linguaggio

La balbuzie nei bambini: cosa fare?

30 Ott
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Psicologia   |  Commenti disabilitati su La balbuzie nei bambini: cosa fare?

La balbuzie si manifesta all’incirca nell’ 1 % della popolazione adulta, in ogni cultura e società. Si tratta di un disordine del ritmo della parola nel quale l’individuo sa ciò che vorrebbe dire, ma nel contempo non riesce a farlo a causa di involontari arresti, ripetizioni e blocchi nel flusso aereo.

E’ importante precisare che sebbene la balbuzie è caratterizzata da disfluenze non tutte le disfluenze sono indici di balbuzie!

Depressione nei bambiniL’età di insorgenza si colloca solitamente tra i 3 e i 5 anni ma circa l’80% dei bambini che vengono incasellati come balbuzienti, avranno un recupero spontaneo durante l’età scolare. Si tratta di una forma di balbuzia transitoria che nella maggioranza dei casi viene superata nell’arco di un anno e mezzo dall’esordio, è comunque utile che i genitori del bambino attuino degli specifici comportamenti per fare in modo che il bimbo non resti traumatizzato o colpito negativamente nella sua autostima in questi periodi di difficoltà nella parola.

All’apparire del sintomo è opportuno consultare uno psicologo per intervenire sui familiari piuttosto che sul bambino.

Tuttavia alcune disfluenze diventeranno delle balbuzie.

La balbuzie è uno dei più complessi disturbi del linguaggio, non è un fenomeno unico ma bensì determinato a diversi livelli da fattori sia fisiologici che psicologici, sia genetici che derivanti da variabili ambientali. Tutte queste concause possono giocare un ruolo importante nella balbuzie e può risultare estremamente difficile determinare a priori quale di queste sia quella prevalente.

Nei casi in cui la balbuzie è diagnosticata un disturbo del linguaggio diventa importante agire prontamente insegnando una tecnica per il controllo della balbuzie stessa anche in giovane età (o comunque prima dell’età scolare) in quanto si eviterà che le ricadute psicologiche del non poter comunicare come si vorrebbe non segnino stabilmente la personalità del bambino in via di evoluzione. Fermo restando che al più tardi dagli 8 anni è indicato un trattamento, qualora la balbuzie non accenni a diminuire stabilmente.

Logopedisti e psicologi dell’età evolutiva possono collaborare insieme per un miglioramento della qualità della vita del soggetto balbuziente: i logopedisti insegnando delle tecniche di controllo del disturbo mentre lo psicologo si fa carico delle componenti relazionali ed emotive e di riacquisizione della fiducia in se stessi.

Dott.ssa Francesca Vottero Ris psicologa Torino

 

Lo sviluppo del linguaggio

30 Ott
by Francesca Vottero Ris, posted in Bambini, Educazione, Psicologia   |  Commenti disabilitati su Lo sviluppo del linguaggio

Il linguaggio è una delle funzioni cognitive che maggiormente caratterizza gli esseri umani e che li differenzia dagli animali. Forse è proprio per questo che ogni genitore insieme ai primi passi attende il momento di sentire le prime parole del proprio bambino.

Sostegno ai genitoriGeneralmente intorno all’anno il bambino produce le prime parole che vengono usate in contesti specifici e referenziali, indicando oggetti e persone presenti e ben conosciute.

Tra i 12 e i 16 mesi l’ampiezza del vocabolario dovrebbe aumentare fino ad arrivare a circa 50 parole, successivamente intorno ai 18-24 mesi il vocabolario aumenta in maniera esponenziale per arrivare a circa 300 parole; questo fenomeno viene generalmente indicato come “l’esplosione del vocabolario”. Inoltre man mano che il vocabolario si amplia cominciano le combinazioni di più parole e si comincia a differenziare il vocabolario secondo diverse classi grammaticali.

Esiste poi un aspetto della comunicazione che non è legato alla produzione verbale ma è comunque molto importante e indicativo per il successivo sviluppo linguistico e cioè la produzione di gesti, accompagnati o meno da vocalizzazioni. La produzione di gesti, inizialmente con funzione richiestiva (avere un oggetto, un aiuto da parte dell’adulto ecc.) e successivamente dichiarativa (per attirare l’attenzione e condividere l’attenzione su di un oggetto) sono degli indicatori importanti della capacità di linguaggio che il bambino svilupperà successivamente.

È sempre molto importante avere un’attenzione particolare al linguaggio del bambino ma bisogna anche sempre considerare che per quanto riguarda il linguaggio questi range di età di acquisizione sono piuttosto ampi e spesso fino ai due anni di età è difficile stabilire se un bambino abbia una difficoltà di linguaggio o semplicemente tempi di sviluppo diversi. Esistono però degli indicatori che un professionista (psicologa dell’età evolutiva e neuropsichiatra infantile) può rilevare per trarre indicazioni sul futuro sviluppo del linguaggio e sulle possibili difficoltà (vedi anche articolo: La balbuzie nei bambini: cosa fare?).

Dott.ssa Francesca Vottero Ris psicologa Torino