attacco di panico

Ansia d’esame

21 Dic
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia   |  Commenti disabilitati su Ansia d’esame

L’ansia d’esame si caratterizza per la paura, che a volte può innescare una vero e proprio attacco di panico,  di affrontare un’interrogazione o un esame. L’ansia d’esame può rientrare all’interno di un quadro di Fobia Sociale ma non sempre, l’ansia eccessiva si può presentare solo di fronte ad un’interrogazione o un esame. L’ansia d’esame si differenzia dalla normale ansia fisiologica che accompagna, favorendone la performance, gli sforzi dell’individuo per raggiungere uno scopo desiderato.
Negli studenti affetti d’ansia d’esami l’idea di dover  sostenere un esame è associata (in maniera  direttamente proporzionale alla vicinanza,  alla difficoltà e all’importanza attribuita alla prova)  ad  intensi sintomi di ansia, preoccupazione,  pensieri o immagini “catastrofici” il cui contenuto può, ad esempio, riguardare l’essere bocciati, fare una figuraccia, fare scena muta, avere una crisi di panico, scappare all’ultimo momento, sentirsi falliti, umiliati, difettati o deludere gli altri significativi che innescano la cosiddetta “ansia anticipatoria”
Disturbi da stressLe persone affette da ansia d’esame possono sviluppare, oltre ad una preoccupazione eccessiva per la prova, sintomi fisici quali insonnia, nervosismo, difficoltà di concentrazione, vuoti di memoria, tremori, agitazione, tensioni, tachicardia, nausea, vertigini, mal di pancia; in alcuni casi i sintomi possono sfociare in un attacco di panico situazionale.
Spesso le persone affette da ansia d’esame evitano di affrontare la prova poiché temono di non riuscire a sopportare i sintomi e le conseguenze dell’ansia. I sintomi provocati dall’ansia d’esame e l’evitamento dell’esame e/o dell’interrogazione possono compromettere l’autostima, innescare vissuti di inadeguatezza a cui spesso si accompagnano sentimenti di vergogna,  autosvalutazione  e depressione.
Gli studenti sono consapevoli che la loro paura è irrazionale ma, nonostante questo non riescono a liberarsene.
Spesso, a causa dell’ansia d’esame patologica, la persona rimane danneggiata nel suo percorso scolastico ritardando in maniera significativa la conclusione degli studi oppure può avere un rendimento scolastico al di sotto dell’impegno profuso o dalle proprie capacità intellettuali. Nei casi più gravi l’ansia d’esame patologica può spingere la persona ad abbandonare gli studi nonostante le rilevanti potenzialità.  L’ansia d’esame può influire in maniera significativa sulla qualità della vita della persona un trattamento psicoterapeutico efficace, come si è dimostrata la psicoterapia cognitivo comportamentale,  potrà essere utile.

Agorafobia: la paura di non riuscire a scappare

22 Lug
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia   |  Commenti disabilitati su Agorafobia: la paura di non riuscire a scappare

Ansia 4 I pazienti con sintomi di agorafobia temono le situazioni in cui è difficile scappare o ricevere soccorso; di conseguenza, essi evitano tali luoghi al fine di controllare l’ansia legata alla prefigurazione di una nuova crisi di panico. Infatti, nella maggior parte dei casi, l’agorafobia è un problema che emerge secondariamente all’insorgenza di attacchi di panico o crisi d’ansia minori; si instaura quando il soggetto agorafobico comincia ad evitare sistematicamente tutti i luoghi, le situazioni ed i contesti nei quali ci potrebbero essere ostacoli alla possibilità di essere aiutati. Tra le situazioni che più frequentemente vengono evitate da chi mostra sintomi di agorafobia si riscontrano:

  • uscire da soli o stare a casa da soli;
  • guidare o viaggiare in automobile;
  • frequentare luoghi affollati come mercati o concerti;
  • prendere l’autobus o l’aeroplano;
  • essere su un ponte o in ascensore.

Quando questi evitamenti iniziano a compromettere le attività quotidiane ed il funzionamento socio-lavorativo della persona allora si parla di agorafobia.

Talvolta, il problema è più difficile da individuare perché il soggetto non evita certe situazioni temute ma diviene incapace di affrontarle senza l’assistenza di una persona di fiducia.
L’agorafobia può essere diagnosticata all’interno del disturbo di panico con agorafobia o come agorafobia senza anamnesi di disturbo di panico. In questo ultimo caso, le crisi che il paziente evita sono caratterizzate da sintomi d’ansia tipo panico, ma senza tutte le caratteristiche dell’attacco di panico vero e proprio.
L’agorafobia è in sintesi caratterizzata da sintomi quali:

Ansia legata al trovarsi in luoghi in cui sarebbe difficile allontanarsi, fuggire oppure chiedere e ricevere soccorso, nel caso in cui si verificasse un attacco di panico o una crisi d’ansia.

Le situazioni temute vengono evitate o affrontate con molta difficoltà oppure tramite il supporto di un accompagnatore.
L’ansia e l’evitamento limitano il funzionamento socio-lavorativo del soggetto e non derivano da altri tipi di paura o fobie (evitare gli ascensori per un claustrofobico, evitare le situazioni sociali per il fobico sociale, evitare stimoli che ricordino un evento traumatico nel disturbo post-traumatico da stress).

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino, riceve presso studio privato in via Casalis 31 a torino.

Ansia e Attacchi di Panico

22 Giu
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia   |  Commenti disabilitati su Ansia e Attacchi di Panico

Scritto dalla Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa Torino, Psicoterapeuta Torino, Terapia E.M.D.R.

Il Disturbo da panico: la paura senza motivo.
AnsiaL’ansia e la paura sono emozioni che hanno la funzione di segnalare situazioni pericolose o spiacevoli e sono necessarie a ciascuno di noi perché ci consentono di affrontare situazioni temute ricorrendo alle risorse mentali e fisiche più adeguate.

Si ha un Attacco di Panico quando l’ansia o la paura provate sono così intense da produrre alcuni dei seguenti sintomi somatici e cognitivi:

  • palpitazioni o tachicardia
  • sudorazione
  • tremori fini o a grandi scosse
  • dispnea o sensazione di soffocamento
  • sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto
  • nausea o disturbi addominali
  • vertigini o sensazione di testa vuota
  • parestesie e brividi o vampate di calore
  • sensazioni di perdere il contatto con la realtà (derealizzazione) con la sensazione di vivere in una realtà nuova o sensazioni di essere una persona diversa, di non riconoscersi più (depersonalizzazione)
  • paura di perdere il controllo o di “impazzire”
  • paura di morire.

Esistono degli attacchi, i cosiddetti attacchi paucisintomatici, in cui si manifestano soltanto una parte dei sintomi del panico, senza esplodere in un vero attacco.
L’elemento fondamentale dell’attacco di panico è dunque un periodo di intensa paura o ansia accompagnato da svariati sintomi somatici o cognitivi.
La sintomatologia acuta dura da 15 a 30 minuti. Esistono diverse forme dell’attacco di panico e nel corso della vita, in periodi di stress emotivo, può accadere di avere qualche sporadico attacco di panico, ma ciò non significa che si soffre di un disturbo da panico.
Il soggetto affetto da disturbo da panico ha attacchi di panico inaspettati e ripetuti.

Il disturbo da panico può avere ripercussioni sulla vita lavorativa, familiare e sociale della persona che ne soffre diminuendone l’autonomia, il senso di efficacia personale e dell’autostima, la frustrazione che ne consegue può condurre ad una depressione secondaria. Alcune persone possono ricorrere all’abuso di sostanze stupefacenti (soprattutto alcool) per gestire il disturbo stesso o la depressione che ad esso può seguire.
L’età in cui tal disturbo si manifesta per la prima volta varia notevolmente da soggetto a soggetto, ma tipicamente si colloca tra la tarda adolescenza e i 35 anni.

Dottoressa Francesca Vottero Ris, psicologa torino, riceve presso studio privato in via Casalis 31 torino.

Prigionieri dell’ansia? Si può apprendere ad accettarla e a gestirla

17 Giu
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, In evidenza   |  Commenti disabilitati su Prigionieri dell’ansia? Si può apprendere ad accettarla e a gestirla

Fonte: The New Yorke

Scott Stossel è un giornalista americano di grande successo  (attualmente è l’editore di The Atlantic), ormai sulla quarantina, che ha sofferto per tutta la vita di un disturbo di ansia acuta e che su suggerimento del suo terapeuta scrive un bellissimo libro dal titolo: “My Age of Anxiety” (2014)”, dove riporta la storia della sua ansia.  Una compagna fedelissima che non lo ha  abbandonato mai.

 

AnsiaQuando era un bambino, aveva una terribile ansia da separazione, come è cresciuto, ha iniziato ad avere la  fobia di parlare in pubblico, di volare, degli svenimenti,delle  vertigini, degli chiuso gli spazi, dei germi, del vomito e del formaggio. Di fronte a situazioni inevitabili che lo mettono  di fronte alla prospettiva di un viaggio aereo o all’ impegno di parlare in pubblico o ad  una riunione in ufficio, Stossel sperimenta il panico in piena regola: insonnia, sudorazione, vertigini, dolori di stomaco e perdita di controllo degli sfinteri. La vista di un brufolo lo fa sprofondare in un tunnel di  terrore e al suo matrimonio confessa di essere quasi svenuto dall’ansia.

Stossel è  in terapia da quando aveva dieci anni , e ha consumato un armadietto intero di psicofarmaci: Thorazine, Nardil, Prozac, Zoloft, Paxil, Wellbutrin, Valium, Librium, Xanax, Klonopin, per non parlare del consumo di alcol .  La maggior parte del suo libro è un’esplorazione scientifica della storia dell’ ansia e un resoconto  giornalistico dello stato attuale delle conoscenze mediche.

122530L’idea che l’ansia è fondamentale per la condizione umana può anche significare che la nostra vita mentale è caratterizzato da un conflitto psichico, e l’ansia è il sintomo di quel conflitto. Questo è, grosso modo, la vista psicoanalitica. E ‘quello che Freud intendeva quando, nel 1917 ,  ha chiamato l’ansia “un enigma la cui soluzione potrebbe inondare di luce l’intera esistenza mentale”. L’ansia è la caratteristica comune di tutte le nevrosi. L’ansia ha però un ruolo importante nella vita degli esseri umani. Si sperimenta ansia ogni volta che si percepisce una minaccia o un pericolo (alla propria sopravvivenza o al proprio ego, non c’è differenza); questo ci permette di prepararci ad agire prontamente. L’ansia ha quindi una funzione protettiva e preventiva, ma diventa patologica nel momento in cui non si è capaci di gestirla e l’organismo permane in uno stato di iperattivazione prolungata. Scott Stossels e tanti come lui  non hanno sconfitto l’ansia (l’autore  illustra nel libro che la sua ansia non è frutto di enigmi o problemi irrisolti ma di qualcosa di medico, di qualcosa che ha a che fare con la componente genetica) hanno imparato a conviverci e a gestirla con successo. Infatti il primo passo è quello  di accettare l’esperienza, di non combattetela. Diventa importante sostituire il rifiuto, la collera e l’odio con l’accettazione.

L’ansia fa parte degli esseri umani, è una componente genetica e combatterla è come combattere contro una parte di sé. Chi è ansioso non è malato, è particolarmente sensibile e attiva l’ansia più facilmente. L’accettazione dell’ansia è il primo di una serie di passi che possono portare a diminuire e ad interrompere  uno stato d’ansia.

Dottoressa Francesca Vottero Ris, psicologa e psicoterapeuta Torino

Attacco di panico: istruzioni per l’uso

26 Apr
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Terapia cognitivo-comportamentale   |  Commenti disabilitati su Attacco di panico: istruzioni per l’uso
attacco di panico

via: www.laprincipessaraffreddata.com

Inspira…espira…inspira…espira riporta una deliziosa vignetta del blog laprincipessaraffreddata

Provare ansia è esperienza comune a tutti ma quando diventa eccessiva può sfociare in un attacco di panico. Un attacco di panico non è pericoloso, ma può essere terrificante, esplode all’improvviso con una paura travolgente che viene senza avvisaglie e senza alcuna ragione apparente e spesso ci si sente di perdere completamente il controllo… Quindi cosa fare se si è colpiti da un attacco di panico?

  • Sappiate innanzitutto che anche se le sensazioni sono bruttissime mai nessun soggetto relativamente sano e giovane è mai morto per un attacco di panico.
  • L’esordio è immediato ma rendendovene conto sappiate che l’attacco dura in genere pochi minuti e come è venuto rapidamente altrettanto rapidamente se ne andrà.
  • Cercate, per quanto possibile sia chiaro, di non perdere il controllo se avete la possibilità sedetevi e respirate lentamente e regolarmente.
  • Se la vostra mente è inondata da pensieri catastrofici, cercate di utilizzare qualsiasi mezzo per non amplificarli ma anzi distraetevi ad esempio adoperando un idea rifugio più consona a voi o nella quale credete.
  • Se ne avete la possibilità prendete pure qualche goccia o una pastiglia di ansiolitico prescritta dal vostro medico, se non ce l’avete bevete un bicchiere d’acqua.
  • Non abbiate timore a chiedere aiuto o a fare una telefonata: all’occorrenza una parola amica vale più dello stesso ansiolitico!
  • Se la situazione si facesse ingovernabile non fatevi scrupolo ed andate al pronto soccorso più vicino dichiarando subito tutti i vostri sintomi.
  • Infine dopo che l’acme dell’attacco è passato rivolgetevi ad uno psicoterapeuta che adotti delle strategie cognitivo-comportamentali.
  • Anche se la psicoterapia è  più efficace per uscire da questo incubo  non fatevi scrupolo i primi tempi a girare con un ansiolitico in tasca o in auto, non vi risolverà il problema ma vi rassicurerà per il momento, in attesa di uscirne.

Dottssa Francesca Vottero Ris psicologa a Torino