bambini

Test cognitivi per bambini e adolescenti

10 Mag
by Francesca Vottero Ris, posted in Adolescenti, Bambini, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Test cognitivi per bambini e adolescenti

Dottoressa Francesca Vottero Ris Psicologa a Torino, Psicoterapeuta cognitivo e comportamentale, Terapia E.M.D.R.

I test cognitivi più utilizzati per misurare le capacità intellettive di bambini e adolescenti sono:
La WISC-IV (Wechsler Intelligence Scale for Children-IV)
La WPPSI-III (Wechsler Preschool and Primary Scale of Intelligence-III)

Bambino che studiaLa WISC-IV è lo strumento clinico per eccellenza per valutare le capacità cognitive dei bambini di età compresa tra i 6 anni e 0 mesi e i 16 anni e 11 mesi.
La struttura della scala è stata recentemente aggiornata per riflettere la teoria e la pratica della valutazione dei bambini, che implica un’attenzione crescente alla memoria di lavoro e alla velocità di elaborazione.
La scala è utile per:

  1. Ottenere una valutazione del funzionamento cognitivo generale.
  2. Ottenere informazioni cliniche per fare valutazioni neuropsicologiche e impostare approfondimenti in ambiti specifici, quali difficoltà e/o disturbi di apprendimento, disturbi dello spettro autistico e deterioramento mentale.
  3. Programmare interventi di potenziamento, recupero e monitorarne l’andamento.

bambino contentoLa WPPSI-III è uno strumento clinico di somministrazione individuale che valuta l’intelligenza di bambini dai 2,6 ai 7,3 anni.

La scala è utile per:

  1. Ottenere una valutazione completa del funzionamento intellettivo generale.
  2. Pianificare obiettivi in programmi di natura clinica o scolastica per soggetti
    con ritardi nello sviluppo cognitivo e con difficoltà di apprendimento.
  3. Predisporre programmi destinati a soggetti particolarmente dotati.
  4. Determinare gli effetti di un danno cerebrale da trauma sul funzionamento cognitivo.

Disturbi psicosomatici nei bambini

16 Ago
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Psicosomatica   |  Commenti disabilitati su Disturbi psicosomatici nei bambini

Disturbi psicosomatici nei bambiniI disturbi psicosomatici, cioè quei disturbi per i quali vi è assenza di una causa organica in quanto tutti gli esami clinici sono risultati negativi, sono un insieme eterogeneo di manifestazioni sintomatologiche molto diffuse in infanzia. Questo è in parte attribuibile al fatto che in età pre-linguistica e in ogni caso finchè il linguaggio non è ancora padroneggiato completamente è facile che il disagio psichico venga manifestato prevalentemente attraverso il corpo e che quest’ultimo diventi il canale privilegiato di espressione dello stato psichico di un bambino piccolo. L’incidenza massima di questi disturbi si ha a partire dai 2-3 anni di vita e si mantiene elevata nel corso dello sviluppo. Spesso si tratta di una sintomatologia multipla, con sintomi transitori e di intensità variabile che raramente vanno a comporre i quadri clinici che nell’adulto formano i disturbi somatoformi. Sovente sono associati ad altri problemi psicologici, spesso al disturbo d’ansia, e non sono spiegati da un punto di vista medico né vengono simulati intenzionalmente dal bambino. Disturbi psicosomatici nei bambiniIn genere la sintomatologia psicosomatica è dovuta ad una mancanza di armonia e serenità nelle interazioni del bambino coi genitori. La malattia psicosomatica è anche un modo attraverso il quale i bambini richiedono in maniera velata l’attenzione degli adulti. Prima di diagnosticare un disturbo di origine psicologica nei bambini è necessario aver svolto tutti gli esami medici per poter escludere con certezza origini genetiche o cause organiche. Tra i sintomi psicosomatici più spesso riscontrati nel bambino ci sono i disturbi gastrointestinali, respiratori e cutanei. Tra i disturbi respiratori più diffusi nei bambini nei ci sono:

  • il disturbo asmatico che si manifesta di solito entro i primi tre anni (in forma acuta o come bronchite asmatica), si scatena spesso in concomitanza di fattori allergenici, tipo polvere, pelo di animali, ma la crisi non si verifica soltanto in loro presenza: essa avviene se si sommano fattori psicologici ed se non si risolve entro il quarto anno di età, può evolvere in forme asmatiche della seconda infanzia e dell’adolescenza;
  • il laringospasmo che si può presentare nel corso del secondo anno nella forma cianotica o pallida, con crisi respiratorie di breve durata, a volte accompagnate da crisi convulsive e perdita di coscienza, è dovuto a reazioni emotive intense. Il laringospasmo può scomparire entro i primi sei, sette anni di vita o persistere in maniera continua o discontinua fino all’età adulta. In presenza di questi disturbi è fondamentale l’accertamento neuropsichiatrico per la diagnosi differenziale con l’epilessia, ottenibile grazie al tracciato.

I principali disturbi cutanei nei bambini sono:

  • l’eczema che compare di solito a 5-6 mesi, sulle guance e sul collo per poi estendersi a tutto il corpo. Il bambino avverte prurito e si gratta energicamente causandosi escoriazioni e ferrite, è stata accertata la predisposizione genetica per questo tipo di disturbo, che se non si sviluppa come reazione allergica è in genere riconducibile alla sfera psicosomatica.
  • l’alopecia cioè la perdita dei capelli, si differenzia in totale ed areata, cioè a chiazze, sembra associata a fattori psicogeni, in particolare carenze affettive, situazioni traumatiche o precoci esperienze di perdita, portatrici di forti ansia e stress.

I disturbi gastrointestinali più frequenti nei bambini includono:

  • le coliche gassose che si manifestano di solito durante i primi tre mesi, iniziano dopo il pasto, protraendosi nella notte, il bambino comincia a piangere e ad agitarsi. Spesso sono dovute ad ansia ed iperprotettività del genitore, in determinati casi le coliche sembrano correlate a difficoltà di digestione del latte;
  • il vomito che si manifesta in genere nei primi sei mesi di vita, può richiedere interventi d’urgenza quando le manifestazioni sintomatologiche sono di particolare intensità (malnutrizione, disidratazione);
  • i dolori addominali ricorrenti che si accompagnano spesso ad altri problemi psicologici (ad es. fobia della scuola e fobia sociale).

Dopo i 6 anni e nell’adolescenza, frequente è anche il riscontro del disturbo di conversione, caratterizzato dalla presenza di sintomi neurologici in assenza di una malattia neurologica o internistica nota. Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, riceve presso studio privato in via casalis 31, torino.

Maltrattamento infantile

16 Ago
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Trauma   |  Commenti disabilitati su Maltrattamento infantile

MaltrattamentoTra tutti di tipi i traumi che si possono subire il maltrattamento fisico e l’abuso sessuale è forse quello che lascia più traccia soprattutto quando è cominciato o è avvenuto nella fase evolutiva.
Il maltrattamento ai danni dei minori non è certamente un fenomeno moderno. Più recente è la presa di coscienza, da parte della società adulta, della vastità del fenomeno e della gravità delle sue conseguenze. È possibile oggi, definire abuso e maltrattamento ai danni dei minori atti e atteggiamenti che un tempo non venivano neppure percepiti, o considerati “legittimi”, o facenti parte delle normali pratiche educative.

Il maltrattamento comprende gli atti e le carenze che turbano gravemente il bambino, attentano alla sua integrità corporea, al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la trascuratezza, o lesioni di ordine fisico, o psichico, o sessuale, da parte di un familiare o di altri che hanno cura del bambino.

Il maltrattamento infantile può causare un Disturbo Traumatico dello Sviluppo.

La definizione comprende diverse tipologie di maltrattamento che possono essere definite ulteriormente, ma che non vanno considerate come forme assolutamente separate ed autonome, in quanto spesso il maltrattamento comporta la compresenza di diverse forme di abuso, ed inoltre in tutte le forme di abuso è sempre presente in qualche misura il maltrattamento psicologico.

Il Maltrattamento psicologico è la forma più diffusa di violenza di un adulto contro un bambino e nello stesso tempo è la forma più difficile da riconoscere. É fatta di ricatti, di minacce, di punizioni, di indifferenza, di squalifiche, di mancanza di rispetto, di eccesso di pretese, di richieste sproporzionate all’età e alle caratteristiche del bambino, tali comportamenti, ripetuti nel tempo, diventano parte della relazione dell’adulto nei confronti del bambino o dell’adolescente. La violenza psicologica può essere persino più distruttiva di quella fisica o sessuale, e comunque è sottesa sempre a tutte le altre forme di maltrattamento.

Il Maltrattamento fisico può essere fatto con pugni, calci, bruciature, graffi, sbattimento contro pareti o pavimenti, con l’uso di cinghie, di bastoni o con altre forme di tortura. Spesso nasce dal bisogno dell’adulto di scaricare sul più debole la violenza che sente dentro di sé e contro di sé.

La Grave trascuratezza si presenta quando i genitori non sono capaci (per assenza di empatia, per difficoltà economiche e culturali o di inserimento sociale, per problemi psicologici) di capire i bisogni materiali ed affettivi dei propri figli e non riescono a curarli e proteggerli, a crescerli in modo sano come sarebbe necessario, minacciando in modo serio la loro sopravvivenza psicofisica.

Nell’Abuso sessuale il minore viene strumentalizzato coinvolgendolo in attività sessuali, nella prostituzione o nella pornografia o in altri comportamenti solo in apparenza meno gravi (per es. giochi sessuali privi di violenza fisica), comportamenti che servono per procurare piacere a qualche adulto e che producono danni enormi al bambino e alla bambina. L’abuso sessuale è di solito realizzato da persone care al bambino (famigliari, parenti, insegnanti, amici di famiglia, religiosi…). Spesso si protrae per anni nel più assoluto silenzio e con grandi sensi di colpa per il minore che lo subisce. Molti bambini, sia maschi che femmine, di tutte le età e classi sociali, subiscono violenza sessuale.

L’abuso infantile intrafamiliare fisico e sessuale, a differenza della maggior parte dei traumi, interpersonali e non, è caratterizzato dall’avere la fonte del trauma in una persona che, dovrebbe fornire contenimento, rassicurazione ed aiuto nel superamento dei traumi stessi. Questo è particolarmente vero quando l’abusatore è un genitore o chi ne fa le veci. In questo caso le violenze, oltre ad essere un trauma di per sé, tendono ad interferire pesantemente nello sviluppo del sistema comportamentale dell’attaccamento.

 

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, riceve presso studio privato in via Casalis 31, torino.

Rivalità tra fratelli

20 Giu
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Bambini   |  Commenti disabilitati su Rivalità tra fratelli

La rivalità tra fratelli è un fenomeno generalmente presente tra il bambino più piccolo e quello più vicino a lui per età.
In una famiglia con più fratelli, ogni bambino può essere geloso di un altro, ma la causa più comune è la nascita di un fratellino: la competizione tra fratelli è motivata dal voler ottenere amore, attenzione e approvazione dai genitori. La gelosia è più intensa se tra il primo ed il secondo bambino ci sono tra i 18 mesi ed i 3 anni di differenza, quando invece il distacco è di 4 anni o più, la competizione tende a ridursi via via perché le loro esigenze ed attività sono diverse.

Con la nascita di un fratello o di una sorella il bambino più grande può sentirsi messo da parte e sostituito dal nuovo arrivato che in quanto più bisognoso di cure è spesso al centro dell’attenzione genitoriale.

Comportamenti ostili ed aggressivi nei confronti del fratello, regressioni in alcune abilità già consolidate (ad es. il ritorno ad un linguaggio infantile, la perdita del controllo sfinterico, ecc.), eccessiva dipendenza, isolamento, tristezza, continue richieste di attenzione, sono alcune possibili manifestazioni delle difficoltà del bambino ad affronatare il cambiamento avvenuto in famiglia.

Un bambino geloso prova paura ed insicurezza, teme di non essere amato e considerato al pari di qualcun altro. Per questo deve essere visto come un bambino che attraversa un momento triste e difficile della sua vita piuttosto che come un bambino che si comporta male di proposito o che all’improvviso è diventato cattivo, dispettoso e fastidioso.

In questo particolare periodo il bambino ha bisogno di essere rassicurato, di sentirsi certo di poter contare sull’amore dei suoi genitori.

Se non affrontata e gestita in maniera corretta, la gelosia diventa particolarmente intensa e si puo associare a problemi nell’interazione sociale del bambino. Nei casi in cui la gelosia diventa intenza e perdura nel tempo si configura un disturbo che neccessita l’intervento di uno psciologo per sostenere sia il bambino che i suoi genitori.

Dottoreaa Francesca Vottero Ris, psicologa torino, riceve presso studio privato in via Casalis 31 torino.

I disturbi del linguaggio nei bambini

18 Ott
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini   |  Commenti disabilitati su I disturbi del linguaggio nei bambini

bambino felice che gioca con la pitturaIl disturbo dell’espressione del linguaggio consiste in una significativa compromissione dello sviluppo del linguaggio espressivo che interferisce con i risultati scolastici e con la comunicazione sociale.

I sintomi sono:

  • linguaggio limitato sul piano quantitativo (interventi rari e brevi)
  • vocabolario limitato
  • difficoltà ad imparare parole nuove
  • errori nell’utilizzare le parole
  • utilizzo di strutture grammaticali semplici
  • uso delle parole in un ordine insolito
  • errori di coniugazione dei verbi.

Bambino che non riesce a studiareNel disturbo misto dell’espressione e della ricezione del linguaggio, oltre ad essere presenti i sintomi precedentemente elencati, il bambino manifesta difficoltà nel comprendere frasi e parole particolari, come costruzioni ipotetiche o termini spaziali. Nei casi più gravi si può riscontrare l’incapacità di capire il vocabolario di base e deficit nell’elaborazione uditiva (discriminazione dei suoni, associazione di suoni a simboli, immagazzinamento, rievocazione e costruzione di sequenze).

Depressione nei bambiniLe difficoltà della comprensione del linguaggio possono essere meno evidenti di quelle della produzione del linguaggio, si può osservare ad esempio che il bambino esegue indicazioni in modo scorretto, risponde in modo inadeguato a una domanda, rispetta con difficoltà il proprio turno nella conversazione, sembra non prestare attenzione quando gli si parla.

Rivalita tra fratelliNel disturbo di fonazione è invece l’articolazione delle parole ad essere compromessa in modo significativo. I suoni che spesso vengono articolati con difficoltà sono: l, r, s, z, gl, gn,c. Gli errori di articolazione comportano l’incapacità di formare i suoni dell’eloquio in modo corretto, per es. la difficoltà di decidere quali suoni del linguaggio determinano una differenza di significato. Si possono verificare casi in cui l’eloquio è comunque fluido e comprensibile e casi in cui l’eloquio è del tutto incomprensibile, compromettendo in modo significativo i risultati scolastici e la comunicazione sociale.

Bambino ossessionatoLa balbuzie è caratterizzata da un’anomalia del normale fluire e della cadenza dell’eloquio, per cui sono presenti:

  • la ripetizioni di suoni e sillabe
  • il prolungamento dei suoni
  • pause all’interno di una parola
  • parole emesse con eccessiva tensione fisica
  • sostituzione di parole per evitare parole problematiche
  • ripetizione di parole monosillabiche.

La balbuzie può essere accompagnata da movimenti muscolari come tic, ammiccamenti, tremori delle labbra o del viso, scosse del capo.

Dottoressa Francesca Vottero Ris, psicologa e psicoterapeuta Torino, riceve in studio privato in via Casalis 31 a Torino.

Difficoltà di apprendimento

07 Ott
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Problemi scolastici   |  Commenti disabilitati su Difficoltà di apprendimento

Bambino che non riesce a studiareNumerosi studi, effettuati nel corso di questi ultimi anni, hanno messo in evidenza che oltre il 20% della popolazione scolastica presenta dei rallentamenti nei processi di apprendimento che richiedono interventi individualizzati.

Le cause possono essere così sintetizzate:

  • Difficoltà percettivo-motorie e meta fonologiche, dalle quali possono derivare disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia).
  • Difficoltà di attenzione, di concentrazione e memorizzazione, che interferiscono con la capacità di consolidare nuovi apprendimenti e di lavorare su uno stesso compito per un periodo prolungato.
  • Ritardo cognitivo che limita e rallenta i processi di apprendimento e quando non trattato comporta un deterioramento delle capacità intellettive conservate.
  • Difficoltà di linguaggio, che possono interferire con le capacità di produzione-comprensione linguistica sia orale che scritta e con la comunicazione sociale (disturbo dell’espressione e della ricezione del linguaggio, disturbo di fonazione, balbuzie).
  • Problemi relativi alla sfera affettiva e relazionale, dai quali possono derivare scarsa autostima e senso di inadeguatezza di fronte alle richieste scolastiche, atteggiamenti e comportamenti inadeguati, demotivazione ad apprendere.

Il bambino con difficoltà di apprendimento non conosce la propria difficoltà, ma con l’ingresso nella scuola elementare inizia a vivere esperienze negative e frustranti. I compagni apprendono e imparano a fare ciò che a lui risulta difficile. Gli insegnanti lo sollecitano, mettono in evidenza i suoi errori, lo stimolano a lavorare meglio, al punto che nel bambino può farsi strada l’idea: “non so fare, allora vuol dire che non sono capace”.
Ansia, vergogna, frustrazione, rabbia, tristezza, possono prendere il sopravvento causando un vero e proprio disadattamento scolastico e aprendo la strada allo sviluppo di  un possibile disturbo psichico, soprattutto quando il problema non viene riconosciuto precocemente.
Una diagnosi accurata che metta in evidenza, oltre alle difficoltà di base, anche gli ambiti di competenza e le potenzialità del bambino, permette la messa a punto di un percorso riabilitativo e terapeutico personalizzato ed efficace, e la collaborazione della scuola e dei genitori è fondamentale per la buona riuscita dell’intervento.

La valutazione diagnostica e il percorso riabilitativo-terapeutico è a cura della dottoressa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino presso lo studio privato di via Casalis 31 e tutor dell’apprendimento presso l’associazione Ego a Torino.

Il ritardo mentale

07 Ott
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Problemi scolastici   |  Commenti disabilitati su Il ritardo mentale

Bambino che non riesce a studiareIn presenza di un ritardo mentale, il funzionamento intellettivo del bambino è significativamente inferiore alla media con una gravità che va dal ritardo lieve al ritardo profondo.
Il funzionamento intellettivo viene chiamato “quoziente di intelligenza” (QI) ed è valutato tramite l’uso di test di intelligenza standardizzati che vengono somministrati al bambino individualmente (il più utilizzato è la “Scala di Intelligenza Weschler per i Bambini” – III Ed.).
Oltre le difficoltà di apprendimento scolastico, tipicamente sono presenti:

  • scarsa autonomia personale rispetto alla capacità di autonomia che di solito è prevista per la sua stessa fascia di età,
  • difficoltà nella cura e nell’igiene personale,
  • difficoltà interpersonali, difficoltà di comunicazione,
  • difficoltà nel provvedere a se stesso e alla propria salute.

Se non trattato, il ritardo mentale potrebbe comportare un deterioramento delle capacità intellettive possedute dal bambino, inoltre è necessaria una valutazione cognitiva che possa accertare la presenza del ritardo e l’entità affinchè anche a scuola si possano attivare gli interventi più adeguati.

La valutazione cognitiva è a cura della dottoressa Francesca Vottero Ris psicologa a Torino presso lo studio privato di Via Casalis 31 a Torino.

Pipì e cacca addosso nei bambini

28 Mag
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini   |  Commenti disabilitati su Pipì e cacca addosso nei bambini

La manifestazione fondamentale dell’enuresi è la ripetuta perdita di urine, che avviene di solito durante il sonno, in bambini di almeno 5 anni di età, in modo involontario (occasionalmente può essere anche intenzionale) e in assenza di lesioni all’apparato urinario o di condizioni mediche generali.

La perdita di “pipì” può avvenire solo durante il sonno notturno, (e può accadere che il bambino ricordi un sogno in cui capitava di fare la pipì) o anche durante il giorno (l’enuresi diurna è  raro che si manifesti dopo i 9 anni).

L’enuresi può manifestarsi nel bambino, oltrei 4-5 anni, quando non ha mai raggiunto il controllo della continenza urinaria oppure può manifestarsi dopo che il bambino ha già raggiunto e mantenuto, per almeno 5-6 mesi, il controllo della continenza urinaria.

La manifestazione fondamentale dell’encopresi è la ripetuta e involontaria (più raramente volontaria) perdita di feci, in assenza di una condizione medica generale.

La perdita di “cacca” si può manifestare quando il bambino non ha mai raggiunto il controllo dello sfintere anale oppure dopo che per un certo periodo il bambino ha raggiunto il normale controllo sfinterico.

L’encopresi può presentarsi con costipazione e incontinenza da sovrariempimento, in cui la fuoriuscita delle feci è continua e avviene sia di giorno che di notte o senza costipazione e incontinenza da sovrariempimento, in cui le feci sono di consistenza normale e il bambino si sporca in modo intermittente.

Disturbi psicosomatici nei bambiniEntrambi i disturbi (enuresi ed encopresi) sono più diffusi nei maschi e possono condizionare negativamente lo sviluppo del bambino, causando sentimenti di forte disagio e ansia.
Anche se sovente il disturbo tende a risolversi con l’età, è importante intervenire per una sua risoluzione precoce, dato che esso può interferire negativamente con lo sviluppo psicologico e sociale del bambino, causando sentimenti di inadeguatezza.
Spesso il disturbo è vissuto con vergogna e senso di colpa e c’è la tendenza ad evitare quelle situazioni che potrebbe causare imbarazzo, come gite scolastiche, giornate a casa di amici, eventi sociali e contatti con l’altro sesso (quando il disturbo si protrae fino all’adolescenza).

La gravità della compromissione è determinata dal grado di esclusione da parte dei coetanei, dal rifiuto e dall’atteggiamento punitivo di chi si prende cura del bambino, che influiscono sul suo livello di autostima e sul suo sentirsi inadeguato.

Dottoressa Francesca Vottero Ris, psicologa Torino, riceve presso studio privato in via Casalis 31, Torino.

L’intervento nei disturbi specifici dell’apprendimento

10 Apr
by Francesca Vottero Ris, posted in Adolescenti, Bambini, Problemi scolastici, Psicologia   |  Commenti disabilitati su L’intervento nei disturbi specifici dell’apprendimento

Per affrontare al meglio ed evitare il peggioramento dei Disturbi Specifici di Apprendimento occorre che l’intervento messo in atto sia di tipo globale, ossia è necessario coinvolgere tutte le risorse presenti: le persone (famiglia, alunni, docenti, tecnici), le conoscenze (culturali, legislative, didattiche, pedagogiche e psicologiche) e gli strumenti (tradizionali, convenzionali, compensativi, dispensativi). Occorre che l’intervento sia in ambito scolastico e sia anche di tipo preventivo, attuato già nella scuola dell’infanzia, attraverso programmi di potenziamento dei pre-requisiti dell’apprendimento della letto-scrittura (Terreni e t al 2002, Tretti et al 2002); nella scuola primaria si può prevenire invece, attraverso  la somministrazione di test di screening che consentono di individuare i bambini a rischio di apprendimento della letto-scrittura (Stella). Alla prevenzione segue la diagnosi precoce, con l’attivazione di trattamenti tempestivi nelle prime fasi di apprendimento della letto-scrittura.

bambino felice che gioca con la pitturaL’intervento per il bambino con D.S.A. deve essere realizzato considerando le caratteristiche individuali dell’alunno, i punti di forza e debolezza delle risorse a disposizione  e il rispetto degli stili di apprendimento dell’alunno. E ‘ quindi fondamentale che  nella scuola tutto il consiglio di classe sia informato su cosa sono i D.S.A. e sia coinvolto nell’intervento.

Il bambino diagnosticato precocemente e sottoposto ad un trattamento tempestivo, ha la possibilità di migliorare lo sviluppo delle sue competenze nonostante la presenza di un deficit, di conoscere strumenti e strategie che gli consentono di apprendere attraverso un percorso alternativo a quello tradizionale; infine, evita il peggioramento del suo disturbo  e l’insorgere di nuovi disagi (frustrazione).

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino e tutor dell’apprendimento presso Associazione Ego di Torino.

Le cause della dislessia

10 Apr
by Francesca Vottero Ris, posted in Adolescenti, Bambini, Problemi scolastici, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Le cause della dislessia

Le cause della dislessia sono:

  • Deficit fonologico (difficoltà di elaborazione, programmazione e combinazione dei suoni);
  • Deficit nei processi di automatizzazione (i processi di letto-scrittura e calcolo non sono automatici)Deficit nell’elaborazione visuo –percettiva (difficoltà nell’elaborazione visiva degli stimoli, dovuto ad un funzionamento anomalo delle cellule della corteccia visiva);
  • Disfunzionamento memoria a breve termine (difficoltà nel memorizzare le informazioni e nell’organizzare più informazioni tra loro);
  • Deficit del controllo motorio (difficoltà  che si manifestano nelle abilità grosso-motorie).

Leggi anche i disturbi specifici dell’apprendimento e l’intervento nei disturbi specifici dell’apprendimento.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino riceve presso studio privato in via Casalis 31, torino.

 

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