fobia

Agorafobia: la paura di non riuscire a scappare

22 Lug
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia   |  Commenti disabilitati su Agorafobia: la paura di non riuscire a scappare

Ansia 4 I pazienti con sintomi di agorafobia temono le situazioni in cui è difficile scappare o ricevere soccorso; di conseguenza, essi evitano tali luoghi al fine di controllare l’ansia legata alla prefigurazione di una nuova crisi di panico. Infatti, nella maggior parte dei casi, l’agorafobia è un problema che emerge secondariamente all’insorgenza di attacchi di panico o crisi d’ansia minori; si instaura quando il soggetto agorafobico comincia ad evitare sistematicamente tutti i luoghi, le situazioni ed i contesti nei quali ci potrebbero essere ostacoli alla possibilità di essere aiutati. Tra le situazioni che più frequentemente vengono evitate da chi mostra sintomi di agorafobia si riscontrano:

  • uscire da soli o stare a casa da soli;
  • guidare o viaggiare in automobile;
  • frequentare luoghi affollati come mercati o concerti;
  • prendere l’autobus o l’aeroplano;
  • essere su un ponte o in ascensore.

Quando questi evitamenti iniziano a compromettere le attività quotidiane ed il funzionamento socio-lavorativo della persona allora si parla di agorafobia.

Talvolta, il problema è più difficile da individuare perché il soggetto non evita certe situazioni temute ma diviene incapace di affrontarle senza l’assistenza di una persona di fiducia.
L’agorafobia può essere diagnosticata all’interno del disturbo di panico con agorafobia o come agorafobia senza anamnesi di disturbo di panico. In questo ultimo caso, le crisi che il paziente evita sono caratterizzate da sintomi d’ansia tipo panico, ma senza tutte le caratteristiche dell’attacco di panico vero e proprio.
L’agorafobia è in sintesi caratterizzata da sintomi quali:

Ansia legata al trovarsi in luoghi in cui sarebbe difficile allontanarsi, fuggire oppure chiedere e ricevere soccorso, nel caso in cui si verificasse un attacco di panico o una crisi d’ansia.

Le situazioni temute vengono evitate o affrontate con molta difficoltà oppure tramite il supporto di un accompagnatore.
L’ansia e l’evitamento limitano il funzionamento socio-lavorativo del soggetto e non derivano da altri tipi di paura o fobie (evitare gli ascensori per un claustrofobico, evitare le situazioni sociali per il fobico sociale, evitare stimoli che ricordino un evento traumatico nel disturbo post-traumatico da stress).

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa torino, riceve presso studio privato in via Casalis 31 a torino.

Prigionieri dell’ansia? Si può apprendere ad accettarla e a gestirla

17 Giu
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, In evidenza   |  Commenti disabilitati su Prigionieri dell’ansia? Si può apprendere ad accettarla e a gestirla

Fonte: The New Yorke

Scott Stossel è un giornalista americano di grande successo  (attualmente è l’editore di The Atlantic), ormai sulla quarantina, che ha sofferto per tutta la vita di un disturbo di ansia acuta e che su suggerimento del suo terapeuta scrive un bellissimo libro dal titolo: “My Age of Anxiety” (2014)”, dove riporta la storia della sua ansia.  Una compagna fedelissima che non lo ha  abbandonato mai.

 

AnsiaQuando era un bambino, aveva una terribile ansia da separazione, come è cresciuto, ha iniziato ad avere la  fobia di parlare in pubblico, di volare, degli svenimenti,delle  vertigini, degli chiuso gli spazi, dei germi, del vomito e del formaggio. Di fronte a situazioni inevitabili che lo mettono  di fronte alla prospettiva di un viaggio aereo o all’ impegno di parlare in pubblico o ad  una riunione in ufficio, Stossel sperimenta il panico in piena regola: insonnia, sudorazione, vertigini, dolori di stomaco e perdita di controllo degli sfinteri. La vista di un brufolo lo fa sprofondare in un tunnel di  terrore e al suo matrimonio confessa di essere quasi svenuto dall’ansia.

Stossel è  in terapia da quando aveva dieci anni , e ha consumato un armadietto intero di psicofarmaci: Thorazine, Nardil, Prozac, Zoloft, Paxil, Wellbutrin, Valium, Librium, Xanax, Klonopin, per non parlare del consumo di alcol .  La maggior parte del suo libro è un’esplorazione scientifica della storia dell’ ansia e un resoconto  giornalistico dello stato attuale delle conoscenze mediche.

122530L’idea che l’ansia è fondamentale per la condizione umana può anche significare che la nostra vita mentale è caratterizzato da un conflitto psichico, e l’ansia è il sintomo di quel conflitto. Questo è, grosso modo, la vista psicoanalitica. E ‘quello che Freud intendeva quando, nel 1917 ,  ha chiamato l’ansia “un enigma la cui soluzione potrebbe inondare di luce l’intera esistenza mentale”. L’ansia è la caratteristica comune di tutte le nevrosi. L’ansia ha però un ruolo importante nella vita degli esseri umani. Si sperimenta ansia ogni volta che si percepisce una minaccia o un pericolo (alla propria sopravvivenza o al proprio ego, non c’è differenza); questo ci permette di prepararci ad agire prontamente. L’ansia ha quindi una funzione protettiva e preventiva, ma diventa patologica nel momento in cui non si è capaci di gestirla e l’organismo permane in uno stato di iperattivazione prolungata. Scott Stossels e tanti come lui  non hanno sconfitto l’ansia (l’autore  illustra nel libro che la sua ansia non è frutto di enigmi o problemi irrisolti ma di qualcosa di medico, di qualcosa che ha a che fare con la componente genetica) hanno imparato a conviverci e a gestirla con successo. Infatti il primo passo è quello  di accettare l’esperienza, di non combattetela. Diventa importante sostituire il rifiuto, la collera e l’odio con l’accettazione.

L’ansia fa parte degli esseri umani, è una componente genetica e combatterla è come combattere contro una parte di sé. Chi è ansioso non è malato, è particolarmente sensibile e attiva l’ansia più facilmente. L’accettazione dell’ansia è il primo di una serie di passi che possono portare a diminuire e ad interrompere  uno stato d’ansia.

Dottoressa Francesca Vottero Ris, psicologa e psicoterapeuta Torino

Ansia sociale

31 Mag
by Francesca Vottero Ris, posted in Ansia, Terapia cognitivo-comportamentale   |  Commenti disabilitati su Ansia sociale

ansia sociale, timidezza

L’ ansia sociale, anche chiamata “fobia sociale“, consiste nell’intensa paura di manifestare imbarazzo, disagio o ansia nelle situazioni in cui si è esposti pubblicamente al giudizio degli altri.

Chi sperimenta ansia sociale prova un forte disagio quando partecipa a situazioni sociali come feste, gruppi, locali pubblici… o deve svolgere attività a contatto con altre persone come parlare in pubblico, parlare ad uno sconosciuto, lavorare davanti ad altre persone…

Nella fobia sociale vi è una paura persistente di situazioni sociali o prestazioni da eseguire davanti ad altre persone. L’esposizione alla situazione imbarazzante provoca una risposta ansiosa e la situazione spesso viene evitata.
Un esempio di fobia sociale è la difficoltà a parlare in pubblico. La persona si può facilmente rendere conto che il suo timore è eccessivo continuando comunque ad evitare la situazione ansiogena.

A livello fisico le persone che ne soffrono  notano che il cuore batte più forte, la sudorazione aumenta, compare rossore sul viso, può esservi una sensazione di “testa vuota”.

La persona che soffre di ansia sociale ha di solito una bassa autostima dovuta soprattutto ad una serie di pensieri negativi che ha su di sè e sulle conseguenze della propria ansia, tende inoltre ad attuare tutta una serie di “comportamenti protettivi” come stare in silenzio, distogliere lo sguardo, non dire cosa pensa, pianificare in anticipi cosa dire, fingere interesse.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si è dimostrata molto efficace nel trattamento dell’ansia sociale.

La terapia mira, da una parte a modificare i propri pensieri negativi, dall’altra cerca di insegnare abilità per gestire al meglio le situazioni sociali.
Tali abilità prevedono, solitamente, sia tecniche per la gestione dell’ansia, sia tecniche per la gestione dell’interazione verbale.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris, psicologa a Torino