Trauma

La Terapia E.M.D.R.

26 Ago
by Francesca Vottero Ris, posted in In evidenza, Trauma   |  Commenti disabilitati su La Terapia E.M.D.R.

Dottoressa Francesca Vottero Ris Psicologa a Torino, Psicoterapeuta cognitivo e comportamentale, Terapia E.M.D.R.

L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing – Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un metodo cognitivo utilizzato per il trattamento dei traumi psicologici e di esperienze di vita stressanti.

Alla base di questo metodo terapeutico c’è la convinzione che i problemi attuali siano il risultato di ricordi di eventi passati immagazzinati nel cervello in modo non funzionale al proprio benessere. I ricordi degli avvenimenti più dolorosi, infatti, non scompaiono facilmente dal cervello e molte persone continuano dopo anni a soffrire di sintomi che ne condizionano il benessere psicofisico e i rapporti interpersonali.
Nella terapia EMDR, a partire dalla descrizione di uno o più eventi legati ad un problema specifico, lo psicoterapeuta guida la persona nell’elaborazione dei ricordi disturbanti, utilizzando un protocollo strutturato e set alternati di stimolazioni bioculari.

A seguito della terapia EMDR, i ricordi disturbanti vengono vissuti come qualcosa che ormai appartiene al passato, perdendo la carica emotiva negativa; inoltre l’elaborazione dell’esperienza dolorosa permetterà alla persona di cambiare le valutazioni cognitive su di sé. La persona continuerà a ricordare l’evento ma potrà accedervi volontariamente e vederlo in una prospettiva più adattiva.

L’efficacia della terapia EMDR è stata dimostrata in tutti i tipi di trauma, come incidenti, catastrofi naturali, gravi malattie, violenze subite, maltrattamenti psicologici e/o fisici, i traumi che derivano da relazioni familiari disturbanti, conflitti di coppia, perdite finanziarie, lutti.
Le conseguenze di un trauma possono essere il disturbo post traumatico da stress, gli attacchi di panico, il disturbo ossessivo compulsivo, l’ansia, la depressione, i disturbi alimentari, le difficoltà sessuali e le fobie specifiche.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’agosto del 2013, ha riconosciuto l’EMDR come trattamento efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati, quali disturbi d’ansia, depressione e attacchi di panico (cit. in Fernandez I. et al., 2011).

Disturbi da Stress Post-Traumatico

02 Mag
by Francesca Vottero Ris, posted in Trauma   |  Commenti disabilitati su Disturbi da Stress Post-Traumatico

Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) individua due disturbi conseguenti un’esperienza traumatica e/o altamente stressante:
– Il disturbo Acuto da stress
– Il Disturbo Post-Traumatico da Stress

Il disturbo acuto da stress insorge a seguito di eventi traumatici e se non si risolve entro un mese tende ad evolvere in un disturbo da stress post-traumatico.
Sia durante l’esperienza dell’evento traumatico, che dopo l’evento, l’individuo presenta almeno tre dei seguenti sintomi dissociativi:

  • sensazione soggettiva di insensibilità, distacco, o assenza di reattività emozionale;
  • riduzione della consapevolezza dell’ambiente circostante (es. rimanere storditi);
  • derealizzazione: percepire il mondo come irreale o come in un sogno;
  • depersonalizzazione (es. sentirsi distaccati dal proprio corpo);
  • amnesia dissociativa: incapacità a ricordare qualche aspetto importante del trauma.

L’evento traumatico viene persistentemente rivissuto (es. ricordi, immagini, pensieri, sogni, illusioni, flashback ricorrenti, sensazione di rivivere l’evento, disagio all’esposizione di ciò che può ricordare l’evento). Viene evitato tutto ciò che può ricordare il trauma (es. luoghi, persone, attività) e si manifesta un aumento dell’arousal in risposta agli stimoli che richiamano il trauma (es. difficoltà a dormire, irritabilità, scarsa capacità di concentrazione, ipervigilanza, risposte di allarme esagerate, irrequietezza motoria).

Nel Disturbo da Stress Post Traumatico, la persona ha fatto esperienza di un evento traumatico che ha implicato morte, o gravi lesioni o minaccia all’integrità fisica propria o di altri, ed ha provato intensi sentimenti di paura, impotenza e orrore (nei bambini questo può essere espresso con comportamento disorganizzato e agitato).
Gli eventi traumatici possono includere aggressione personale violenta (es. violenza sessuale, scippo, attacco fisico), incidenti automobilistici, diagnosi di una malattia grave, ecc, vissuti in prima persona o subiti da persone care, o anche estranee (es, assistere impotenti alla morte violenta di qualcuno che non conosciamo).
L’evento traumatico è rivissuto persistentemente in uno o più dei seguenti modi:

  • ricordi spiacevoli, ricorrenti e intrusivi dell’evento, che comprendono immagini, pensieri, o percezioni (nei bambini la “spiacevolezza può non essere rilevata” e possono essere presenti giochi ripetitivi in cui vengono espressi temi o aspetti riguardanti il trauma);
  • sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento (nei bambini possono essere presenti sogni spaventosi senza un contenuto riconoscibile);
  • agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando, ciò include sensazioni di rivivere l’esperienza, allucinazioni ed episodi dissociativi di flashback, compresi quelli che si manifestano al risveglio o in stato di intossicazione (nei bambini possono manifestarsi rappresentazioni ripetitive specifiche del trauma);
  • disagio psicologico intenso e reattività fisiologica all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico;

La persona evita persistentemente gli stimoli associati con il trauma e presenta un’attenuazione della reattività generale:

  • si sforza di evitare pensieri, sensazioni o conversazioni associati con il trauma;
  • si sforza di evitare attività, luoghi o persone che evocano ricordi del trauma;
  • è incapace di ricordare qualche aspetto importante del trauma;
  • presenta una riduzione marcata dell’interesse o della partecipazione ad attività precedentemente piacevoli (nei bambini si manifesta più probabilmente nella coartazione dell’attività di gioco);
  • prova sentimenti di distacco ed estraneità verso gli altri (nei bambini si manifesta con ritiro sociale);
  • riduzione della capacità di provare emozioni e sentimenti di diminuzione delle prospettive future (es. non aspettarsi di avere una carriera, un matrimonio, figli, o una normale durata di vita).

Infine sono presenti sintomi persistenti di aumentato arousal o ansia, non presenti prima del trauma:

  • difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno;
  • irritabilità e scoppi di collera;
  • difficoltà a concentrarsi;
  • ipervigilanza;
  • risposte di allarme esagerate.

La durata dei sintomi varia, in alcuni casi la remissione completa si verifica in 3 mesi, in altri casi ci sono sintomi persistenti per più di 12 mesi dopo il trauma.
Il DSM-5 Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. (American Psychiatric Association, Raffaello cortina Editore, Milano, 2014)

Maltrattamento infantile

16 Ago
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Trauma   |  Commenti disabilitati su Maltrattamento infantile

MaltrattamentoTra tutti di tipi i traumi che si possono subire il maltrattamento fisico e l’abuso sessuale è forse quello che lascia più traccia soprattutto quando è cominciato o è avvenuto nella fase evolutiva.
Il maltrattamento ai danni dei minori non è certamente un fenomeno moderno. Più recente è la presa di coscienza, da parte della società adulta, della vastità del fenomeno e della gravità delle sue conseguenze. È possibile oggi, definire abuso e maltrattamento ai danni dei minori atti e atteggiamenti che un tempo non venivano neppure percepiti, o considerati “legittimi”, o facenti parte delle normali pratiche educative.

Il maltrattamento comprende gli atti e le carenze che turbano gravemente il bambino, attentano alla sua integrità corporea, al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la trascuratezza, o lesioni di ordine fisico, o psichico, o sessuale, da parte di un familiare o di altri che hanno cura del bambino.

Il maltrattamento infantile può causare un Disturbo Traumatico dello Sviluppo.

La definizione comprende diverse tipologie di maltrattamento che possono essere definite ulteriormente, ma che non vanno considerate come forme assolutamente separate ed autonome, in quanto spesso il maltrattamento comporta la compresenza di diverse forme di abuso, ed inoltre in tutte le forme di abuso è sempre presente in qualche misura il maltrattamento psicologico.

Il Maltrattamento psicologico è la forma più diffusa di violenza di un adulto contro un bambino e nello stesso tempo è la forma più difficile da riconoscere. É fatta di ricatti, di minacce, di punizioni, di indifferenza, di squalifiche, di mancanza di rispetto, di eccesso di pretese, di richieste sproporzionate all’età e alle caratteristiche del bambino, tali comportamenti, ripetuti nel tempo, diventano parte della relazione dell’adulto nei confronti del bambino o dell’adolescente. La violenza psicologica può essere persino più distruttiva di quella fisica o sessuale, e comunque è sottesa sempre a tutte le altre forme di maltrattamento.

Il Maltrattamento fisico può essere fatto con pugni, calci, bruciature, graffi, sbattimento contro pareti o pavimenti, con l’uso di cinghie, di bastoni o con altre forme di tortura. Spesso nasce dal bisogno dell’adulto di scaricare sul più debole la violenza che sente dentro di sé e contro di sé.

La Grave trascuratezza si presenta quando i genitori non sono capaci (per assenza di empatia, per difficoltà economiche e culturali o di inserimento sociale, per problemi psicologici) di capire i bisogni materiali ed affettivi dei propri figli e non riescono a curarli e proteggerli, a crescerli in modo sano come sarebbe necessario, minacciando in modo serio la loro sopravvivenza psicofisica.

Nell’Abuso sessuale il minore viene strumentalizzato coinvolgendolo in attività sessuali, nella prostituzione o nella pornografia o in altri comportamenti solo in apparenza meno gravi (per es. giochi sessuali privi di violenza fisica), comportamenti che servono per procurare piacere a qualche adulto e che producono danni enormi al bambino e alla bambina. L’abuso sessuale è di solito realizzato da persone care al bambino (famigliari, parenti, insegnanti, amici di famiglia, religiosi…). Spesso si protrae per anni nel più assoluto silenzio e con grandi sensi di colpa per il minore che lo subisce. Molti bambini, sia maschi che femmine, di tutte le età e classi sociali, subiscono violenza sessuale.

L’abuso infantile intrafamiliare fisico e sessuale, a differenza della maggior parte dei traumi, interpersonali e non, è caratterizzato dall’avere la fonte del trauma in una persona che, dovrebbe fornire contenimento, rassicurazione ed aiuto nel superamento dei traumi stessi. Questo è particolarmente vero quando l’abusatore è un genitore o chi ne fa le veci. In questo caso le violenze, oltre ad essere un trauma di per sé, tendono ad interferire pesantemente nello sviluppo del sistema comportamentale dell’attaccamento.

 

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, riceve presso studio privato in via Casalis 31, torino.

Essere genitori adottivi

08 Dic
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Trauma   |  Commenti disabilitati su Essere genitori adottivi

L’adozione di un minore pone imprevisti difficilmente gestibili dai genitori adottivi e spesso il bambino che arriva è molto diverso da quello desiderato.

MaltrattamentoA volte succede che la famiglia, anche se sul piano razionale è preparata, inconsapevolmente pensi all’adozione come ad un legame simile a quello della nascita biologica, in realtà l’adozione rappresenta, anche nel caso di un bambino piccolo, l’inserimento in un tessuto familiare di un individuo con un corredo genetico, esperenziale e comportamentale maturato altrove.

Traumi nei bambiniLe situazioni che sovente i genitori adottivi si trovano a dover affrontare sono dovute alle caratteristiche di personalità e ai comportamenti problematici dei minori: i bambini e gli adolescenti che vengono inseriti in famiglia il più delle volte sono soggetti deprivati e sofferenti, che hanno interiorizzato esperienze traumatizzanti di abbandono, maltrattamento e abuso sessuale, all’origine di problemi psichiatrici e/o relazionali che incidono sulle modalità relazionali e comunicative. A volte non vi sono esperienze così traumatiche, ma il nucleo familiare di provenienza ha forti carenze relazionali che hanno impedito risposte adeguate ai bisogni del figlio. A queste problemi l’adozione di un bambino straniero comporta ulteriori difficoltà legate alle differenza di lingua e cultura che divide i genitori dal piccolo accolto in casa, oltre che dal senso di abbandono e di sradicamento che il minore porta con sé all’ingresso nel nostro paese.

Rivalita tra fratelliQuesti bambini allora, possono mostrare chiusura e diffidenza verso chi si avvicina loro, a volte anche irritazione per le cure prestate, oppure possono dare una sensazione di vulnerabilità, di accettazione passiva di ogni proposta, spesso le esperienze negative avute nelle famiglie di origine possono comportare la difficoltà di fidarsi degli adulti.

Non è raro dunque, incorrere in esperienze di adozione nelle quali prevalgono disagio e sofferenza tanto per i genitori adottivi quanto per i figli, che si possono concludere con la restituzione del bambino all’Istituto o il suo passaggio ad altra famiglia.

Spesso in queste situazioni la famiglia non riesce a far fronte a questi problemi per la carenza di supporti professionali capaci di fornire un orientamento e si sentono lasciate sole di fronte a un compito complesso e difficile che merita un impegno di accoglienza e di aiuto da parte della comunità sociale.

bambino contentoIl successo, o l’insuccesso, del percorso adottivo dipendono essenzialmente da una serie di fattori, relativi sia alle caratteristiche del minore adottato sia alle caratteristiche della famiglia ma le ricerche svolte in Italia e in Europa su centinaia di minori e di famiglie evidenziano, tra i fattori fondamentali che possono portare al successo o al fallimento di questo percorso, l’incidenza del sostegno psicologico rivolto alla famiglia affidataria adottiva.

La famiglia affidataria o adottiva, oltre alla rete di supporto fornita dall’associazione di riferimento, e al lavoro terapeutico e sociale fornito dai servizi di territorio, può aver bisogno di un sostegno psicologico individualizzato che le permetta di comprendere problemi e difficoltà che nascono nella relazione con il bambino o l’adolescente.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino.

Il Disturbo Traumatico dello Sviluppo

03 Mar
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Bambini, In evidenza, Trauma   |  Commenti disabilitati su Il Disturbo Traumatico dello Sviluppo

Il gruppo di lavoro sul trauma complesso, che opera all’interno del National Child Traumatic Stress Network, ha elaborato una nuova diagnosi per i bambini: il Disturbo Traumatico dello Sviluppo.
MaltrattamentoLa nuova diagnosi è stata formulata in base all’idea che esperienze di eventi traumatici molteplici, cronici e prolungati, come il maltrattamento infantile soprattutto di natura interpersonale e ad esordio precoce, spesso nel contesto della relazione con le figure primarie di accudimento (tipicamente i genitori), abbiano conseguenze importanti e prevedibili riguardo molte aree di funzionamento.

Traumi molteplici e cronici subiti nell’infanzia produce nei bambini e nel loro sviluppo  psicologico, fisico e cognitivo diversi effetti nocivi, tra cui:

  • disturbi dell’attaccamento, difficoltà a gestire le proprie emozioni e a regolare il proprio comportamento; da ciò deriva un’instabilità emotiva che, in fasi successive del ciclo vitale, potrà condurli a mettere in atto condotte di abuso di sostanze, disturbi alimentari, autolesionismo fisico;
  • alterazioni nell’attenzione e nella consapevolezza (o coscienza) ovvero sintomatologia dissociativa: depersonalizzazione, derealizzazione, difficoltà mnestiche. L’uso della dissociazione in età evolutiva aumenta la tendenza generale dell’individuo a sviluppare disturbi dissociativi;
  • somatizzazioni: spesso lamentano sintomi fisici, senza essere in grado di riportare una causa specifica (l’ipotesi è che le memorie sensoriali si presentino attraverso il corpo);
  • difficoltà cognitive: difficoltà nella regolazione dell’attenzione, difficoltà nel concentrarsi su un obiettivo e portare a termine un compito, difficoltà di pianificazione e nel fare previsioni rispetto al futuro, difficoltà nell’elaborazione di stimoli nuovi, difficoltà di apprendimento, problemi nello sviluppo linguistico e nell’orientamento nel tempo e nello spazio.
  • alterazioni del senso di sè: mancanza di continuità del senso di sé, disturbi dell’immagine corporea, bassa autostima, senso di vergogna e di colpa; si sentono inferiori, impotenti e non meritevoli di amore, si aspettano di essere rifiutati e disprezzati, e sono inclini a colpevolizzarsi per le esperienze negative vissute.
  • alterazione nei sistemi di significato: questi individui mostrano auto-attribuzioni negative, sfiducia nelle figure primarie, perdita di aspettative di protezione da parte degli altri e dei servizi sociali, inevitabilità della futura vittimizzazione.

Bisogna tener presente che non tutti i bambini e adolescenti esposti ad un trauma sviluppano sintomatologia post-traumatica, la psicologia dello sviluppo parla infatti di vulnerabilità nei confronti di esperienze di vita stressanti, in generale di fronte agli eventi che capitano, positivi o negativi che siano, gli individui non si trovano nelle stesse condizioni. A seconda del loro livello di sviluppo psicologico e biologico, sperimentano gli stessi eventi in maniera diversa ma è possibile affermare che il verificarsi di eventi negativi nell’età evolutiva ha una notevole influenza sul futuro adattamento psicosociale degli individui.

Dottssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino