ansia

Paura e ansia: reazioni fisiche

09 Set
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Dottoressa Francesca Vottero Ris Psicologa a Torino, Psicoterapeuta cognitivo e comportamentale, Terapia E.M.D.R.

ansiaLa paura è un’emozione salvavita perché ci protegge facendoci sapere che il pericolo è vicino, dandoci l’energia per rispondere in qualunque modo sia possibile in quel momento, dalla paralisi, al combattimento, alla fuga. La preoccupazione ci spinge a prendere tutte le precauzioni necessarie per mantenerci al sicuro in futuro. La paura non richiama l’attenzione solo sul pericolo fisico immediato, ma anche su tutto ciò che potrebbe ferirci emotivamente, come la perdita di una relazione significata, che è ugualmente importante per la sicurezza personale.
In questi casi una parte del nostro cervello registra l’evento come pericoloso e attiva il sistema nervoso autonomo che a sua volta attiva l’adrenalina, un ormone prodotto dall’organismo che ha lo scopo di preparare il corpo a scappare o a difendersi con tutte le sue forze dal pericolo.
L’azione dell’adrenalina provoca sensazioni fisiche a cui diamo tipicamente il nome di ansia.

GLI EFFETTI FISIOLOGICI DELLA PAURA
Ci sentiamo confusi, storditi, assenti, questo perché quando ci focalizziamo sul pericolo il cervello esamina velocemente azioni alternative sotto pressione, dissociandosi da ogni altro pensiero.
La vista appare offuscata, notiamo un restringimento del campo visivo causato dal repentino aumento della persone che provoca una sensazione di stordimento e di vertigini; la pupilla dell’occhio si dilata per favorire la messa a fuoco.
Ci viene la pelle d’oca perché la contrazione dei muscoli coinvolge anche i tessuti della cute per effetto dei quali i peli si rizzano.
Il respiro diventa affannoso poichè i muscoli del corpo in tensione ostacolano l’espansione dei polmoni. Il ritmo del respiro cambia. Gli scambi gassosi sono più frequenti e meno profondi, il corpo si prepara ad uno scatto.
Notiamo tachicardia e palpitazioni in quanto il cuore aumenta la sua attività per incrementare il flusso del sangue e inviare rapidamente zuccheri e ossigeno nel corpo.
Donna con dolori fisiciPotremmo incorrere in disturbi digestivi, nausea, disturbi addominali in quanto la digestione si interrompe perché le energie ad essa deputate vengono utilizzate nell’attivazione contro il pericolo.
Sentiamo formicolii, sensazione di torpore, vampate di calore in quanto dall’aumento della pressione sanguigna viene percepito soprattutto all’estremità; tutta questa attivazione produce arrossamenti cutanei e calore, a cui il corpo risponde raffreddandosi attraverso il sudore.
Inoltre, tutti i muscoli del corpo tendono ad irrigidirsi causando tensione muscolare in quanto i muscoli, che ricevono più zuccheri e ossigeno per garantire la prestazione sono pronti a accattare se necessario.

Sotto l’effetto dell’ansia il corpo si “stressa”, consuma energie che vanno reintegrate. Un prolungato effetto della paura stanca l’organismo rapidamente. Si verificano amnesie, emicranie, dolori muscolari, alterazione del sonno. Se cronicizzata, l’ansia può produrre danni a lungo termine come disturbi gastro-intestinali, indebolimento delle difese immunitarie, ipertensione.

Baldini F. (2004). Homework: un’antologia di prescrizioni terapeutiche. Milano: McGraw-Hill.

Ansia d’esame

21 Dic
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L’ansia d’esame si caratterizza per la paura, che a volte può innescare una vero e proprio attacco di panico,  di affrontare un’interrogazione o un esame. L’ansia d’esame può rientrare all’interno di un quadro di Fobia Sociale ma non sempre, l’ansia eccessiva si può presentare solo di fronte ad un’interrogazione o un esame. L’ansia d’esame si differenzia dalla normale ansia fisiologica che accompagna, favorendone la performance, gli sforzi dell’individuo per raggiungere uno scopo desiderato.
Negli studenti affetti d’ansia d’esami l’idea di dover  sostenere un esame è associata (in maniera  direttamente proporzionale alla vicinanza,  alla difficoltà e all’importanza attribuita alla prova)  ad  intensi sintomi di ansia, preoccupazione,  pensieri o immagini “catastrofici” il cui contenuto può, ad esempio, riguardare l’essere bocciati, fare una figuraccia, fare scena muta, avere una crisi di panico, scappare all’ultimo momento, sentirsi falliti, umiliati, difettati o deludere gli altri significativi che innescano la cosiddetta “ansia anticipatoria”
Disturbi da stressLe persone affette da ansia d’esame possono sviluppare, oltre ad una preoccupazione eccessiva per la prova, sintomi fisici quali insonnia, nervosismo, difficoltà di concentrazione, vuoti di memoria, tremori, agitazione, tensioni, tachicardia, nausea, vertigini, mal di pancia; in alcuni casi i sintomi possono sfociare in un attacco di panico situazionale.
Spesso le persone affette da ansia d’esame evitano di affrontare la prova poiché temono di non riuscire a sopportare i sintomi e le conseguenze dell’ansia. I sintomi provocati dall’ansia d’esame e l’evitamento dell’esame e/o dell’interrogazione possono compromettere l’autostima, innescare vissuti di inadeguatezza a cui spesso si accompagnano sentimenti di vergogna,  autosvalutazione  e depressione.
Gli studenti sono consapevoli che la loro paura è irrazionale ma, nonostante questo non riescono a liberarsene.
Spesso, a causa dell’ansia d’esame patologica, la persona rimane danneggiata nel suo percorso scolastico ritardando in maniera significativa la conclusione degli studi oppure può avere un rendimento scolastico al di sotto dell’impegno profuso o dalle proprie capacità intellettuali. Nei casi più gravi l’ansia d’esame patologica può spingere la persona ad abbandonare gli studi nonostante le rilevanti potenzialità.  L’ansia d’esame può influire in maniera significativa sulla qualità della vita della persona un trattamento psicoterapeutico efficace, come si è dimostrata la psicoterapia cognitivo comportamentale,  potrà essere utile.

Agorafobia: la paura di non riuscire a scappare

22 Lug
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Ansia 4 I pazienti con sintomi di agorafobia temono le situazioni in cui è difficile scappare o ricevere soccorso; di conseguenza, essi evitano tali luoghi al fine di controllare l’ansia legata alla prefigurazione di una nuova crisi di panico. Infatti, nella maggior parte dei casi, l’agorafobia è un problema che emerge secondariamente all’insorgenza di attacchi di panico o crisi d’ansia minori; si instaura quando il soggetto agorafobico comincia ad evitare sistematicamente tutti i luoghi, le situazioni ed i contesti nei quali ci potrebbero essere ostacoli alla possibilità di essere aiutati. Tra le situazioni che più frequentemente vengono evitate da chi mostra sintomi di agorafobia si riscontrano:

  • uscire da soli o stare a casa da soli;
  • guidare o viaggiare in automobile;
  • frequentare luoghi affollati come mercati o concerti;
  • prendere l’autobus o l’aeroplano;
  • essere su un ponte o in ascensore.

Quando questi evitamenti iniziano a compromettere le attività quotidiane ed il funzionamento socio-lavorativo della persona allora si parla di agorafobia.

Talvolta, il problema è più difficile da individuare perché il soggetto non evita certe situazioni temute ma diviene incapace di affrontarle senza l’assistenza di una persona di fiducia.
L’agorafobia può essere diagnosticata all’interno del disturbo di panico con agorafobia o come agorafobia senza anamnesi di disturbo di panico. In questo ultimo caso, le crisi che il paziente evita sono caratterizzate da sintomi d’ansia tipo panico, ma senza tutte le caratteristiche dell’attacco di panico vero e proprio.
L’agorafobia è in sintesi caratterizzata da sintomi quali:

Ansia legata al trovarsi in luoghi in cui sarebbe difficile allontanarsi, fuggire oppure chiedere e ricevere soccorso, nel caso in cui si verificasse un attacco di panico o una crisi d’ansia.

Le situazioni temute vengono evitate o affrontate con molta difficoltà oppure tramite il supporto di un accompagnatore.
L’ansia e l’evitamento limitano il funzionamento socio-lavorativo del soggetto e non derivano da altri tipi di paura o fobie (evitare gli ascensori per un claustrofobico, evitare le situazioni sociali per il fobico sociale, evitare stimoli che ricordino un evento traumatico nel disturbo post-traumatico da stress).

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino, riceve presso studio privato in via Casalis 31 a torino.

Ansia, ansia generalizzata, preoccupazioni

22 Lug
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ansiaIl Disturbo d’Ansia Generalizzato (GAD) è un disturbo d’ansia caratterizzato da uno stato di preoccupazione per diversi eventi, che risulta eccessivo in intensità, durata o frequenza rispetto all’impatto o alla probabilità reali degli eventi temuti dal soggetto.
Tale condizione di preoccupazione eccessiva risulta incontrollabile da chi lo sperimenta: la persona che ha un disturbo d’ansia generalizzato vive come se si aspettasse una catastrofe da un momento all’altro, in uno stato di preoccupazione quasi costante, la persona passa tutto il tempo a pensare ad eventi che potrebbero accadere e alle loro conseguenze.

Rispetto alle preoccupazioni normali, quelle che caratterizzano il disturbo d’ansia generalizzato risultano più numerose, frequenti, durature, intense, invasive e pervasive; sono di rapida successione; sono accompagnate da ansia intensa; sono relative ad eventi futuri spesso improbabili; sono scollegate da fattori precipitanti; sono accompagnate da sintomi fisici; sono difficili da controllare e posticipare.
Se le preoccupazioni eccessive persistono da sei mesi e sono accompagnate da almeno tre dei seguenti sintomi si può ipotizzare la diagnosi di Disturbo d’Ansia generalizzato:

  • irrequietezza
  • facile affaticabilità
  • difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria
  • irritabilità
  • sonno disturbato
  • tensione muscolare

Coloro che sentono tensione muscolare possono sperimentare anche tremori, dolori o contratture muscolari. Molte persone che soffrono di questo disturbo presentano, inoltre, sintomi somatici come bocca asciutta, mani appiccicose, sudorazione, brividi dl freddo, nausea, diarrea, difficoltà a deglutire e nodo alla gola.

Per diagnosticare un GAD andrebbero escluse le situazioni in cui la preoccupazione è limitata alla possibilitàdi avere un attacco di panico (come nel Distubo da Panico), di sentirsi imbarazzato in pubblico (come nella Fobia Sociale), di avere una grave malattia (come nell’Ipocondria), di aumentare di peso (come nei Disturbi dell’Alimentazione), di essere contaminati (come nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo) o di rivivere un’esperienza tramatica (come nel Disturbo Post-Traumatico Da Stress).

Le persone che ne soffrono tendono a considerare lo stato ansioso che solitamente sperimentano come una caratteristica della loro personalità, piuttosto che un disturbo vero e proprio. Sembra soffrine il 5% della popolazione mondiale, soprattutto donne ma solo un terzo di chi ne soffre si rivolge ad uno specialista della salute mentale, in quanto i sintomi fisici dell’ansia spesso portano i pazienti a rivolgersi solo ad altre figure professionali (es. medico di base, internista, cardiologo, pneumologo, gastroenterologo), mentre un intervento psicoterapeutico sembra più indicato per interrompere le preoccupazioni.

Le preoccupazioni eccessive sono relative di solito, a circostanze quotidiane, come responsabilità lavorative, problemi economici, salute propria e dei familiari, incidenti a persone significative, piccole attività (es. faccende domestiche, far tardi agli appuntamenti); tuttavia gli eventi di cui la persona si preoccupa eccessivamente possono cambiare anche frequentemente.
Alcune delle persone che hanno questo disturbo riconoscono che le loro preoccupazioni sono eccessive, soprattutto dopo che l’evento temuto non si è verificato; altre ritengono che i loro timori siano realistici. In entrambi i casi, comunque, si sperimenta un disagio soggettivo dovuto alla preoccupazione costante. A partire da una preoccupazione e dalla relativa ansia, infatti, si attivano catene di pensieri negativi dette rimuginazioni, che mantengono e incrementano lo stato iniziale, nascono come tentativi di risoluzione dei problemi, ma si rivelano fallimentari.

Per attenuare le preoccupazioni costanti, chi ha il disturbo d’ansia generalizzato può tentare di distrarsi e controllare il proprio pensiero, evitare le situazioni in cui teme di preoccuparsi, richiedere rassicurazioni per interrompere il rimuginio.
Questi comportamenti, pur contribuendo momentaneamente alla riduzione delle preoccupazioni e dell’ansia, a lungo andare mantengono e rinforzano il disturbo d’ansia generalizzato con ulteriori spiacevoli conseguenze. Infatti, chi soffre di GAD ha difficoltà ad impedire che le preoccupazioni interferiscano con l’attenzione verso le attività che sta svolgendo, ciò comporta una compromissione del funzionamento lavorativo e sociale; inoltre la difficoltà a gestire le preoccupazioni possono ridurre il senso di efficacia personale e la stime di sè, che spesso conducono ad una Depressione secondaria; come tentativi di gestire le preoccupazioni è frequente il ricorso all’Abuso di Sostanze psicoattive.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino, riceve presso studio privato in via caslis 31 torino.

Disturbi da Stress

22 Lug
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Disturbi da Stress

Disturbi da stressLo stress è la risposta psicofisica ad una quantità di compiti emotivi, cognitivi o sociali percepiti dalla persona come eccessivi.
La durata dell’evento stressante porta a distinguere lo stress in due categorie: lo stress acuto, si verifica una sola volta e in un lasso di tempo limitato, e lo stress cronico, cioè quando lo stimolo è di lunga durata.

Lo stress può essere provocato da:

  • eventi della vita sia piacevoli che spiacevoli (ad esempio: matrimonio, nascita di un figlio, morte di una persona cara, divorzio, pensionamento, problemi sessuali);
  • cause fisiche: il freddo o il caldo intenso, abuso di fumo e di alcol, gravi limitazioni nei movimenti;
  • fattori ambientali: la mancanza di un’abitazione, ambienti rumorosi, inquinati sono fattori determinanti di un certo stato di stress;
  • malattie organiche: quando il nostro corpo è affetto da una malattia, l’intero organismo, nel tentativo di difendersi, si pone in uno stato di tensione che, nella maggior parte dei casi, per le scarse difese in grado di apportare, sfocia in una condizione di stress;
  • esperienze traumatiche.

I sintomi da stress possono essere suddivisi in quattro categorie.

  1. Sintomi fisici: mal di testa; dolore di schiena; indigestione; collo e spalle tese; dolore allo stomaco; tachicardia; sudorazione delle mani; agitazione e irrequietezza; problemi del sonno; stanchezza; capogiri; perdita di appetito; problemi sessuali; suoni (tintinni, fischi) nelle orecchie.
  2. Sintomi comportamentali: ritiro sociale; digrignare i denti; attitudine alla prepotenza; aumento dell’uso di alcolici; mangiare compulsivamente; criticare gli altri; impossibilità di portare le cose a termine.
  3. Sintomi emozionali: piangere; enorme senso di pressione; nervosismo; ansia; rabbia; sentire che non c’e’ nessun significato nel vivere; solitudine; tensione (sentire di essere sul punto di esplodere); infelicità senza un motivo valido; sentirsi impotenti a cambiare le cose; essere facilmente agitati o sconvolti.
  4. Sintomi cognitivi: problemi a pensare in maniera chiara; impossibilità nel prendere decisioni; dimenticare le cose o distrarsi facilmente; pensare di scappare via; mancanza di creatività; preoccuparsi costantemente; perdita di memoria; perdita del senso dell’umorismo.

Uno stato di stress protratto nel tempo predispone non solo allo sviluppo di malattie fisiche ma anche alla nascita di disturbi psichici come ad esempio ansia, depressione, disturbi psicosomatici, disturbi alimentari.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino, riceve presso studio privato in via casalis 31 a Torino.

Ansia e Attacchi di Panico

22 Giu
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Scritto dalla Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa Torino, Psicoterapeuta Torino, Terapia E.M.D.R.

Il Disturbo da panico: la paura senza motivo.
AnsiaL’ansia e la paura sono emozioni che hanno la funzione di segnalare situazioni pericolose o spiacevoli e sono necessarie a ciascuno di noi perché ci consentono di affrontare situazioni temute ricorrendo alle risorse mentali e fisiche più adeguate.

Si ha un Attacco di Panico quando l’ansia o la paura provate sono così intense da produrre alcuni dei seguenti sintomi somatici e cognitivi:

  • palpitazioni o tachicardia
  • sudorazione
  • tremori fini o a grandi scosse
  • dispnea o sensazione di soffocamento
  • sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto
  • nausea o disturbi addominali
  • vertigini o sensazione di testa vuota
  • parestesie e brividi o vampate di calore
  • sensazioni di perdere il contatto con la realtà (derealizzazione) con la sensazione di vivere in una realtà nuova o sensazioni di essere una persona diversa, di non riconoscersi più (depersonalizzazione)
  • paura di perdere il controllo o di “impazzire”
  • paura di morire.

Esistono degli attacchi, i cosiddetti attacchi paucisintomatici, in cui si manifestano soltanto una parte dei sintomi del panico, senza esplodere in un vero attacco.
L’elemento fondamentale dell’attacco di panico è dunque un periodo di intensa paura o ansia accompagnato da svariati sintomi somatici o cognitivi.
La sintomatologia acuta dura da 15 a 30 minuti. Esistono diverse forme dell’attacco di panico e nel corso della vita, in periodi di stress emotivo, può accadere di avere qualche sporadico attacco di panico, ma ciò non significa che si soffre di un disturbo da panico.
Il soggetto affetto da disturbo da panico ha attacchi di panico inaspettati e ripetuti.

Il disturbo da panico può avere ripercussioni sulla vita lavorativa, familiare e sociale della persona che ne soffre diminuendone l’autonomia, il senso di efficacia personale e dell’autostima, la frustrazione che ne consegue può condurre ad una depressione secondaria. Alcune persone possono ricorrere all’abuso di sostanze stupefacenti (soprattutto alcool) per gestire il disturbo stesso o la depressione che ad esso può seguire.
L’età in cui tal disturbo si manifesta per la prima volta varia notevolmente da soggetto a soggetto, ma tipicamente si colloca tra la tarda adolescenza e i 35 anni.

Dottoressa Francesca Vottero Ris, psicologa torino, riceve presso studio privato in via Casalis 31 torino.

Rivalità tra fratelli

20 Giu
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Bambini   |  Commenti disabilitati su Rivalità tra fratelli

La rivalità tra fratelli è un fenomeno generalmente presente tra il bambino più piccolo e quello più vicino a lui per età.
In una famiglia con più fratelli, ogni bambino può essere geloso di un altro, ma la causa più comune è la nascita di un fratellino: la competizione tra fratelli è motivata dal voler ottenere amore, attenzione e approvazione dai genitori. La gelosia è più intensa se tra il primo ed il secondo bambino ci sono tra i 18 mesi ed i 3 anni di differenza, quando invece il distacco è di 4 anni o più, la competizione tende a ridursi via via perché le loro esigenze ed attività sono diverse.

Con la nascita di un fratello o di una sorella il bambino più grande può sentirsi messo da parte e sostituito dal nuovo arrivato che in quanto più bisognoso di cure è spesso al centro dell’attenzione genitoriale.

Comportamenti ostili ed aggressivi nei confronti del fratello, regressioni in alcune abilità già consolidate (ad es. il ritorno ad un linguaggio infantile, la perdita del controllo sfinterico, ecc.), eccessiva dipendenza, isolamento, tristezza, continue richieste di attenzione, sono alcune possibili manifestazioni delle difficoltà del bambino ad affronatare il cambiamento avvenuto in famiglia.

Un bambino geloso prova paura ed insicurezza, teme di non essere amato e considerato al pari di qualcun altro. Per questo deve essere visto come un bambino che attraversa un momento triste e difficile della sua vita piuttosto che come un bambino che si comporta male di proposito o che all’improvviso è diventato cattivo, dispettoso e fastidioso.

In questo particolare periodo il bambino ha bisogno di essere rassicurato, di sentirsi certo di poter contare sull’amore dei suoi genitori.

Se non affrontata e gestita in maniera corretta, la gelosia diventa particolarmente intensa e si puo associare a problemi nell’interazione sociale del bambino. Nei casi in cui la gelosia diventa intenza e perdura nel tempo si configura un disturbo che neccessita l’intervento di uno psciologo per sostenere sia il bambino che i suoi genitori.

Dottoreaa Francesca Vottero Ris, psicologa torino, riceve presso studio privato in via Casalis 31 torino.

Prigionieri dell’ansia? Si può apprendere ad accettarla e a gestirla

17 Giu
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, In evidenza   |  Commenti disabilitati su Prigionieri dell’ansia? Si può apprendere ad accettarla e a gestirla

Fonte: The New Yorke

Scott Stossel è un giornalista americano di grande successo  (attualmente è l’editore di The Atlantic), ormai sulla quarantina, che ha sofferto per tutta la vita di un disturbo di ansia acuta e che su suggerimento del suo terapeuta scrive un bellissimo libro dal titolo: “My Age of Anxiety” (2014)”, dove riporta la storia della sua ansia.  Una compagna fedelissima che non lo ha  abbandonato mai.

 

AnsiaQuando era un bambino, aveva una terribile ansia da separazione, come è cresciuto, ha iniziato ad avere la  fobia di parlare in pubblico, di volare, degli svenimenti,delle  vertigini, degli chiuso gli spazi, dei germi, del vomito e del formaggio. Di fronte a situazioni inevitabili che lo mettono  di fronte alla prospettiva di un viaggio aereo o all’ impegno di parlare in pubblico o ad  una riunione in ufficio, Stossel sperimenta il panico in piena regola: insonnia, sudorazione, vertigini, dolori di stomaco e perdita di controllo degli sfinteri. La vista di un brufolo lo fa sprofondare in un tunnel di  terrore e al suo matrimonio confessa di essere quasi svenuto dall’ansia.

Stossel è  in terapia da quando aveva dieci anni , e ha consumato un armadietto intero di psicofarmaci: Thorazine, Nardil, Prozac, Zoloft, Paxil, Wellbutrin, Valium, Librium, Xanax, Klonopin, per non parlare del consumo di alcol .  La maggior parte del suo libro è un’esplorazione scientifica della storia dell’ ansia e un resoconto  giornalistico dello stato attuale delle conoscenze mediche.

122530L’idea che l’ansia è fondamentale per la condizione umana può anche significare che la nostra vita mentale è caratterizzato da un conflitto psichico, e l’ansia è il sintomo di quel conflitto. Questo è, grosso modo, la vista psicoanalitica. E ‘quello che Freud intendeva quando, nel 1917 ,  ha chiamato l’ansia “un enigma la cui soluzione potrebbe inondare di luce l’intera esistenza mentale”. L’ansia è la caratteristica comune di tutte le nevrosi. L’ansia ha però un ruolo importante nella vita degli esseri umani. Si sperimenta ansia ogni volta che si percepisce una minaccia o un pericolo (alla propria sopravvivenza o al proprio ego, non c’è differenza); questo ci permette di prepararci ad agire prontamente. L’ansia ha quindi una funzione protettiva e preventiva, ma diventa patologica nel momento in cui non si è capaci di gestirla e l’organismo permane in uno stato di iperattivazione prolungata. Scott Stossels e tanti come lui  non hanno sconfitto l’ansia (l’autore  illustra nel libro che la sua ansia non è frutto di enigmi o problemi irrisolti ma di qualcosa di medico, di qualcosa che ha a che fare con la componente genetica) hanno imparato a conviverci e a gestirla con successo. Infatti il primo passo è quello  di accettare l’esperienza, di non combattetela. Diventa importante sostituire il rifiuto, la collera e l’odio con l’accettazione.

L’ansia fa parte degli esseri umani, è una componente genetica e combatterla è come combattere contro una parte di sé. Chi è ansioso non è malato, è particolarmente sensibile e attiva l’ansia più facilmente. L’accettazione dell’ansia è il primo di una serie di passi che possono portare a diminuire e ad interrompere  uno stato d’ansia.

Dottoressa Francesca Vottero Ris, psicologa e psicoterapeuta Torino

La paura senza nome – video

13 Giu
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Terapia cognitivo-comportamentale   |  Commenti disabilitati su La paura senza nome – video

Il National Institute of Mental Health (NIMH), la più grande organizzazione scientifica al mondo che si occupa della ricerca focalizzata alla comprensione, al trattamento e alla prevenzione dei disturbi mentali e alla promozione della salute mentale, riporta in un articolo sul trattamento dell’ansia:

La terapia cognitivo comportamentale (CBT) è molto utile nel trattamento del disturbi d’ansia. La parte cognitiva aiuta le persone a cambiare gli schemi di pensiero che sostengono le loro paure. La parte comportamentale aiuta le persona a cambiare il modo di reagire alle situazioni che provocano l’ansia. Per esempio, la CBT può aiutare le persone con il disturbo di panico a imparare che i loro attacchi di panico non sono in realtà attacchi di cuore e aiutare le persone con fobia sociale a imparare come superare la convinzione che gli altri li stanno sempre a guardare e a giudicare. Quando le persone sono pronte a confrontarsi con le loro paure, viene loro mostrato come usare le tecniche di esposizione per desensibilizzarsi alle situazioni che attivano le loro ansie”.

Per leggere l’intero documento clicca qui.

 

Ansia sociale

31 Mag
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Terapia cognitivo-comportamentale   |  Commenti disabilitati su Ansia sociale

ansia sociale, timidezza

L’ ansia sociale, anche chiamata “fobia sociale“, consiste nell’intensa paura di manifestare imbarazzo, disagio o ansia nelle situazioni in cui si è esposti pubblicamente al giudizio degli altri.

Chi sperimenta ansia sociale prova un forte disagio quando partecipa a situazioni sociali come feste, gruppi, locali pubblici… o deve svolgere attività a contatto con altre persone come parlare in pubblico, parlare ad uno sconosciuto, lavorare davanti ad altre persone…

Nella fobia sociale vi è una paura persistente di situazioni sociali o prestazioni da eseguire davanti ad altre persone. L’esposizione alla situazione imbarazzante provoca una risposta ansiosa e la situazione spesso viene evitata.
Un esempio di fobia sociale è la difficoltà a parlare in pubblico. La persona si può facilmente rendere conto che il suo timore è eccessivo continuando comunque ad evitare la situazione ansiogena.

A livello fisico le persone che ne soffrono  notano che il cuore batte più forte, la sudorazione aumenta, compare rossore sul viso, può esservi una sensazione di “testa vuota”.

La persona che soffre di ansia sociale ha di solito una bassa autostima dovuta soprattutto ad una serie di pensieri negativi che ha su di sè e sulle conseguenze della propria ansia, tende inoltre ad attuare tutta una serie di “comportamenti protettivi” come stare in silenzio, distogliere lo sguardo, non dire cosa pensa, pianificare in anticipi cosa dire, fingere interesse.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si è dimostrata molto efficace nel trattamento dell’ansia sociale.

La terapia mira, da una parte a modificare i propri pensieri negativi, dall’altra cerca di insegnare abilità per gestire al meglio le situazioni sociali.
Tali abilità prevedono, solitamente, sia tecniche per la gestione dell’ansia, sia tecniche per la gestione dell’interazione verbale.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

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