoria e manipolativa per arrivare ai sistemi simbolico concettuali ossia all’utilizzo e alla produzione di simboli come sistemi di rappresentazione della realtà, utilizzabili come strumenti linguistici di comprensione e comunicazione di conoscenze. Per sviluppo cognitivo quindi, si intende trasformare e consolidare abilità percettive, motorie, linguistiche e intellettive di ciascun bambino in competenze, che gli permettano di riorganizzare le esperienze, di esplorare e ricostruire la realtà che lo circonda e in cui agisce.

I bambini seguono traguardi di sviluppo sia ad opera del processo biologico naturale sia ad opera delle sollecitazioni ambientali. Conoscere le sequenze evolutive permette di stabilire il progressivo sviluppo del bambino.

I quadri di riferimento non vanno applicati come assoluti perché esiste una grande variabilità individuale nei ritmi e nei tempi di apprendimento.

Bambino ossessionatoPuò capitare che si notino, sia in ambito familiare che scolastico “segnali” che potrebbero indicare difficoltà dell’apprendimento del bambino. Quando il bambino arriva alla scuola dell’infanzia ha già acquisito abilità in diverse aree e in questo periodo, dai tre ai sei anni, si verificano cambiamenti considerevoli.

In ambito percettivo a tre anni il bambino ha ancora una percezione di tipo sincretico (cioè una percezione di tipo globale e confusa) ma ha acquisito abilità che gli permettono di scoprire negli oggetti le proprietà sia materiali che funzionali, la rappresentazione è ricca di contenuti ma disordinata, il colore è usato in modo indiscriminato.

A cinque/sei anni il bambino è in grado di fare confronti, cogliere somiglianze e differenze, rappresentare gli oggetti in modo più differenziato, usare lo spazio del foglio e i colori in modo adeguato.

Possibili segnali di difficoltà percettive potrebbero essere non riuscire a:

  • seguire oggetti o figure in movimento
  • eseguire consegne plurime o messaggi lunghi
  • ascoltare una storia (il bambino si distrae facilmente)
  • ripetere una breve storia- individuare i personaggi principali di una storia
  • essere pertinenti ad un contesto
  • memorizzare il nome dei colori e usare il colore in modo appropriato

In ambito psicomotorio a tre anni il bambino ha sviluppato due funzioni importanti: la prensione e la deambulazione che gli permettono autonomia, attività esplorativa e costruttiva, queste abilità gli consentiranno inoltre di utilizzare nuovi stimoli.

A cinque/sei anni il bambino sviluppa la prensione fine che gli permette varie attività: legare, allacciare, tagliare, tenere con due dita ecc. e la motricità globale che gli permette di salire, scendere, saltare su un piede solo, prendere la palla al volo ecc.

Possibili segnali di difficoltà psicomotoria potrebbero essere:

  • lentezza motoria, a volte precipitazione
  • postura goffa
  • atteggiamenti maldestri
  • non riuscire a tenere fra due dita il pennarello o le posate
  • problemi a disegnare, allacciare, abbottonare, lavarsi, vestirsi, calciare, afferrare, portare un oggetto
  • problemi a stare dentro un contorno
  • problemi a rappresentare lo schema corporeo e la realtà
  • problemi a orientarsi nello spazio inteso come foglio e ambiente
  • problemi ad adeguarsi ai cambi di attività, di ambienti, di gioco
  • problemi a controllare le emozioni: scoppi di pianto improvvisi, aggressività, fuga o tendenza ad isolarsi
  • problemi a seguire le regole, a giocare in gruppo, tendenza al gioco parallelo.

Disturbi psicosomatici nei bambiniLa presenza di alcuni di questi segnali non è necessariamente sinonimo di una difficoltà di apprendimento ed è sempre necessario che tali segnali siano contestualizzati, tuttavia se sono presenti numerose o tutte le difficoltà elencate e si presentano spesso e in tutti i contesti frequentati dal bambino è consigliabile una visita specialistica da un neuropsichiatra infantile o da una psicologa infantile per una valutazione diagnostica più approfondita.

Scritto da Fulvia Di Benedetto insegnante della scuola dell’infanzia a Torino e dalla Dott.ssa Francesca Vottero Ris, Psicologa a Torino

VALPEMEDICA: studio medico specialistico e ambulatorio odontoiatrico a Luserna San Giovanni

31 Ago
by Francesca Vottero Ris, posted in In evidenza, Psicologia   |  Commenti disabilitati su VALPEMEDICA: studio medico specialistico e ambulatorio odontoiatrico a Luserna San Giovanni

Studio medico a Luserna San GiovanniDopo un pò di attesa durante la quale speriamo di aver attirato la vostra attenzione FINALMENTE APRE VALPEMEDICA, il primo ambulatorio odontoiatrico e studio medico specialistico della Valpellice, Via Primo Maggio, 80 Luserna San Giovanni (To). ValpeMedica nasce per fornire un servizio sanitario di eccellenza unico nella zona in grado di riunire nella stessa struttura un equipe di specialisti in grado di soddisfare ogni esigenza.

Psicologia per adulti

"Tutto è difficile prima di essere semplice"

E’ presente presso lo studio medico di Luserna San Giovanni un servizio di psicologia e psicoterapia che propone prestazioni qualificate per la prevenzione, la diagnosi e la cura del disagio psicologico in adulti, adolescenti e bambini.

Per prenotazioni telefonare allo 0121-212356 dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14.00 alle ore 19.00 dal lunedì al venerdì. Per ulteriori informazioni visita il sito di Valpemedica.

 

Interventi psicologici a tariffa ridotta rivolti ai ragazzi e ai giovani adulti

14 Apr
by Francesca Vottero Ris, posted in Adolescenti, In evidenza, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Interventi psicologici a tariffa ridotta rivolti ai ragazzi e ai giovani adulti

ragazziConsiderando le difficoltà dei ragazzi d’oggi ad entrare nel mondo del lavoro lo Studio di Psicologia di Torino propone degli interventi psicologici a tariffa ridotta (onorario minimo rispetto al tariffario delle prestazioni dello psicologo) ai ragazzi e ai giovani adulti (18-24) che studiano o che non hanno ancora raggiunto una loro indipendenza economica.

Convenzione con il Sindacato Italiano Lavoratori Polizia per la CGIL

14 Apr
by Francesca Vottero Ris, posted in In evidenza, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Convenzione con il Sindacato Italiano Lavoratori Polizia per la CGIL

Lo studio di Psicologia e di Psicoterapia di Torino ha stipulato una convenzione con il SILP per la CGIL riservato agli iscritti e ai loro familiari, offendo loro il primo colloquio psicologico gratuito e servizi a tariffa oraria scontata del 30%. Per ulteriori informazioni sui servizi proposti visita il blog  silpcgil torino

 

Il Disturbo Traumatico dello Sviluppo

03 Mar
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Bambini, In evidenza, Trauma   |  Commenti disabilitati su Il Disturbo Traumatico dello Sviluppo

Il gruppo di lavoro sul trauma complesso, che opera all’interno del National Child Traumatic Stress Network, ha elaborato una nuova diagnosi per i bambini: il Disturbo Traumatico dello Sviluppo.
MaltrattamentoLa nuova diagnosi è stata formulata in base all’idea che esperienze di eventi traumatici molteplici, cronici e prolungati, come il maltrattamento infantile soprattutto di natura interpersonale e ad esordio precoce, spesso nel contesto della relazione con le figure primarie di accudimento (tipicamente i genitori), abbiano conseguenze importanti e prevedibili riguardo molte aree di funzionamento.

Traumi molteplici e cronici subiti nell’infanzia produce nei bambini e nel loro sviluppo  psicologico, fisico e cognitivo diversi effetti nocivi, tra cui:

  • disturbi dell’attaccamento, difficoltà a gestire le proprie emozioni e a regolare il proprio comportamento; da ciò deriva un’instabilità emotiva che, in fasi successive del ciclo vitale, potrà condurli a mettere in atto condotte di abuso di sostanze, disturbi alimentari, autolesionismo fisico;
  • alterazioni nell’attenzione e nella consapevolezza (o coscienza) ovvero sintomatologia dissociativa: depersonalizzazione, derealizzazione, difficoltà mnestiche. L’uso della dissociazione in età evolutiva aumenta la tendenza generale dell’individuo a sviluppare disturbi dissociativi;
  • somatizzazioni: spesso lamentano sintomi fisici, senza essere in grado di riportare una causa specifica (l’ipotesi è che le memorie sensoriali si presentino attraverso il corpo);
  • difficoltà cognitive: difficoltà nella regolazione dell’attenzione, difficoltà nel concentrarsi su un obiettivo e portare a termine un compito, difficoltà di pianificazione e nel fare previsioni rispetto al futuro, difficoltà nell’elaborazione di stimoli nuovi, difficoltà di apprendimento, problemi nello sviluppo linguistico e nell’orientamento nel tempo e nello spazio.
  • alterazioni del senso di sè: mancanza di continuità del senso di sé, disturbi dell’immagine corporea, bassa autostima, senso di vergogna e di colpa; si sentono inferiori, impotenti e non meritevoli di amore, si aspettano di essere rifiutati e disprezzati, e sono inclini a colpevolizzarsi per le esperienze negative vissute.
  • alterazione nei sistemi di significato: questi individui mostrano auto-attribuzioni negative, sfiducia nelle figure primarie, perdita di aspettative di protezione da parte degli altri e dei servizi sociali, inevitabilità della futura vittimizzazione.

Bisogna tener presente che non tutti i bambini e adolescenti esposti ad un trauma sviluppano sintomatologia post-traumatica, la psicologia dello sviluppo parla infatti di vulnerabilità nei confronti di esperienze di vita stressanti, in generale di fronte agli eventi che capitano, positivi o negativi che siano, gli individui non si trovano nelle stesse condizioni. A seconda del loro livello di sviluppo psicologico e biologico, sperimentano gli stessi eventi in maniera diversa ma è possibile affermare che il verificarsi di eventi negativi nell’età evolutiva ha una notevole influenza sul futuro adattamento psicosociale degli individui.

Dottssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino