Psicologia

Dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia

10 Apr
by Francesca Vottero Ris, posted in Adolescenti, Bambini, Problemi scolastici, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia

Bambino che non riesce a studiareLa dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia sono dei Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA).

La  dislessia è la difficoltà a leggere in modo corretto e fluente. La Dislessia Evolutiva è una disabilità specifica dell’apprendimento di origine neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà di effettuare una lettura accurata e/o fluente e da abilità scadenti nella scrittura e nella decodifica. Conseguenze secondarie possono includere i problemi di comprensione nella lettura e una ridotta pratica della lettura che può impedire la crescita del vocabolario e della conoscenza generale.

La disgrafia è il disturbo correlato al linguaggio scritto, che riguarda le abilità esecutive della scrittura.Le manifestazioni di questo disturbo variano con l’età e con lo sviluppo. Per esempio, i bambini più piccoli possono presentare goffaggine e ritardo nel raggiungimento delle tappe fondamentali dello sviluppo motorio (per es., camminare, gattonare, stare seduti, allacciarsi le scarpe, abbottonarsi la camicia e chiudersi la cerniera lampo dei pantaloni). I bambini più grandi possono mostrare difficoltà nelle componenti motorie dell’assemblaggio di puzzles, nel modellismo, nel giocare a palla, nello scrivere in stampatello o nella calligrafia.

La disortografia è il disturbo della competenza ortografica, cioè la difficoltà nel trasformare il linguaggio parlato nel linguaggio scritto.

La discalculia è il disturbo nell’apprendimento del calcolo e del sistema dei numeri. Le difficoltà aritmetiche che possono verificarsi sono varie, ma tra esse sono incluse: un’incapacità a comprendere i concetti alla base di particolari operazioni aritmetiche; una mancanza di comprensione di termini o dei segni matematici; il mancato riconoscimento dei simboli numerici; la difficoltà di adattare le manipolazioni aritmetiche standard; la difficoltà nel comprendere quali numeri sono pertinenti al problema aritmetico che si sta considerando; la difficoltà ad allineare correttamente i numeri o ad inserire decimali o simboli durante i calcoli; la difettosa organizzazione spaziale dei calcoli aritmetici; l’incapacità ad apprendere in modo soddisfacente le “tabelline”.

Leggi anche le cause della dislessia e l’intervento nei disturbi specifici dell’apprendimento.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino riceve presso studio privato in via casalis 31 torino.

Disturbi specifici dell’apprendimento

10 Apr
by Francesca Vottero Ris, posted in Adolescenti, Bambini, In evidenza, Problemi scolastici, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Disturbi specifici dell’apprendimento

Bambino che non riesce a studiareI disturbi specifici dell’apprendimento (D.S.A.) sono un gruppo eterogeneo di disturbi che si manifestano solamente nell’acquisizione delle abilità scolastiche  quali la lettura, la scrittura e il calcolo. Il disturbo  riguarda uno specifico dominio di abilità in modo significativo ma circoscritto, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.
La diagnosi precisa di dislessia, disortografia e disgrafia può essere effettuata alla fine della seconda elementare, mentre la diagnosi di discalculia è possibile alla fine della terza elementare. La diagnosi di DSA è fatta dall’equipe di professionisti: neuropsichiatra,  psicologo, logopedista e psicomotricista. La diagnosi è quindi il risultato delle osservazioni relative alle capacità cognitive, alle abilità prassiche e spaziali, alla memoria, al linguaggio e all’apprendimento in senso stretto del bambino.

La diagnosi può essere effettuata da uno psicologo o neurpsichiatra infantile. I controlli successivi alla diagnosi andrebbero eseguiti da chi fa la rieducazione in modo costante durante il ciclo e dal clinico (psicologo – neuropsichiatra) alla fine di ogni ciclo. Controlli e diagnosi relative alla sola competenza di linguaggio andrebbero effettuate dal logopedista.

Bambino che studiaPer fare una diagnosi di Disturbo Specifico di Apprendimento nell’età evolutiva i risultati ottenuti dal bambino in test standardizzati somministrati individualmente, su lettura, calcolo o espressione scritta devono risultare significativamente al di sotto di quanto previsto in base all’età, all’istruzione e al livello d’intelligenza. Tali difficoltà interferiscono in modo significativo con i risultati scolastici o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura, di calcolo e di scrittura.

È necessario somministrare anche dei test cognitivi (Wisch, Wais, Cas…) per escludere che le difficoltà siano dovute alla presenza un ritardo mentale. Un anamnesi dettagliata del bambino e della famiglia è necessaria per escludere cause di origine emotiva e/o di riposta ad eventi stressanti.

I D.S.A. diagnosticati principalmente nell’età evolutiva sono:

Leggi anche le cause nella dislessia e l’intervento nei disturbi specifici dell’apprendimento.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino riceve presso studio privato in via Casalis 31, torino.

Il vantaggio di essere timidi

19 Feb
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Il vantaggio di essere timidi

Fonte: Live Science Apr. 2010

Il cervello dei soggetti timidi o introversi potrebbe percepire il mondo in modo diverso rispetto a quanto accade per i soggetti più estroversi.

bambino che ha pauraCirca il 20 per cento delle persone nascono infatti con un tratto della personalità denominato “sensibilità per  la percezione sensoriale” (SPS) che può manifestarsi con la tendenza ad essere persone inibite, o addirittura nevrotiche. Il tratto può essere visto in alcuni bambini che sono “lenti a scaldarsi” nelle situazioni sociali,  che piangono facilmente al primo rimprovero, fanno domande insolite. o hanno pensieri particolarmente profondi.

I risultati di un nuovo studio mostrano che queste persone “estremamente sensibili”, o timide, prestano maggiore attenzione ai dettagli, e mostrano una più intensa attività in alcune regioni del cervello, quando si sforzano di elaborare le informazioni visive, rispetto a coloro che non sono classificati come “altamente sensibili”. Lo studio è stato condotto da ricercatori della Stony Brook University di New York, e dalla Università del Sud Est insieme all’Accademia cinese delle scienze, entrambe in Cina. I risultati sono stati pubblicati il 4 marzo sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience.

Gli individui con un carattere estremamente sensibile preferiscono avere più tempo per prendere decisioni e per riflettere, sono più coscienziosi e più facilmente si annoiano con le chiacchiere inutili. In un precedente studio era stato già osservato come i soggetti con un temperamento estremamente sensibile si infastidiscono facilmente per il rumore e la folla, subiscono gli effetti della caffeina, si spavantano con facilità. I ricercatori del presente studio ritengono che questa sensibilità sensoriale al rumore, al dolore, o alla caffeina sia un effetto collaterale di un atteggiamento innato, che porta a vivere con maggiore intensità le esperienze della vita.

Nello studio, i ricercatori hanno utilizzato un questionario per separare i soggetti più sensibili da quelli meno sensibili. Poi, 16 partecipanti hanno dovuto mettere a confronto due vignette simili, dovendo osservare tutti i particolari. Nel frattempo, i ricercatori hanno scansionato il cervello di ciascun partecipante con risonanza magnetica funzionale (fMRI).

Risultato: le persone timide hanno osservato le varie differenze per un tempo più lungo delle persone meno timide e hanno mostrato un’attivazione significativamente più elevata nelle aree cerebrali coinvolte nell’ associare le percezioni visive con altre percezioni sensoriali. Il cervello delle persone timide non elaborava semplicemente la percezione visiva, ma si attivava per una elaborazione più profonda degli input registrati. Questo tratto di elevata sensibilità si trova in più di 100 specie diverse, dai moscerini della frutta e pesce alla canini e primati, il che indica che questo tipo di personalità a volte potrebbe offrire un vantaggio evolutivo.

I biologi stanno iniziando ad accettare che, all’interno di una specie, ci possano essere due “personalità” ugualmente di successo. Il tipo sensibile, sempre una minoranza, sceglie di riflettere più a lungo prima di agire, come se le esplorazioni si facessero più con il cervello che con gli arti. L’altro tipo invece è capace di andare  “là dove nessuno è mai giunto prima”, dicono gli scienziati. La strategia della persona timida non è vantaggiosa quando le risorse sono abbondanti o dove occorrono azioni veloci e aggressive, mentre è utile nelle situazioni di pericolo, quando è più difficile scegliere fra due opportunità, o è necessario un approccio particolarmente intelligente.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino.

Bambini: educazione o istruzione?

22 Gen
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Bambini: educazione o istruzione?

bambino contentoLe parole educazione ed istruzione vengono usate frequentemente ma non ne viene colto il significato profondo, spesso vengono usati come termini intercambiabili e pochi ne sanno cogliere la differenza. Nella scuola ogni insegnante tende ad educare i bambini e spesso, dato che l’educazione richiede tempo e impegno personalizzato, si finisce con il trasformare l’educazione in istruzione.

Secondo Kant educare è “ sviluppare nell’uomo tutta la perfezione di cui è capace la sua natura”, educazione deriva da “educere” ossia  tirare fuori qualcosa che già esiste. Da quanto affermato si evince che educare è l’arte di portare alla luce i valori e le potenzialità latenti nella profondità dell’essere, significa prendere un individuo per mano e portarlo verso se stesso. Educare vuol dire quindi sviluppare e perfezionare le facoltà fisiche, morali e intellettuali di un bambino per mezzo di precetti ed esempi.

Famiglia che legge un libroL’istruzione è legata al fornire nozioni, istruire significa quindi insegnare, informare e comunicare idee al bambino, individuo in crescita. Il sistema educativo e istruttivo oggi induce a creare competitività e autoaffermazione, mentre i due atti dovrebbero fondersi in un unico obiettivo e cioè quello di formare individui, partendo dal bambino piccolo, capaci di scegliere giustamente fra il bene e il male. L’istruzione non deve essere fine a se stessa ma diventare uno strumento utilizzato dall’opera educativa, per portare alla luce ed esprimere i talenti che ognuno ha in sé. L’apprendimento non avviene solo attraverso la trasmissione di saperi è un processo di appartenenza e di partecipazione sociale, apprendere significa costruire i significati della realtà e della vita.

bambino felice che gioca con la pitturaUna vera educazione prepara a riconoscersi come unità nella diversità, a diventare inclusivi, ad affrontare la vita senza barriere né pregiudizi, a sviluppare la buona volontà. Una vera educazione indirizza i bambini verso la formazione quotidiana di se stessi, offre più spazio all’intelligenza creativa e inventiva, comprende le potenzialità del bambino e ne rispetta la sensibilità nella convinzione che solo con  l’amore si trae da ciascuno ciò che di meglio ha in sé. La tendenza dell’adulto è quella di reprimere il bambino, di imporgli un ambiente fatto non a sua misura, e costringerlo fin dalla più tenera età a ritmi di vita innaturali.

Sostegno ai genitoriIl ruolo dei genitori è di primaria importanza essi infatti sono i primi e principali educatori dei propri figli, devono proteggere i loro bambini dalle aggressioni dei media e garantirne un uso regolato e prudente. Il genitore deve mettere in atto una “ mediazione orientativa “ che consenta di educare la coscienza del proprio bambino ad esprimere giudizi sereni e affettivi.

 

Alcune citazioni sono tratte da Pax cultura periodico dell’associazione Pax cultura Etica della vita.

Articolo scritto da Fulvia Di Benedetto insegnante della scuola dell’infanzia a Torino e dalla Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino

Giocattoli e attività ludica del bambino

11 Gen
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Giocattoli e attività ludica del bambino

Nell’articolo precedente è stato sottolineato che il gioco è un’esperienza incisiva dell’apprendimento, perché il bambino nell’attività ludica, per imitazione e per confronto, utilizza elementi della cultura sociale adulta. Secondo alcune teorie la cultura umana discende dal gioco perché esso è “uno dei modi di essere dell’uomo stesso” in quanto “libera e gioiosa forma di espressione dell’io”.

Traumi nei bambiniQuesto consente di fare alcune riflessioni sul giocattolo e la sua scelta in quanto si tende a generalizzare il concetto di giocattolo a tutti gli oggetti che il bambino usa come strumento di gioco. Si può fare una distinzione utile fra il materiale ludico che è costituito da tutto ciò che il bambino utilizza come gioco e il giocattolo inteso come strumento costruito dall’uomo, che possiede una sua struttura che ne determina la funzione e lascia poco spazio all’intervento del bambino. Il giocattolo è diventato un prodotto dell’industria e merce di consumo e non sempre vengono rispettati i requisiti necessari alle finalità educative e formative del bambino, in ogni caso è errato avere nei confronti del giocattolo un atteggiamento negativo, l’importante è saper scegliere tenendo presenti i requisiti giusti.

Bisogna indirizzare le scelte verso giocattoli che assicurano al bambino “il ruolo di soggetto attivo, curioso e protagonista della propria crescita e capace di interagire con gli altri, compagni e adulti.”

bambino contentoDevono essere esclusi tutti quei giocattoli che sono “autosufficienti” in quanto dotati di movimento, questo rende passiva l’azione del bambino alimentando  il suo disinteresse verso l’oggetto in poco tempo. Meglio far ricadere la scelta su giocattoli un po’ “incompleti” nella riproduzione della realtà, perché sono quelli che più stimolano il bambino alla costruzione di accessori, nulla togliendo a quei giocattoli come la bicicletta o il pallone che pur se completi, sono funzionali all’attività motoria.

bambino felice che gioca con la pitturaCi sono giochi strutturati e materiali amorfi, sono importanti tutte e due nel senso che i materiali strutturati perseguono obiettivi cognitivi ed educano il bambino al senso dell’ordine e della consequenzialità logica, ne sono un esempio: le tombole, i domino, i giochi di società con ruoli, le sequenze di numeri, forme, stagioni, i puzzle, i set da costruzione, il computer giocattolo, la casa delle bambole con accessori, i set da cucina, i robot e altri personaggi da costruire, le automobiline, gli strumenti musicali semplici, i libri, le biciclette, gli scivoli e le altalene per i giochi all’aperto, il microscopio ecc. I materiali amorfi favoriscono le attività fantastiche immaginative-creative del bambino ne sono un esempio: la sabbia, l’acqua, le conchiglie, il legno, le foglie, le pietre, la pasta da modellare, il collage, le tempere, il proprio corpo, il corpo della madre o del padre, il linguaggio e tutto ciò che si trova nell’ambiente. Importante è che il bambino si senta sempre protagonista e possa tradurre il gioco nel gioco dell’apprendere.

Citazioni tratte da I nuovi orizzonti della scuola dell’infanzia

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a torino

Come superare il divorzio e la separazione

07 Gen
by Francesca Vottero Ris, posted in Coppia, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Come superare il divorzio e la separazione

Fonte: La Repubblica.it

Distrutti dopo il divorzio? La separazione non c’entra.

Uno studio americano rivela: il dolore per una storia finita non riguarda la perdita del coniuge o i timori per il futuro, ma la capacita perduta durante il matrimonio di amare se stessi. Articolo di SARA FICOCELLI
coppia che litigaDiceva Marlene Dietrich che “quando l’amore è finito, gli alimenti colmano il vuoto”. Di separazioni la femme fatale ne sapeva qualcosa, ma un conto è lasciare Ernest Hemingway per Jean Gabin e un altro è separarsi da comuni mortali, magari con figli piccoli e un mutuo da pagare. Il divorzio è sempre un momento difficile da affrontare sia sul piano pratico che psicologico, ma non tutti lo vivono allo stesso modo. C’è chi supera il trauma dopo qualche mese, chi si lascia tutto alle spalle all’istante, chi impazzisce di rabbia e chi va in depressione e non riesce più a rifarsi una vita.
Lo psicologo David A. Sbarra dell’università dell’Arizona, con i colleghi Hillary L. Smith e Matthias R. Mehl, ha studiato le dinamiche psicologiche dei divorziati e le differenti capacità di reazione, concludendo che, al di là della situazione specifica, tutto dipende dal livello di “self compassion” di ognuno. In altre parole, più si è indulgenti e generosi con se stessi, meglio si affronterà il dolore.
Lo studio è stato pubblicato su Psychological Science, la rivista dell’associazione psicologica americana, e dimostra una cosa solo apparentemente scontata: a dilaniare, durante una separazione, non è la perdita del coniuge o la consapevolezza degli sforzi economici che si dovranno affrontare, ma l’incapacità di perdonarsi e lasciarsi scivolare addosso le cose. Abituate a preoccuparsi dell’altro e della famiglia, molte persone dimenticano come si fa a volersi bene, pretendono da sé la perfezione e si addossano, al momento di divorziare, colpe che non hanno. I più fortunati non sono gli egoisti, ma coloro che hanno a cuore la propria persona non meno di quella altrui. “L’autocompassione – spiega Sbarra – può promuovere la resilienza, ovvero la capacità dell’uomo di affrontare e superare le avversità della vita, di superarle e di uscirne rinforzato e addirittura trasformato positivamente”.
La ricerca ha coinvolto 105 quarantenni, di cui 38 uomini e 67 donne, sposati da più di 13 anni e divorziati da tre o quattro mesi. A tutti è stato chiesto di parlare dell’ex coniuge per 30 secondi e poi per 4 minuti dei propri sentimenti riguardo alla separazione. Misurando il livello di self-compassion con rilevatori audio che decifrano le implicazioni psicologiche dei costrutti delle frasi e intervistando nuovamente i volontari dopo tre e sei mesi, gli studiosi hanno rilevato che chi era capace di auto-compassione affrontava meglio il trauma del divorzio, mentre chi era abitualmente duro con sé stesso soffriva di più. “Non è semplice chiedere a qualcuno di essere meno ansioso. Non si cambia personalità così facilmente – continua Sbarra – ma è possibile modificare atteggiamento a poco a poco grazie all’esperienza. In questo, le donne sono molto più in gamba degli uomini”.
Secondo Fausto Manara, docente di Psicoterapia presso la Scuola di specializzazione in Psichiatria e vicepresidente della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica, la capacità di reazione di ognuno di fronte a una fase simile della vita dipende innanzitutto dai motivi che hanno portato al divorzio, dall’averlo promosso o subìto. “Poi – spiega – dalla lealtà nella fase di separazione, o dai rancori che l’hanno accompagnata e, ancora, dalla capacità di progettarsi come individui indipendenti. Infine, dalle caratteristiche di personalità”. Per quanto affrontato egregiamente, un divorzio suscita sempre, precisa Manara, sensazioni di perdita e di fallimento, anche quando sembra prevalere un sentimento di liberazione. E non è detto che il gentil sesso sia più forte di quello maschile. “Le donne sanno affrontare le questioni pratiche della vita con maggiore indipendenza – conclude – e questo le può facilitare. Ma gli uomini hanno maggiore facilità a trovare “premi di consolazione” per alleviare il dolore della perdita”.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa Torino

La balbuzie nei bambini: cosa fare?

30 Ott
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Psicologia   |  Commenti disabilitati su La balbuzie nei bambini: cosa fare?

La balbuzie si manifesta all’incirca nell’ 1 % della popolazione adulta, in ogni cultura e società. Si tratta di un disordine del ritmo della parola nel quale l’individuo sa ciò che vorrebbe dire, ma nel contempo non riesce a farlo a causa di involontari arresti, ripetizioni e blocchi nel flusso aereo.

E’ importante precisare che sebbene la balbuzie è caratterizzata da disfluenze non tutte le disfluenze sono indici di balbuzie!

Depressione nei bambiniL’età di insorgenza si colloca solitamente tra i 3 e i 5 anni ma circa l’80% dei bambini che vengono incasellati come balbuzienti, avranno un recupero spontaneo durante l’età scolare. Si tratta di una forma di balbuzia transitoria che nella maggioranza dei casi viene superata nell’arco di un anno e mezzo dall’esordio, è comunque utile che i genitori del bambino attuino degli specifici comportamenti per fare in modo che il bimbo non resti traumatizzato o colpito negativamente nella sua autostima in questi periodi di difficoltà nella parola.

All’apparire del sintomo è opportuno consultare uno psicologo per intervenire sui familiari piuttosto che sul bambino.

Tuttavia alcune disfluenze diventeranno delle balbuzie.

La balbuzie è uno dei più complessi disturbi del linguaggio, non è un fenomeno unico ma bensì determinato a diversi livelli da fattori sia fisiologici che psicologici, sia genetici che derivanti da variabili ambientali. Tutte queste concause possono giocare un ruolo importante nella balbuzie e può risultare estremamente difficile determinare a priori quale di queste sia quella prevalente.

Nei casi in cui la balbuzie è diagnosticata un disturbo del linguaggio diventa importante agire prontamente insegnando una tecnica per il controllo della balbuzie stessa anche in giovane età (o comunque prima dell’età scolare) in quanto si eviterà che le ricadute psicologiche del non poter comunicare come si vorrebbe non segnino stabilmente la personalità del bambino in via di evoluzione. Fermo restando che al più tardi dagli 8 anni è indicato un trattamento, qualora la balbuzie non accenni a diminuire stabilmente.

Logopedisti e psicologi dell’età evolutiva possono collaborare insieme per un miglioramento della qualità della vita del soggetto balbuziente: i logopedisti insegnando delle tecniche di controllo del disturbo mentre lo psicologo si fa carico delle componenti relazionali ed emotive e di riacquisizione della fiducia in se stessi.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris psicologa Torino

 

Lo sviluppo del linguaggio

30 Ott
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Lo sviluppo del linguaggio

Il linguaggio è una delle funzioni cognitive che maggiormente caratterizza gli esseri umani e che li differenzia dagli animali. Forse è proprio per questo che ogni genitore insieme ai primi passi attende il momento di sentire le prime parole del proprio bambino.

Sostegno ai genitoriGeneralmente intorno all’anno il bambino produce le prime parole che vengono usate in contesti specifici e referenziali, indicando oggetti e persone presenti e ben conosciute.

Tra i 12 e i 16 mesi l’ampiezza del vocabolario dovrebbe aumentare fino ad arrivare a circa 50 parole, successivamente intorno ai 18-24 mesi il vocabolario aumenta in maniera esponenziale per arrivare a circa 300 parole; questo fenomeno viene generalmente indicato come “l’esplosione del vocabolario”. Inoltre man mano che il vocabolario si amplia cominciano le combinazioni di più parole e si comincia a differenziare il vocabolario secondo diverse classi grammaticali.

Esiste poi un aspetto della comunicazione che non è legato alla produzione verbale ma è comunque molto importante e indicativo per il successivo sviluppo linguistico e cioè la produzione di gesti, accompagnati o meno da vocalizzazioni. La produzione di gesti, inizialmente con funzione richiestiva (avere un oggetto, un aiuto da parte dell’adulto ecc.) e successivamente dichiarativa (per attirare l’attenzione e condividere l’attenzione su di un oggetto) sono degli indicatori importanti della capacità di linguaggio che il bambino svilupperà successivamente.

È sempre molto importante avere un’attenzione particolare al linguaggio del bambino ma bisogna anche sempre considerare che per quanto riguarda il linguaggio questi range di età di acquisizione sono piuttosto ampi e spesso fino ai due anni di età è difficile stabilire se un bambino abbia una difficoltà di linguaggio o semplicemente tempi di sviluppo diversi. Esistono però degli indicatori che un professionista (psicologa dell’età evolutiva e neuropsichiatra infantile) può rilevare per trarre indicazioni sul futuro sviluppo del linguaggio e sulle possibili difficoltà (vedi anche articolo: La balbuzie nei bambini: cosa fare?).

Dott.ssa Francesca Vottero Ris psicologa Torino

Riconoscere la Bulimia Nervosa

20 Ott
by Francesca Vottero Ris, posted in Disturbi alimentari, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Riconoscere la Bulimia Nervosa

La bulimia nervosa è uno dei disturbi del comportamento alimentare ma rispetto all’anoressia nervosa e all’obesità è più complicata da riconoscere. La ragione principale è che il peso corporeo delle persona anoressica o quello dell’obeso permettono immediatamente di orientarsi verso la diagnosi mentre, essendo frequentemente normopeso, le pazienti bulimiche non possono essere così facilmente identificate.

Un’altra ragione meno evidente è che spesso l’abbuffata ed il vomito vengono vissuti con profondo senso di colpa che costringe le persone a mantenere segreto il proprio comportamento. Il risultato è che, in alcuni casi, le abbuffate e le condotte di eliminazione possono essere messe in atto anche per anni senza che amici e familiari riescano ad accorgersi di nulla.

Esistono alcuni modi per riconoscere le persone con bulimia nervosa all’osservazione, test di laboratorio e test psicologici. Tali elementi comunque non hanno valore assoluto ma vanno integrati con la conoscenza della storia personale della persona e rapportati al peso, al modo di alimentarsi e al comportamento del soggetto in generale.

In ambito familiare un barattolo di cioccolata che sparisce non significa automaticamente avere una figlia ammalata di bulimia nervosa, ma la combinazione di alcuni comportamenti (tracce di cibi nascosti, andare in bagno subito dopo ogni pasto, l’ossessione per la macrobiotica, significative e ripetute oscillazioni del peso corporeo) possono senz’altro essere sufficienti per chiedere una consulenza specialistica.

In generale è essenziale ricordare che non esistono interessi per la forma fisica che giustifichino la messa in atto di comportamenti dannosi per la salute come il vomito o l’assunzione di lassatvi o diuretici per scopi diversi da quelli per cui questi farmaci sono indicati. Analogamente nessun interesse “normale” per la forma fisica o per la salute del corpo può giustificare la segretezza di comportamenti come il digiuno compensatorio, l’occultamento del cibo o la mistificazione riguardo a ciò che si mangia o si è mangiato. E’ difficile considerare “normale” che una persona per qualsiasi motivo, per convinzione personale o religiosa o per intolleranze alimentari più o meno ben definite dal punto di vista medico, arrivi a restringere la propria alimentazione al punto da escludere classi intere di alimenti come zuccheri, grassi, carboidrati o proteine. Una persona che riferisce per qualsiasi motivo di essere intollerante a moltissimi alimenti, che evita tutti i cibi a contenuto calorico alto o ritenuto tale e che sostiene di “sentirsi meglio” con il calo del peso e sentirsi peggio in caso di aumento di peso dovrebbe essere valutato da uno specialista in disturbi della condotta alimentare (psicologo, psicoterapeuta e/o psichiatra).

In presenza di tali elementi è possibile che la persona si rivolga al medico di base, al nutrizionista o ad un dietologo. In nessuno di questi casi una ulteriore valutazione da parte di uno specialista in disturbi della condotta alimentare, almeno per un sommario screening del problema, potrebbe risultare in qualche modo dannosa, permettendo invece di pianificare un trattamento mirato al problema.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa Torino.

VALPEMEDICA: studio medico specialistico e ambulatorio odontoiatrico a Luserna San Giovanni

31 Ago
by Francesca Vottero Ris, posted in In evidenza, Psicologia   |  Commenti disabilitati su VALPEMEDICA: studio medico specialistico e ambulatorio odontoiatrico a Luserna San Giovanni

Studio medico a Luserna San GiovanniDopo un pò di attesa durante la quale speriamo di aver attirato la vostra attenzione FINALMENTE APRE VALPEMEDICA, il primo ambulatorio odontoiatrico e studio medico specialistico della Valpellice, Via Primo Maggio, 80 Luserna San Giovanni (To). ValpeMedica nasce per fornire un servizio sanitario di eccellenza unico nella zona in grado di riunire nella stessa struttura un equipe di specialisti in grado di soddisfare ogni esigenza.

Psicologia per adulti

"Tutto è difficile prima di essere semplice"

E’ presente presso lo studio medico di Luserna San Giovanni un servizio di psicologia e psicoterapia che propone prestazioni qualificate per la prevenzione, la diagnosi e la cura del disagio psicologico in adulti, adolescenti e bambini.

Per prenotazioni telefonare allo 0121-212356 dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14.00 alle ore 19.00 dal lunedì al venerdì. Per ulteriori informazioni visita il sito di Valpemedica.

 

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