bambini

Un percorso educativo per i bambini

21 Giu
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Scuola   |  Commenti disabilitati su Un percorso educativo per i bambini

albero con i ramiLa pedagogia del”FARE” pone l’accento sulla centralità del bambino e sul ruolo di “registra” dell’insegnante, ossia pensare ad un contesto che favorisca l’esperienza. I bambini preferiscono imparare”facendo”e imparano più facilmente quando usano tutto il loro corpo di quando devono essere ascoltatori passivi. In questo modo l’informazione diventa esperienza diretta e si apprende veramente, elemento importante per lo sviluppo cognitivo del bambino in quanto diventa parte integrante della personalità del futuro adulto.

Con queste premesse il percorso educativo”AMICO ALBERO” è stato pensato e rivolto ai bambini come avvicinamento all’educazione scientifico/ambientale. Attraverso le uscite al parco, le osservazioni della natura e l’uso della fotografia aiutiamo i bambini a cogliere la bellezza dei cambiamenti stagionali.

Il progetto didattico è finalizzato a:

  • sviluppare l’attenzione verso l’ambiente e in particolare verso l’ albero,
  • vivere la natura come osservatori attivi e partecipi,
  • utilizzare il linguaggio pittorico per favorire l’ apprendimento dei colori.

L’attività permette di sviluppare la creatività dei bambini mediante la costruzione di alberi con tecniche diverse riferiti al trascorrere delle stagioni, ai contrasti di colori, alla fantasia.

Per avviare il progetto i bambini sono accompagnati al PARCO della TESORIERA di Torino e qui riportati ad ogni cambio di stagione, presso un grande albero carico di foglie di tutti i colori.

I bambini nei pressi dell’albero sono invitati ad entrare in relazione con lo stesso: lo esplorano, lo annusano, lo toccano e sentono la ruvidezza della corteccia, osservano i colori delle foglie, individuano la superficie delle radici uscite dalla terra, raccolgono rami, foglie e pigne, si sdraiano per terra a pancia in sù per osservarlo meglio ed esprimono spontaneamente emozioni e sentimenti.

Prima di andare via si siedono in cerchio intorno al tronco e ciascuno dei bambini rivolge ad alta voce il suo messaggio di saluto:

D……sento un rumore di foglie
A……ciao albero ti voglio tanto bene
G……albero mangio tutto
E……ti voglio bene sono tua amica
A……albero ti salutano tutti i bambini
B……ti veniamo a trovare un’altra volta
L……ti voglio bene albero
A……ciao albero

Per approfondire e dare più opportunità di esperienza ai bambini, il team di insegnanti della scuola dell’infanzia “Cavaglià” di Torino ha aderito al percorso “AMICO ALBERO” proposto dai Servizi Educativi di Palazzo Madama di Torino, attività pensata per le scuole dell’infanzia che propone la conoscenza dell’albero e la scoperta delle sue forme, dei suoi frutti e dei suoi usi mediante alcune opere esposte nel museo.

Scritto da Fulvia Di Benedetto, insegnante di scuola dell’infanzia a Torino.

Educare i bambini con le regole

06 Giu
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Scuola   |  Commenti disabilitati su Educare i bambini con le regole

bambino contentoLe regole sono utili? È la domanda che molti genitori si pongono di fronte all’educazione dei propri figli. Le regole non sono l’obiettivo finale dell’azione educativa, sono un mezzo per conseguire un comportamento civile all’interno della scuola e un comportamento etico nel vivere sociale.

In passato è prevalso un atteggiamento fortemente autoritario che portava ad agire comportamenti molto restrittivi determinati dalla necessità di dare norme e sanzioni. In altri tempi è prevalso un atteggiamento più lassista, giustificato dall’idea che la “regola” ponesse una limitazione alla creatività e spontaneità dei bambini. L’alternanza di queste fasi educative rivela l’inefficacia di entrambe, in quanto evidenzia che è lo stesso adulto ad avere difficoltà a comprenderne l’utilità.

L’adulto che educa deve sapere che utilizzare un sistema normativo non limita la libertà del bambino ma ne guida il comportamento, soprattutto nella fascia di età più bassa, quando il bambino è inesperto e richiede una guida esterna sicura. L’atteggiamento di un bambino di fronte ad una regola è quello di infrangerla per testarne l’attendibilità e mettere alla prova l’adulto, pertanto deve sapere che ad ogni regola “non rispettata” deve corrispondere una sanzione altrimenti si rischia di alimentare comportamenti sregolati e di perdere la propria autorevolezza, bisogna anche ricordarsi di rinforzare i comportamenti rispettati per favorire una progressiva autoregolamentazione del comportamento.

Il bambino spesso si trova di fronte a regole che non riesce a rispettare perchè troppo numerose, contraddittorie, incoerenti o prive di conseguenze. È utile quindi dare ai propri figli poche regole semplici e chiare, pretendendo che vengano rispettate. Educare con le regole significa quindi sviluppare una mente consapevole che ad ogni azione corrisponda una conseguenza positiva o negativa. Il bambino avrà così modo di rendersi responsabile del proprio comportamento prevedendone le conseguenze. In questo contesto l’educare con le regole si riveste di una connotazione positiva e non autoritaria in quanto il bambino apprende non solo a rispettare le norme ma anche a giocare , a parlare e a relazionarsi in base ad esse.

Scritto da Fulvia DiBenedetto, insegnante di Scuola dell’Infanzia a Torino

Giornata Internazionale dei bambini scomparsi

25 Mag
by Francesca Vottero Ris, posted in Adolescenti, Bambini   |  Commenti disabilitati su Giornata Internazionale dei bambini scomparsi

bambino che ha pauraOggi mercoledì 25 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale dei bambini scomparsi. Ogni anno, in Italia, vengono avviate circa 3000 ricerche di minori scomparsi, il fenomeno desta preoccupazione nelle Istituzioni e nell’opinione pubblica.

In prevalenza si tratta di adolescenti, soprattutto stranieri che si allontanano da istituti o comunità o di allontanamenti volontari. Bambini che diventano invisibili, di cui si parla nella cronaca fin quando non  cadono nel buio insieme alle loro famiglie e ne sono inghiottiti a volte per sempre. Se ne parla finchè ci sono speranze poi le speranze si arrestano e con sè anche l’attenzione.

La Giornata Internazionale dei Bambini Scomparsi, nacque come Missing Children’s Day nel 1983, negli Stati Uniti, per ricordare la scomparsa del piccolo Ethan Patz, rapito a New York proprio il 25 maggio del 1979. e oggi è diventato un evento mondiale.

Il fenomeno della scomparsa dei bambini è purtroppo in crescita e fuori dal controllo, ed è un problema sociale che ha bisogno di prevenzione e conoscenza ed è proprio lo scopo di questa giornata. In tutto il mondo si celebrano iniziative grazie alla Federazione europea per i bambini scomparsi e sfruttati sessualmente. In Italia sarà in prima linea il Telefono Azzurro: il 29 e 30 maggio – In occasione della Giornata Mondiale Dei Bambini Scomparsi, i volontari di Telefono Azzurro Onlus saranno presenti dalle ore 10 alle ore 19 presso il Centro Commerciale “Parco Dora” di Via Livorno a Torino nell’ambito dell’iniziativa “I mercatini dell’artigianato”. Verrà distribuito materiale informativo e di sensibilizzazione relativo all’impegno dell’Associazione nella tutela dei diritti all’infanzia e, nello specifico, al Servizio 116000 – Linea diretta per i bambini, gestita dal Telefono Azzurro.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino.

Disturbo da deficit di Attenzione/Iperattività

21 Mag
by Francesca Vottero Ris, posted in Adolescenti, Bambini, Educazione   |  Commenti disabilitati su Disturbo da deficit di Attenzione/Iperattività

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Esso include difficoltà di attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello di attività. Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. È bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla «cattiveria» del bambino.

L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali. È un problema che genera sconforto e stress nei genitori e negli insegnanti i quali si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino.

Sicuramente i genitori sono abituati a vedere come le altre persone reagiscono al comportamento del bambino iperattivo: all’inizio, gli estranei tendono ad ignorare il comportamento irrequieto, le frequenti interruzioni durante i discorsi degli adulti e l’infrazione alle comuni regoli sociali. Di fronte alle ripetute manifestazioni dell’assenza di controllo comportamentale del bambino, queste persone tentano di porre loro stesse un freno all’eccessiva “esuberanza, non riuscendoci, concludono che il bambino sia intenzionalmente maleducato e distruttivo.

È necessario che tutte le persone, che interagiscono con i bambini con ADHD, sappiano vedere e capire le motivazioni delle manifestazioni comportamentali di questi ragazzi, mettendo da parte le assurde e ingiustificate spiegazioni volte ad accusare e ferire i loro genitori, già tanto preoccupati e stressati per questa situazione.

Innanzitutto è necessario scoprire effettuando una psicodiagnosi se il bambino abbia veramente un Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) oppure se sia semplicemente irrequieto e con la testa tra le nuvole. Nessuna persona, che non sia uno specialista (ad esempio, uno psicologo o un neuropsichiatra infantile), si deve sentire autorizzata a decidere se quel bambino presenta o meno un ADHD.

Per ulteriori informazioni visita il sito dell’Associazione Italiana Disturbi dell’Attenzione e dell’Iperattività.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

Saper dire di “no” ai bambini

10 Mag
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione   |  Commenti disabilitati su Saper dire di “no” ai bambini

“L’amore incondizionato è il sentimento che i genitori provano nei confronti dei propri figli”… “l’amore con la A maiuscola non chiede niente in cambio ma dona con altruismo…” spesso leggendo frasi simili si può inciampare in errori educativi senza rendersene conto, se non si comprende l’amore ci si mette nei guai.

Sostegno ai genitoriL’amore ha due aspetti: uno consiste nella sicurezza fisica fatta di contenimento, coccole e abbracci, l’altro è il coraggio di dire “no” a qualcuno che si ama. Dire di “no” è l’aspetto educativo dell’amore che bisogna agire per aiutare il bambino nella sua crescita personale.

Il saper dire di “no” è fonte di sicurezza e contenimento per il bambino piccolo che non ha ancora imparato a confrontarsi con la realtà, a distinguere e scegliere le cose importanti, a riconoscere le proprie emozioni. Con un bel “no” al momento opportuno il bambino sentirà l’amore e la sicurezza di un confine che da solo non sa darsi.

Bisogna saper dire di “no” senza sensi di colpa e paura di far soffrire i propri figli, solo così si cresceranno dei bambini in grado di tollerare le normali frustrazioni della vita. Grazie ai “no” i bambini possono sviluppare le competenze per affrontare e sopportare la sofferenza acquisendo così anche sicurezza in sè stessi.

I genitori dovrebbero imparare a dire di “no” anche quando sono troppo stanchi per discutere, darsi l’opportunità di confrontarsi tramite una discussione con i propri figli permette di ascoltarli, capirli e aiutarli nella loro crescita…questo è in definitiva il compito dei genitori.

Scritto da Fulvia DiBenedetto, insegnante di Scuola dell’Infanzia a Torino

La dislessia nei bambini

03 Mag
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Psicologia, Scuola   |  Commenti disabilitati su La dislessia nei bambini

Il Disturbo della Lettura (definito anche “dislessia”) è uno dei Disturbi dell’Apprendimento diagnosticato di solito nell’Infanzia e nell’Adolescenza. Nei soggetti con dislessia la lettura orale  è caratterizzata da distorsioni, sostituzioni o omissioni; sia la lettura orale che quella a mente sono caratterizzate da lentezza ed errori di comprensione. Sebbene le difficoltà di lettura possano insorgere anche all’asilo, la dislessia viene di solito diagnosticata durante l’età scolare o comunque con l’inizio dell’insegnamento della lettura. La diagnosi e l’intervento precoce permettono esiti favorevoli del problema.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

 

Il Disturbo Traumatico dello Sviluppo

03 Mar
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Bambini, In evidenza, Trauma   |  Commenti disabilitati su Il Disturbo Traumatico dello Sviluppo

Il gruppo di lavoro sul trauma complesso, che opera all’interno del National Child Traumatic Stress Network, ha elaborato una nuova diagnosi per i bambini: il Disturbo Traumatico dello Sviluppo.
MaltrattamentoLa nuova diagnosi è stata formulata in base all’idea che esperienze di eventi traumatici molteplici, cronici e prolungati, come il maltrattamento infantile soprattutto di natura interpersonale e ad esordio precoce, spesso nel contesto della relazione con le figure primarie di accudimento (tipicamente i genitori), abbiano conseguenze importanti e prevedibili riguardo molte aree di funzionamento.

Traumi molteplici e cronici subiti nell’infanzia produce nei bambini e nel loro sviluppo  psicologico, fisico e cognitivo diversi effetti nocivi, tra cui:

  • disturbi dell’attaccamento, difficoltà a gestire le proprie emozioni e a regolare il proprio comportamento; da ciò deriva un’instabilità emotiva che, in fasi successive del ciclo vitale, potrà condurli a mettere in atto condotte di abuso di sostanze, disturbi alimentari, autolesionismo fisico;
  • alterazioni nell’attenzione e nella consapevolezza (o coscienza) ovvero sintomatologia dissociativa: depersonalizzazione, derealizzazione, difficoltà mnestiche. L’uso della dissociazione in età evolutiva aumenta la tendenza generale dell’individuo a sviluppare disturbi dissociativi;
  • somatizzazioni: spesso lamentano sintomi fisici, senza essere in grado di riportare una causa specifica (l’ipotesi è che le memorie sensoriali si presentino attraverso il corpo);
  • difficoltà cognitive: difficoltà nella regolazione dell’attenzione, difficoltà nel concentrarsi su un obiettivo e portare a termine un compito, difficoltà di pianificazione e nel fare previsioni rispetto al futuro, difficoltà nell’elaborazione di stimoli nuovi, difficoltà di apprendimento, problemi nello sviluppo linguistico e nell’orientamento nel tempo e nello spazio.
  • alterazioni del senso di sè: mancanza di continuità del senso di sé, disturbi dell’immagine corporea, bassa autostima, senso di vergogna e di colpa; si sentono inferiori, impotenti e non meritevoli di amore, si aspettano di essere rifiutati e disprezzati, e sono inclini a colpevolizzarsi per le esperienze negative vissute.
  • alterazione nei sistemi di significato: questi individui mostrano auto-attribuzioni negative, sfiducia nelle figure primarie, perdita di aspettative di protezione da parte degli altri e dei servizi sociali, inevitabilità della futura vittimizzazione.

Bisogna tener presente che non tutti i bambini e adolescenti esposti ad un trauma sviluppano sintomatologia post-traumatica, la psicologia dello sviluppo parla infatti di vulnerabilità nei confronti di esperienze di vita stressanti, in generale di fronte agli eventi che capitano, positivi o negativi che siano, gli individui non si trovano nelle stesse condizioni. A seconda del loro livello di sviluppo psicologico e biologico, sperimentano gli stessi eventi in maniera diversa ma è possibile affermare che il verificarsi di eventi negativi nell’età evolutiva ha una notevole influenza sul futuro adattamento psicosociale degli individui.

Dottssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino

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